840 MILIARDI SOTTRATTI AL SUD, UN BOTTINO CHE IMPOVERISCE SIA IL DERUBATO CHE IL LADRO

840 MILIARDI SOTTRATTI AL SUD, UN BOTTINO CHE IMPOVERISCE SIA IL DERUBATO CHE IL LADRO

840 MILIARDI SOTTRATTI AL SUD, UN BOTTINO CHE IMPOVERISCE SIA IL DERUBATO CHE IL LADRO

di Marco D’Alessandro

Se si vuole diventare una delle locomotive d’Europa e non un vagone della Germania bisogna colmare, dopo 160 anni, finalmente, il divario economico e infrastrutturale tra il Nord e il Sud.

La bontà delle nostre istanze è oramai certificata da enti di comprovata attendibilità (tra i tanti l’Eurispes che certifica che al sud sono stati sottratti 840 miliardi in 17 anni, e la Svimez), la cosa che ci rincuora ancora di più è che anche partiti di levatura nazionale (certo nella frenesia della campagna elettorale per le regionali) iniziano a parlarne, copiando abbastanza fedelmente, una parte di quanto da noi sostenuto da sempre sui media e con attività in strada tra la gente. Certo è che i partiti che adesso parlano dei nostri stessi argomenti restano comunque ancorati alla vecchia logica nordcentrica poiché i rappresentanti di tali partiti, eletti nei territori del nord, non arretrano di un millimetro e non mollano un euro portando avanti con pervicacia il loro scellerato progetto di depauperamento delle risorse destinate al Sud per sperperarle malamente nei territori del nord Italia (l’ultima notizia in ordine di tempo riguarda la strada pedemontana in Veneto, costata il doppio di quanto previsto e oramai considerata addirittura dannosa per i territori che attraversa).

Quello che sfugge purtroppo ai più, miopi e disattenti, è che un atteggiamento predatorio, come quello attuato dal Nord nei confronti del Sud, rallenta e impoverisce (anziché arricchire) l’Italia tutta. Come dichiarato da due autorevolissimi economisti, Alberto Quadrio Curzio, presidente emerito della Accademia dei Lincei e Marco Fortis (già consigliere d’amministrazione della Rai), l’Italia potrebbe essere uno tra i paesi più ricchi d’Europa, al fianco addirittura della Germania. Certo al momento la Germania è ancora molto distante, visto che le misure economiche per riequilibrare il divario tra est e ovest, che l’hanno portata a divenire la locomotiva d’Europa, sono partite immediatamente dopo la caduta del muro di Berlino. In Italia invece siamo fermi a 160 anni fa. Il problema italico infatti ha radici lontane; dopo “l’unità d’Italia” si è solo pensato a svuotare il Sud a beneficio del Nord. Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti: dal Sud ad esempio, negli ultimi 16 anni, sono partiti (o meglio sono stati costretti a partire per lavoro) oltre un milione di residenti di cui circa la metà giovani tra i 15 e i 35 anni e di questi un quinto laureati (fonte Svimez).

Questo problema è conosciuto in Europa; il Parlamento europeo infatti, ha più volte richiamato l’Italia, per i mancati versamenti in abbinamento a quelli europei, dei fondi previsti per colmare il divario nord/sud, ed è anche a conoscenza dell’Italia stessa (così come dichiarato da Carlo Triglia, sociologo e già ministro per la coesione territoriale nel Governo Letta): la situazione interna è un unicum in Europa, sia per la consistenza e sia per la durata del divario (in Germania il divario tra la parte est e quella ovest è stato portato ad un livello più che accettabile, per merito di continui versamenti finanziati dalla tassa sui redditi denominata Solidaritätszuschlag, dello stato centrale in poco più di 30 anni).

Secondo Triglia, il sud sarebbe già collassato sotto i colpi dei continui furti di risorse e spesa pubblica, se non ci fossero stati due “ammortizzatori” e cioè l’economia in nero (fonte reportage FQ Millenium) e appunto la succitata emigrazione massiccia. Purtroppo per le popolazioni del sud, nessun ammortizzatore è stato messo in atto per frenare la caduta dei servizi pubblici essenziali: a Milano per dire, trovano posto negli asili nido 36 bambini su 100 mentre a Napoli solamente 11 su 100. Se analizziamo il fronte dell’occupazione, nelle 3 province del sud che godono di miglior “salute” (L’Aquila, Teramo e Chieti) ci sono meno possibilità che nelle tre province settentrionali (Novara, Rimini, Imperia) messe peggio (fonte: Il Fatto Quotidiano).

In definitiva, se si vuole diventare una delle locomotive d’Europa e non un vagone della Germania, afferma Peppe Provenzano ministro per la Coesione, dobbiamo intraprendere un’altra strada e colmare dopo 160 anni, finalmente, il divario economico e infrastrutturale tra il Nord e il Sud.

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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