BREVE CRONISTORIA DI UN PAESE CHE AVREBBE POTUTO E NON HA VOLUTO

BREVE CRONISTORIA DI UN PAESE CHE AVREBBE POTUTO E NON HA VOLUTO

BREVE CRONISTORIA DI UN PAESE CHE AVREBBE POTUTO E NON HA VOLUTO

di Alfredo Falletti*

Se è vero che “siamo in base a quel che siamo stati”, la subalternità del Sud in ogni campo (economico, sociale, culturale, infrastrutturale, ecc.) ha visto due fasi distinte il cui confine lo si potrebbe individuare nel secondo conflitto mondiale. La prima fase vide la conquista del Sud da parte di una nazione straniera senza che questa avesse dichiarato guerra all’altra, ponendola tra le nazioni che abbiano compiuto gli atti più infamanti che passano alla storia – si considerino il vile attacco giapponese a Pearl Harbour; l’invasione dei Paesi Bassi neutrali compiuta dai nazisti per aggirare la Linea Maginot; l’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein ed altri disonorevoli e vili atti consegnati ai posteri dalla storia.

Tale ignobile atto costituisce la genesi di ciò che, si determinò subito dopo la fine della seconda guerra mondiale: infatti se l’occupazione del Sud aveva l’imprimatur falso e coercitivo dell’avvoltoio Cavour, con la nascita della Repubblica Italiana e con la promulgazione della Costituzione si sancì la definitività di uno statu quo “democratico” pret a’ porter ma equo e solidale quando di convenienza del potere; uno statu quo legittimato davanti al mondo che, tuttavia, dietro a questi fondali da palcoscenico d’avanspettacolo si sanciva la definitiva ed ufficiale sottomissione del Sud.

Il sigillo a tale stato di cose fu il paravento chiamato “Costituzione”, uno tra i documenti fondativi di una nazione tra i più belli al mondo ma tragicamente quanto dolosamente disattesi al punto d’aver determinato un sistema istituzionale gravemente inadempiente in ordine ai diritti ma addirittura alibi inoppugnabile per il “sistema di potere” in ordine ai doveri di cui il popolo fosse destinatario.

Con questa sorta di venefica panacea si instaurò un sistema volutamente discriminatorio; con una politica talmente divisiva della popolazione che la strategia del “dividi et impera” di Cesare risulta un espediente dilettantesco.

Basti pensare che il famigerato “Piano Marshall” avviato nel 1948, proprio ai primi passi della Repubblica, vide attribuito nella realtà al Sud soltanto il 15%, un 20% finì gestito da prestanomi ed amici degli amici che di meridionale avevano solo la facciata ed il 85% venne distribuito al nord, soprattutto nelle mani di quegli industriali “dalla nuova verginità per grazia ricevuta” che solo otto anni prima spinsero Mussolini alla guerra (così da garantirsi le commesse di forniture militari di bassissima qualità e tragicamente obsolete rispetto agli equipaggiamenti tedeschi ed inglesi) seguiti a ruota da quei miserabili politicanti e gerarchi sbavanti che si sono arricchiti a dismisura con tangenti e appalti di ogni genere.

Il Sud sconfitto due volte.

Nessun governo e nessuna opposizione volle anche solo provare a far tornare sui suoi passi quella che con tono ampiamente inflazionato quanto improprio venne denominata “Questione Meridionale” trattandosi nei fatti di una Questione settentrionale perché era da lì che si originava la…questione.

Da lì e da quella formazione politica che indifferentemente che fosse di centro, di destra o di sinistra aveva fatto alcunché a parte soporiferi e truffaldini sproloqui nelle tornate elettorali insieme a ventilate e miracolistiche riforme. Tutti allineati con ricette da panacea e tutti vaporizzati al momento di realizzare quanto promesso, pronti a votare proni ed in assoluto silenzio ogni atto che la segreteria, padrona assoluta, indicava di votare. Il comune denominatore era l’esponenziale costituirsi di privilegi per il nord ed il continuo erodersi di quel poco che veniva destinato al Sud prima che venisse rapinato e destinato ai poveri ricchi del nord così generosi di voti e tangenti.

Ed ecco che, a fronte di aspre battaglie politiche per il predominio, spostando il punto di osservazione, si delinea la realtà politica di questo Paese: il Partito Unico del Nord che lascia ai propri ascari locali una ciotola di potere ed una seggiola sgangherata e tutto il potere da esercitare localmente a piacimento, ma con il patto di non interferire nel “gioco del grandi” anche se questo possa comportare il saccheggiare la loro terra ed impoverire il loro popolo.

“Mutu cu sapi ‘u jocu” e avanti così da ottant’anni.

Nei fatti, quel che al momento della creazione della Repubblica avrebbe potuto far vedere le prime luci di un futuro di equità e di solidarietà venne lasciato nelle tenebre di un continuo disfacimento sociale, culturale, economico, strutturale.

Ed eccoci al tempo attuale: si potrebbe pensare che in questi ottant’anni in cui la Germania ha investito migliaia di miliardi dal 1989 per cercare di portare la DDR al livello della Germania Federale e ancora oggi tale operazione è in corso; anni in cui addirittura il VietNam ha cercato di cancellare le tracce di dieci anni di guerra devastante arrivando ad ottenere cooperazione ed aiuti dagli USA per risollevare le sorti di un Paese in ginocchio ma unito, si potrebbe pensare, quindi che il nostro Paese abbia fatto in modo di aiutare il sud Italia cercando di equipararlo al nord per servizi, infrastrutture, scuole, sanità…

Negli ultimi venti anni al Sud sono stati saccheggiati quasi mille miliardi come dimostrato da documenti ufficiali di Eurispes e SviMez; la Cassa per il Mezzogiorno è stata incassata per il 75% da aziende del nord, la sola Sicilia, con la complicità e correità di impresentabili amministratori di cui vergognarsi è stata truffata con un accordo da “quattro castagne” per citare un grande giornalista che qualche improvvido politicante ha definito “intellettualmente disonesto” perché scomodo ed intellettualmente ineccepibile…

Siamo giunti ai nostri giorni in cui ogni ritegno è scomparso ed ogni dignità è stata calpestata; razzismo ed antimeridionalismo segnano l’apice della disgregazione fino al fenomeno paradossale del collaborazionismo.

Fenomeni generati da un’ignoranza senza precedenti ed un clientelismo a dir poco criminale. Ma ogni cosa ha un inizio, una vita ed una fine ed in quel momento la memoria si risveglia; gli animi si accendono e la consapevolezza viene a reclamare il dovuto…

*M24A-ET, SICILIA

 

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

Related Articles

Leave a Reply

Close
Close

Please enter your username or email address. You will receive a link to create a new password via email.

Close

Close