CARO PRESIDENTE MATTARELLA, LA FRATTURA TRA NORD E SUD IN ITALIA ESISTE E I RESPONSABILI HANNO NOME E COGNOME

CARO PRESIDENTE MATTARELLA,  LA FRATTURA TRA NORD E SUD IN ITALIA ESISTE E I RESPONSABILI HANNO NOME E COGNOME

CARO PRESIDENTE MATTARELLA, LA FRATTURA TRA NORD E SUD IN ITALIA ESISTE E I RESPONSABILI HANNO NOME E COGNOME

 

di Michele Eugenio Di Carlo*

 

Caro Presidente Mattarella,

ieri, in occasione del cinquantenario delle prime elezioni regionali, Lei ha parlato di una sfida da superare: quella di non far vincere «da solo un territorio contro un altro», di non far prevalere «una istituzione a scapito di un’altra», al fine di conservare alla nostra Repubblica i vincoli che la tengono costituzionalmente unità pur nella pluralità degli interessi, delle tradizioni, delle culture.

In questo senso ha parlato del principio di autonomia delle Regioni e degli enti locali come di un fattore decisivo sia per custodire le fondamenta della costruzione del nostro sistema democratico, sia per contribuire all’unità nazionale.

E non ci sarebbe niente da obiettare se davvero il processo di autonomia si svolgesse nel «quadro di una leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali».

Ma così non è stato e non è oggi, l’Italia è un paese in cui esiste una profonda frattura tra Nord e Sud, una frattura che chiama alle sue responsabilità in particolare le politiche governative degli ultimi trent’anni e che si prolunga da ben 160 anni.

L’autonomia regionale richiesta dai presidenti delle regioni Veneto e Lombardia non è fondamento per la democrazia e rischia di aprire pericolose e definitive fratture in un paese già diviso, laddove c’è una parte che produce e l’altra che consuma, una parte con un alto tenore di vita, servizi, infrastrutture e l’altra con milioni di poveri, carenze infrastrutturali e servizi da terzo mondo o spesso inesistenti.

L’autonomia regionale chiesta da Zaia e Fontana non va nella direzione da Lei costituzionalmente auspicata di «contribuire a garantire e rendere effettivo il carattere universale dei diritti sociali e di cittadinanza del popolo italiano», ma in direzione opposta, quella di rendere effettivo e legittimo quel divario nord-sud che già esiste nella realtà e che colpevolmente non è mai stato affrontato e risolto.

Come giudicare altrimenti il lavoro della Commissione bicamerale per il federalismo fiscale che in quasi 20 anni non è riuscito a definire i legittimi e costituzionali livelli essenziali di prestazioni, sostituendoli con le parole magiche “spesa storica”? Spesa storica che ha il significato amaro di tanti zero per il Sud in termini di qualità della vita e di servizi

E come giudicare un ministro per gli Affari Regionali che vorrebbe portare a conclusione l’iter dell’autonomia regionale, riservando a posteriori la definizione dei Lep?

Caro Presidente, l’Italia è anche il paese in cui un ceto finanziario-politico, dominando incontrastato lo scenario nazionale, rischia di compromettere pesantemente non solo l’unità nazionale, ma persino i principi democratici con cui ci siamo lasciati alle spalle una feroce dittatura. Un ceto politico-finanziario che produce attraverso giornali e televisioni di sua proprietà una comunicazione politica dai toni populistici, divisivi, ultimativi, definita dagli esperti di marketing politico “liquida”, tesa in maniera spasmodica alla continua ricerca di un consenso elettorale effimero facendo leva sull’emotività e che ha contribuito non poco ad alimentare luoghi comuni e pregiudizi nel presentare il Mezzogiorno con un’ottica distorta.

Da quest’ultimo punto di vista appare non solo preoccupante, ma persino raccapricciante, che nessun giornale o trasmissione televisiva abbia commentato il recente Rapporto Italia 2020 dell’Eurispes che attesta in maniera inconfutabile che al Mezzogiorno d’Italia dal 2000 al 2017 sono stati sottratti 840 miliardi. Mai che, oltre alle gravi responsabilità di una classe politica meridionale incapace di governare il proprio territorio, vengano rivelate le responsabilità precise di governi nazionali, di destra e di sinistra, che hanno deciso con scelte politiche chiare di non ridurre il divario Nord-Sud, di non affrontare di petto la questione mafia, di alimentare e aggravare i fenomeni di degrado, di abbandono, di miseria, l’emigrazione e lo spopolamento di intere aree territoriali.

Caro Presidente, in un contesto in cui l’Italia compare agli ultimi posti europei in tema di libertà di stampa e ai primi per corruzione, mi permetto di ribadirLe che è già un paese diviso e che già un territorio ha vinto su un altro. E non da oggi.

 

*Direzione nazionale M24A per l’equità territoriale

 

 

 

 

 

Michele Eugenio Di Carlo

Michele Eugenio Di Carlo

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