ABBIAMO BISOGNO DEL TUO AIUTO, GENTE DEL SUD

ABBIAMO BISOGNO DEL TUO AIUTO, GENTE DEL SUD

ABBIAMO BISOGNO DEL TUO AIUTO, GENTE DEL SUD

di Daniele Quarta

Lo chiamiamo senso civico e tutti vorremmo che fosse elevato e diffuso. Sappiamo che esso guida chi potrebbe essere di aiuto, ad avere un comportamento giusto ed umano nelle situazioni critiche. Sappiamo che ogni imposizione o legge o obbligo può al massimo accompagnare una persona ad avere un comportamento adeguato, ma proprio perché imposto, sarà solo temporaneo, non nostro. Tutt’altra cosa sarebbe far nascere nelle persone un’intenzione profonda e forte, capace di indurle a quello stesso comportamento in modo vero e duraturo. Lo chiamiamo senso civico, ma forse in fondo non sappiamo esattamente né cosa sia né dove si possa ricercare.

È l’eterna storia di chi si affanna invano a cercare all’esterno l’agognata verità. E dopo non trovandola, si ostina a cercare sempre fuori colpevolezze per quella ricerca risultata infruttuosa. Eppure, la storia ha già mostrato innumerevoli volte, chi è colui che sa osservare e proprio per questo sa trovare. Chi è colui che volgendosi a noi inascoltato, sarebbe disposto ad insegnarci come fare, proprio come fece quello sciamano di un gruppo di indigeni americani, l’unico sulla spiaggia a scorgere le caravelle di Colombo.

Pare che non sia servito a molto. Noi imperterriti continuiamo a cercare fuori quel che si nasconde dentro e proseguiamo a scorgere effetti, che fatalmente scambiamo per cause. Quando poi arrivano i momenti critici, quando osserviamo che la dama nera di un contagio bussa alle porte degli altri, allora organizziamo la nostra difesa sempre al di fuori di noi. Cominciamo ad alzare dei muri, un cerchio di muri. Noi lasciamo al di là di essi il problema, la crisi, il nemico. Al di qua di quel cerchio siamo al sicuro, il pericolo è fuori non può toccarci. Può essere drammatico quanto si vuole, è vero, ma non riguarda noi, è lontano, è fuori, non è nel nostro paese. Anche se vediamo la dama nera muoversi e avvicinarsi, noi abbiamo la nostra soluzione: cominciamo a stringere il cerchio. Quindi, Il pericolo è ancora fuori, è lontano, non può toccarci nella nostra regione, che poi diventa “non può toccarci nella nostra città”, “nel nostro quartiere”, fino a “nel nostro palazzo”, “nella nostra casa”. È l’illusione che la vita vera sia il nostro salotto e che tutto il mondo fuori, noi compresi, sia un documentario in TV.

Facciamo tutto questo solo per difenderci. Si riesce ad essere nemici, divisivi, persino anche razzisti per difenderci. Ma difenderci da cosa? Innanzitutto, dalla nostra paura di sentirci impotenti. Lì fuori c’è un nemico che non riusciamo a vedere, ma che sicuramente sarà soverchiante. E poi, a pensarci bene, anche la paura di non valere poi tanto, se continuiamo ad essere inermi rispetto alla ineluttabilità del destino. Sì, perché la vita non dipende da noi, possiamo influenzarla è vero, ma solo marginalmente. Le cose importanti e gravi capitano per cause esterne, il più delle volte ignote e noi siamo qui solo per subirle. Ah, Se solo potessimo scovare il responsabile di tutto questo…!

Ora la dama nera è arrivata nelle nostre regioni Meridionali. Vero, falso o prematuro che sia, è suonata l’ultima campana, si sono spente le luci e il sipario si è alzato: tocca a noi entrare in scena.

Eravamo seduti al bar del paese, ascoltando notizie e meditando silenziosi. Quando ci hanno chiamato per la mattina del giorno dopo. Ora il sole si è levato, il suono famigliare della campagna è arrivato attraverso le persiane, e ci siamo alzati con lentezza. Quella pacatezza, forse un po' sfrontata, di chi ha sulle spalle una saggezza distillata lentamente, da un vissuto secolare di dolore e di bellezza. Siamo qui ora, ancora una volta, allargheremo le braccia alla vita, noi che siamo parte di essa. Non ci sono muri elevati nella nostra terra, e non conosciamo stretti confini al nostro orizzonte. Siamo nati davanti a mare ed abituati fin da bambini ad avere di fronte l’infinito.  Adesso ci siamo anche noi, con la nostra compassione e la nostra capacità. Siamo gente capace di essere attori nella risoluzione del problema, capaci di offrire finanche il nostro corpo all’ultimo capriccio della vita. Forse saluteremo qualche nostro amico abbracciandolo per l’ultima volta, ma alla fine, come sempre, sapremo accompagnare la dama nera fuori dalle nostre terre, per il suo ultimo viaggio.

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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