ASSALTO A DRAGHI, TUTTI LO VOGLIONO. MA IL SUD DOV’È?

ASSALTO A DRAGHI, TUTTI LO VOGLIONO. MA IL SUD DOV’È?

ASSALTO A DRAGHI, TUTTI LO VOGLIONO. MA IL SUD DOV’È?

di Raffaele Vescera
Et voilà, la magia è fatta, il drago se li sta pappando tutti i topi della politica italiana che in lui vedono il salvatore, il nuovo messia sceso sull’italica terra per ripetere il miracolo della distribuzione dei pani e dei pesci. Con 209 miliardi c’è da magnare per tutti, e tutti lo vogliono il principe dell’economia Draghi. A parte la Meloni, nel timore di essere messa alla porta del palazzo da un preventivo niet. Dopotutto, quale apporto potrebbe dare la signora, nostalgica del cattivo tempo che fu, a un governo tecnico, se non quello dato a Monti, di cui ha votato le peggiori riforme?
Gli altri? Tutti “responsabili”. Sì scontato e incondizionato del Pd, organico al Partito Unico del Nord. Sì uguale dello sfasciacarrozze Renzi d’Arabia che, dopo aver rigettato pretestuosamente Conte, è pronto ad andar con tutti, Franza o Spagna purché se magna. Sì dei centristi Calenda e Bonino, che poco hanno da dire se non le menate confindustriali milanesi, mascherate da diritti civili. E sì anche dall’impresentabile Berlusconi, fino a Liberi e Uguali, unico partito che si spinge a porre ottime condizioni, quali il no all’abolizione del reddito di cittadinanza e il no alla Lega e alla sua ingiusta Flat Tax. Peccato che, alla pari degli altri, non dica un no all’ennesimo immane scippo al Sud che le regioni del Nord si preparano a fare.
Dal destro duo Fontana-Zaia al duo sinistro Bonaccini-Zingaretti, tutti concordi nel fottersene della condizione posta dall’Europa nell’elargire i 209 miliardi di Euro del recovery: ridurre lo spaventoso divario del Mezzogiorno, artatamente creato dallo Stato italiano per arricchire solo il Nord. E le regioni già ricche avanzano l’assurda pretesa che sia data loro per intero l’enorme somma, da spendere tra opere superflue in un territorio già super-fornito e solite mazzette. A danno di un Sud lasciato privo del necessario.
Dopotutto, dato per scontato il suprematismo nordico della destra, il vizio della sinistra italiana, piddina o meno che sia, è quello di ignorare le ragioni del Mezzogiorno, giustificandosi con il mantra massonico-borghese che denunciare le discriminazioni economiche e sociali, da sempre praticate dallo Stato italiano, metterebbe a rischio "l’unità nazionale”. Intanto, l’ingiustizia e la disuguaglianza continuino, anche per volontà dei “Liberi e Uguali”. E chi s’azzarda a parlare di Sud venga bollato quale “sudicio sudista” e borbonico. Così, se fossero ancora vivi, avrebbero accusato di essere Gramsci, Salvemini, Nitti e altri grandi liberali e socialisti, puntuali nel denunciare la vergogna della Questione meridionale.
Che dire del sì incondizionato del M5S, che accetta anche Berlusconi e Lega (nord), e come sola condizione chiede di tener conto della decaduta maggioranza del governo Conte, escluso Di Battista che non vuol sentir parlare di mister B. Sì anche da Giuseppe Conte, con un signorile “non creerò ostacoli a Draghi”. Infine, sì incondizionato persino del cazzaro condannato per razzismo antimeridionale, Salvini che, al grido imperituro di “Prima il Nord”, già fa i nomi dei suoi ministri, assaporando di nuovo il piacere di contare nel governo, contare gli sghei per orientarli verso la sua Padania.
Ma che quella montagna di miliardi sia stata data all’Italia, nella misura del 70%, ovvero 145 miliardi, per ridurre il divario del mezzogiorno non gliene impipa a nessuno, uniti nell’egoistico mantra dei soldi sporchi e maledetti, purché in mano loro. Tutti insieme nel coro del “far ripartire l’Italia”, fottendosene della elementare verità che senza il Sud il paese è destinato a fare lo schifo che fa da molti anni: ultima per crescita in Europa. Un Paese che ha due locomotive e ne usa una sola per mettersi in tasca i soldi del carburante da dare all’altra tenuta ferma, non è solo avido, è scemo originale, come dicono nella mia Puglia.
Che farà Draghi? Se saprà resistere all’assalto della carovana o meno, si vedrà. Speriamo tenga conto del mandato di giustizia affidatogli dall’Europa, cominciando dall’ascoltare i presidenti delle regioni meridionali, finalmente uniti dopo mezzo secolo nel rivendicare quanto spetta per legge al Mezzogiorno.
Da parte nostra, Movimento per l’Equità Territoriale, insieme ai molti che amano giustizia ed uguaglianza, non daremo tregua a nessun governo finché lo stato italiano non la smetta di considerare gli abitanti del Sud e delle aree interne cittadini di serie B.
*direttivo nazionale M24A-ET
Raffaele Vescera

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