17 MARZO 1861, LA RIVOLTA CONTRO GLI INVASORI SABAUDI, NEL ROMANZO "LA MALA VITA DI NICOLA MORRA"

17 MARZO 1861, LA RIVOLTA CONTRO GLI INVASORI SABAUDI, NEL ROMANZO "LA MALA VITA DI NICOLA MORRA"

17 MARZO 1861, LA RIVOLTA CONTRO GLI INVASORI SABAUDI, NEL ROMANZO “LA MALA VITA DI NICOLA MORRA”

dal romanzo LA MALA VITA DI NICOLA MORRA, di Raffaele Vescera

Passò l’inverno, aspettando il perdono sperato, di cui non v’era notizia. La primavera fu agitata dall’arrivo del capo ribelle di San Giovanni Rotondo, Francesco Cascavilla che destò subbuglio. Apprendere dalla sua voce come fossero andati i fatti della famosa rivolta suscitava l’impazienza dei detenuti che sgomitavano nella camerata carceraria per attorniarlo, seppure quello fosse in pessime condizioni e stentasse a parlare. Inseguito da una taglia sul capo aveva latitato per boschi e campagne. Raccontò che ridotto a vestire di stracci ed elemosinare cibo da pastori e massari, allo stremo s’era fermato presso una masseria a chiedere ricovero per una notte, presentandosi con altro nome e dicendosi ebanista errante. Ma i tratti signorili del giovane sconosciuto e le mani gentili nulla sapevano di legno ruvido, lime e scalpelli. Insospettito, il massaro mandò un garzone a denunciarlo ai gendarmi che sopraggiunti in tempo di notte lo arrestarono durante il sonno.

Nicola lasciò sfogare le smanie altrui prima di presentarsi a Cascavilla: <<Sono Morra, signore, per servirvi>>.

<<Vi conosco di fama, onorato>>.

<<Onore mio. So che avete combattuto come un leone, seppure dalla parte sbagliata>>.

<<Sbaglia chi difende la patria da un invasore straniero?>>

<<No, questo no, ma la buona parte del nostro popolo vuole questo cambiamento>>.

<<La mala parte, volete dire. I cambiamenti si fanno in famiglia, concordandoli pacificamente, non affidandosi a un occupante straniero che ci riduce poveri e schiavi, derubando i nostri beni. Si è mai visto nella storia un invasore che abbia prodotto il bene del sottomesso?>>

<<C’è una grammatica nelle vostre parole, non lo nascondo>>.

<<Allora, se è vero come si dice che siete sempre dalla parte del giusto, traetene le conseguenze>>.

Nicola, stretto dal logico invito: <<Ho da pensarci. Ma voi per vendetta avete massacrato i prigionieri liberali vostri paesani. Che giustizia è mai questa?>>

<<La guerra provoca i sentimenti peggiori degli uomini, dall’una e dall’altra parte. Si raccontano i nostri crimini, non quelli dei vincitori, ben più gravi. Che ne sapete voi delle torture, le fucilazioni, i massacri di donne e bambini operati dai bersaglieri, tutto ciò non suscita forse odi e rancori? Ci chiamano reazionari, sanfedisti, feroci briganti, ma chi ha scatenato questa guerra? Non certamente noi delle Due Sicilie che, vivendo felici nei nostri confini, non abbiamo mai mosso guerre e aggressioni verso alcun popolo vicino, conservando rapporti pacifici con i paesi della fredda Europa e del caldo Mediterraneo. Eravamo uno stato in progressiva evoluzione, economica e civile. Questa finta rivoluzione imposta dai Savoia è la nostra rovina. Il popolo si è rivoltato in tutto il Regno contro gli invasori, nelle Calabrie, nelle Puglie, in Basilicata, negli Abruzzi, in Molise, nell’Irpinia e nella Terra di Lavoro. A parte Napoli e Sicilia dove, non bastando l’esercito piemontese e la guardia nazionale dei proprietari per fermarlo, è tenuto a bada anche da camorristi e picciotti, asserviti al nuovo potere. Oggi, 17 marzo, proclamano l’Unità d’Italia, ma i popoli uniti con l’inganno e con il sangue non saranno mai tra loro uguali e vanno incontro a inevitabili sventure, poiché il conquistatore vive calpestando il conquistato>>.

<<È sera, vado a dormire>> Chiuse Nicola, buttandosi sulla branda dove, fino al sopraggiungere del sonno, restò a riflettere, occhi aperti, inquietato dalla domanda cui non trovava risposta: “allora, per chi cazzo ho combattuto?” Per quanto cercasse alibi e controdeduzioni per smentire le parole di Cascavilla non ne veniva a capo. Il quesito si risolveva solo dando ragione agli argomenti dell’altro.

All’alba, fu svegliato da un trambusto di rumori di ferri all’esterno del carcere e di invettive minacciose urlate contro Cascavilla. Comprese quanto accadeva, una turba di signori liberali provava a sfondare la porta per trucidare il capo ribelle. In piedi, si pose  a capo dei detenuti disponendoli a testuggine, a protezione di Cascavilla: <<La vita è un diritto di tutti, non ammazzerete nessuno davanti ai miei occhi>> urlò, sbarrando la porta  della cella ai vendicatori, impedendo loro di perpetrare il massacro.

 

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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