ALTA VELOCITA’ ITALIANA: UN VERGOGNA EUROPEA

ALTA VELOCITA’ ITALIANA: UN VERGOGNA EUROPEA

ALTA VELOCITA’ ITALIANA: UN VERGOGNA EUROPEA

di Francesco Vito Tassone

Riproviamo con una mappa. La politica miope della De Micheli dietro un apparente attivismo “pro territori di elezione” è sempre più pericolosa per l’Intero paese, e rischia di somigliare sempre di più al caso di quel marito che si taglia i gioielli di famiglia per fare un dispetto alla moglie. Se torniamo al 1973 e poi al 1986 vediamo come con l’ingresso nell’Unione Europea ha rappresentato per territori poverissimi come Irlanda, Portogallo e Spagna un vero acceleratore di progresso. Proprio la Spagna per popolazione, geografia e specializzazione economica rappresentava il gemello diverso del sud Italia. Con la differenza che nel 1986 il gemello ricco e benestante con tutti i suoi problemi era il sud Italia.

La Spagna dal 1986 ha di fatto quadruplicato il suo PIL passando da paese povero ad uno dei maggiori contributori della crescita economica dell’Eurozona. Nel frattempo, il sud Italia nello stesso periodo (causa anche COVID) oggi ha il triste primato al mondo, di unica aerea che nello stesso periodo di tempo praticamente non è cresciuta in termini di PIL nominale. Cosa è andato storto. Torniamo all’immagine della De Micheli per cogliere le opportunità di crescita oggi. La Spagna forse la più federale delle nazioni europee (Con parlamenti di macroregione che legiferano anche sulla lingua ufficiale da adottare) si è comportata da nazione pragmatica offrendo al mercato interno e mondiale il meglio dei suoi territori, e puntando come primo obbiettivo quello di modernizzare le aree più depresse del paese. La prima linea dell’AVE alta velocità spagnola che raggiunge i 310 km/h è stata aperta nel 1992, a soli 6 anni dall’ingresso nella EU. E non è servita ad unire Madrid a Barcellona le 2 città più ricche. Ma Madrid a Cordoba e Siviglia. Il secondo territorio più povero di Spagna (ma molto popoloso) l’Andalusia con la capitale. La linea Barcellona Madrid è stata ultimata nel 2008 dopo ben 16 anni. Il motivo non è per pietismo, buonismo ma per un motivo semplice, il potenziale di crescita maggiore si ha nelle aree più sottosviluppate. Questo perché l’impatto di un euro investito è molto maggiore. Oltretutto investire nelle aree sottosviluppate ha un doppio effetto, migliora in tenore di vita delle stesse ed aumenta allo stesso tempo il mercato di riferimento delle aree sviluppate che crescono di più.

In Italia nel 1939, sulla Firenze-Milano, un ETR 200 “testa di vipera” raggiunse i 203 km/h e completò la tratta con una media di 165 km/h, ottenendo un record mondiale. Bene nel 2020 i nuovi progetti (non le attuali linee) per il sud. Napoli Bari e Napoli Reggio prevedono le stesse velocità medie.  Cosa è andato storto in Italia. Prima di tutto una narrazione mediocre è provinciale che dal 1992 si è inventata la barzelletta di una questione settentrionale. L’analfabetismo funzionale che vede prima l’Italia in Europa della differenza tra percezione e realtà. La follia che fa sì che le popolazioni di intere regioni pensino che a sud, che presenta i record europei di emigrazione e di povertà assoluta, si vive bene, senza lavorare di parassitismo al nord, che poi sono gli stessi a pensare che siamo invasi da africani che vivono in hotel a 5 stelle con 30 euro al giorno nostri.

Confondendo le colpe individuali di una classe politica locale mediocre (nella maggior parte dei casi però nominata da capi partito che stanno altrove) con la colpa di intere popolazioni. Ma soprattutto il sospetto che viene è quello di un cinico calcolo di politici mediocri, coscienti del fatto che grazie all’attivismo smodato per determinati territori è più facile riciclarsi a fine carriera, magari in qualche partecipata. E chi meglio dei territori ricchi posso offrire questo benefit. Il risultato però è la seconda immagine che non sembra preoccupare ministri di “sinistra”. Nelle prime 8 regioni europee per rischio povertà delle popolazioni ben 3 sono italiane. Ma attenzione per popolazione nessuna delle regioni non italiane supera il milione di abitanti. Noi solo nelle prime 2 del podio abbiamo 11 mln di persone e con la Calabria arriviamo a 13mln. Più del totale degli altri. Regioni in cui si vive così bene che lo Stato ha deciso di non investire più neanche per fornire i servizi essenziali e che vedono coinvolta una popolazione maggiore del totale degli altri. Ma l’opinione mainstream di alcune regioni e di gran parte dei giornali, è che questi non sono problemi, tant’è che abbiamo regioni dove fa cappotto un ex ministro dell’agricoltura, che come principale risultato ottenne di distogliere 7 mld di finanziamenti alla 106 Ionica, la strada più pericolosa d’Europa per pagare le multe delle quote latte degli amici.

 

 

Michele Dipace

Michele Di Pace

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