BAGNOLI, LE POSSIBILITÀ E LE BUONE PRASSI CHE LA CARFAGNA NON VUOL VEDERE, MENTRE SI PREPARA AGLI STATI GENERALI.

BAGNOLI, LE POSSIBILITÀ E LE BUONE PRASSI CHE LA CARFAGNA NON VUOL VEDERE, MENTRE SI PREPARA AGLI STATI GENERALI.

BAGNOLI, LE POSSIBILITÀ E LE BUONE PRASSI CHE LA CARFAGNA NON VUOL VEDERE, MENTRE SI PREPARA AGLI STATI GENERALI.

di Antonio Picariello*

La ministra per la propaganda del Sud è impegnata a pubblicizzare su tutti i giornaloni gli inutili Stati Generali del 23 e 24 marzo. Due giorni di dibattito sul futuro del Mezzogiorno, una consultazione pubblica che verrà aperta dal prevedibile discorso di circostanza di Draghi e chiusa dall’altrettanto prevedibile relazione del ministro dell'Economia Franco. In mezzo il nulla, organizzato in un dibattito incentrato, dice la ministra a La Stampa, su “più progettualità e meno conflittualità e rivendicazionismo”, come a dire che finora dalle nostre parti abbiamo dormito ed è ora di “rimboccarsi le maniche” secondo la più idiota delle rivendicazioni nordiche. Chiederà a tutti, la ministra, progetti, idee e priorità. Li chiederà a Bankitalia, Istat, Ragioneria generale dello Stato, Agenzia per la coesione territoriale, i governatori del Sud, i sindaci delle grandi città, amministratori di piccoli Comuni, Pippo, Pluto e Topolino. Otto tavoli tematici per una mega abbuffata di parole sterili, inutili e inconcludenti dove ognuno esprimerà ciò che occorre al proprio orticello in mancanza di una visione strutturata del Mezzogiorno che la ministra, promotrice e organizzatrice di questo evento, sicuramente non ha e non troverà. Eppure bastava guardasse poco più in là del suo naso per trovare un esempio, tra le mille certezze di ciò che al Sud occorre, di quella progettualità di cui sora Mara tanto ciancia.

Bagnoli e la sua area ex Italsider. 26 anni di spechi, una bonifica mai fatta, opere realizzate dal 2011 e mai inaugurate, una società di trasformazione urbana fallita, sono solo gli ultimi risvolti di una vicenda della quale a livello centrale i governi italiani non hanno mai voluto farsi carico, demandandola sulla carta alla regione al fine di spostare le voci di bilancio inerenti, da Roma a Napoli. Eppure una soluzione efficace ed economica sembra essere sempre stata a portata di mano, sebbene nessuno l’abbia mai presa in considerazione. L’ha ri-proposta la Fondazione Oceanus Onlus: un Polo Fieristico all’interno di un grande parco urbano che preveda anche spazi per attività di svago e tempo libero, raggiungibile con nuove vie del mare capaci di mettere in comunicazione l’area di Bagnoli con l’area portuale della Città di Napoli. Un progetto che non prevede la bonifica dell’area, ma individua nella semplice messa in sicurezza la soluzione più corretta, sicura, economica e rapida. Come, del resto, già ebbe a dimostrare il professor Benedetto De Vivo durante il dibattimento processuale e come altresì dimostrano le esperienze su scala ampiamente maggiore praticate negli Stati Uniti e nella più vicina Ruhr tedesca. Quest’ultima, in particolare, affetta dalla stessa tipologia di inquinamento di Bagnoli, attraverso la messa in sicurezza è stata trasformata in un parco pubblico con milioni di visitatori all’anno e con una spesa sostanzialmente pari alla cifra sperperata a Bagnoli, fino al 2012. Una domanda alla ministra: potrebbe invitare Oceanus Onlus agli Stati Generali del Mezzogiorno ed inserire Bagnoli tra i progetti del Recovery Plan?

*M24A ET - Campania

Antonio Picariello

Antonio Picariello

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