BORBONE E SAVOIA, QUESTIONE MERIDIONALE IRRISOLTA E DIVARIO NORD-SUD

BORBONE E SAVOIA, QUESTIONE MERIDIONALE IRRISOLTA E DIVARIO NORD-SUD

BORBONE E SAVOIA, QUESTIONE MERIDIONALE IRRISOLTA E DIVARIO NORD-SUD

(Lettera al direttore della Gazzetta del Mezzogiorno)

Gentile Direttore,
ho letto con attenzione sulla Gazzetta l’intervento di Beniamino Piccone e la replica del presidente del Movimento Neoborbonico, Gennaro De Crescenzo.
Mi è sembravo davvero eccessivo, da parte di Piccone, lodare lo storico Emanuele Felice e dare del demente a “chi invoca i Borboni”. Anche perché come da sempre, puntualmente ma inutilmente, chiarisce Gennaro De Crescenzo il Movimento Neoborbonico non aspira al ritorno dei Borbone.
Concordo con Piccone che ignorare costa, proprio perché continuare ad tralasciare che il Movimento Neoborbonico, a cui non appartengo pur essendo legato da amicizia al suo presidente, ha prettamente finalità culturali di tutela del Mezzogiorno e di rivisitazione di una storia agiografica risorgimentale sabauda che ha generato non pochi quanto deleteri luoghi comuni, ha semplicemente dell’assurdo.
Ritenere il termine “borbonico” ancora nella sua accezione impropriamente negativa, a chi giova oggi?
Chiaramente ad evitare il confronto tra due dinastie, i Borbone e i Savoia; un confronto utile e tutto a vantaggio dei Borbone, se non vogliamo ripercorrere il cammino della storiografia ufficiale liberale sabauda. Una storiografia che ha avuto il proprio senso nell’oscurare l’esistenza di una Questione Meridionale nata dal processo unitario; Questione Meridionale che ha ragione di esistere se il divario nord-sud si accresce e diventa sproporzionato dopo l’unità d’Italia, a causa di politiche governative, prima sabaude poi democratiche, ben precise e documentate.
Gennaro De Crescenzo, intellettuale fine, cita al di là della retorica sabauda storici ed economisti di tutto rispetto quali Daniele, Malanima, Fenoaltea, Ciccarelli, Tanzi, Collet, Davis, aggiungerei Di Rienzo e Pastorelli dell’Università “La Sapienza” di Roma; non ignorabili da chi affronta la storia non per “celebrare il passato ma per presentarlo” con documenti certi e attendibili.
Il divario nord-sud è stato creato dopo l’unità d’Italia e la Questione Meridionale, tuttora irrisolta perché rimessa continuamente in discussione, è il frutto di questo divario e il perdurare di essa è la conseguenza della subalternità, già chiarita un secolo fa da Gramsci, della classe dirigente meridionale alle direttive di una politica italiana da sempre concentrata sulle istanze di sviluppo socio-economico dell’area nord del paese, generando arretratezza, sottosviluppo, emigrazione nel Mezzogiorno e sancendo la divisione netta tra le Due Italie. L’ancorarsi ancora oggi alle tesi di una storiografia ufficiale liberale ha il preciso significato di voler sfuggire a questa responsabilità.
La tesi del malgoverno borbonico, come sostenuto già 50 anni fa dal mai abbastanza citato accademico dell’Università di Bari Tommaso Pedio, non regge e non giustifica i governi che si sono succeduti dopo l’unità per aver voluto e ottenuto un paese diviso.

Michele Eugenio Di Carlo

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