CHI SI RIVEDE, LA POLITICA RISCOPRE LA QUESTIONE MERIDIONALE. STAI A VEDERE CHE E’ PER MERITO DI QUEI QUATTRO URLATORI MERIDIONALISTI?

CHI SI RIVEDE, LA POLITICA RISCOPRE LA QUESTIONE MERIDIONALE. STAI A VEDERE CHE E’ PER MERITO DI QUEI QUATTRO URLATORI MERIDIONALISTI?

CHI SI RIVEDE, LA POLITICA RISCOPRE LA QUESTIONE MERIDIONALE. STAI A VEDERE CHE E’ PER MERITO DI QUEI QUATTRO URLATORI MERIDIONALISTI?

CHI SI RIVEDE, LA POLITICA RISCOPRE LA QUESTIONE MERIDIONALE.  STAI A VEDERE CHE E’ PER MERITO DI QUEI QUATTRO URLATORI MERIDIONALISTI?

di Raffaele Vescera*

Dopo decenni di negazionismo, di autofustigazione nel ripetere che “è tutta colpa dei meridionali”, i politici del Sud scoprono l’acqua calda e riconoscono che esiste una Questione meridionale, data da uno Stato che nega ai cittadini del Sud i diritti elementari. Lavoro, infrastrutture, salute, istruzione, tutto in meno al Sud, nella misura di 61 miliardi l’anno di investimenti, dovuti al Mezzogiorno e “trasferiti” al Nord, come se niente fudesse, nel silenzio generale dei partiti e dei media, saldamente detenuti nelle mani del Partito Unico del Nord.

Non che i politici meridionali riconoscano la totalità del furto, se così fosse dovrebbero stracciarsi le vesti per i tanti anni di ignavia nel migliore dei casi, di vergognoso collaborazionismo nel peggiore, praticato in cambio di privilegi economici e giudiziari. Tuttavia  dal negazionismo sono passati a un’ammissione, timida nella maggioranza dei  casi, decisa in pochi altri. E’ così che, mettendo da parte l’antimeridionale lega e suoi alleati, dopo le parole del leader M5s Di Maio che negava l’esistenza della Questione meridionale in nome di un movimento non territoriale ma nazionale, sono sempre di più le voci di parlamentari pentastellati che ne riconoscono l’esistenza.

Così la portavoce del M5s Conny Giordano scrive che “Il Recovery Fund è un'opportunità storica per il Sud. Grazie ai soldi del Recovery Fund abbiamo l'occasione storica per colmare il gap tra Nord e Sud d'Italia. Abbiamo fatto passare in Commissione un parere che concede la priorità allo sviluppo strutturale del Mezzogiorno d'Italia. Dobbiamo individuare tutti i criteri che assicurino un maggiore afflusso di risorse nei territori storicamente svantaggiati.”

Benissimo, meglio avrebbe fatto ad aggiungere che i fondi europei non devono essere sostitutivi ma aggiuntivi a quelli dello Stato negati al Sud, secondo logica e  volontà della stessa Commissione europea, se si vuole sanare il vergognoso squilibrio Nord-Sud, frutto di 160 anni di trattamento coloniale del Mezzogiorno.

Ed è così che i parlamentari meridionali del Pd, nelle commissioni congiunte trasporti e ambiente della Camera, scrivono che “Il ritardo economico del Mezzogiorno è inaccettabile e ingiustificabile perché non consente a un terzo della popolazione italiana di godere appieno di diritti, opportunità e prospettive che lo Stato deve garantire a tutti i cittadini. Ed è oltremodo ingiustificabile perché le ricchezze culturali, ambientali, di capacità produttive inespresse presenti nel Mezzogiorno possono e devono essere utilizzate per il rilancio dell'economia dell'intero Paese”. E così aggiungono: “per affrontare il tema del gap infrastrutturale Nord – Sud, con proposte operative, devono essere previste già nei prossimi finanziamenti nazionali ed europei, dal Recovery Fund ai contratti Rfi e Mit. Tra queste, innanzitutto l’alta Velocità al Sud, da Salerno a Reggio Calabria e poi fino a Palermo con l'attraversamento stabile dello Stretto di Messina, realizzando una infrastruttura che ponga fine all'isolamento della rete dei trasporti siciliani da quella del resto del Paese. Oggi abbiamo registrato un fatto molto positivo avendo ottenuto sull'impostazione del nostro testo, la condivisione di tutti i gruppi parlamentari, di maggioranza e opposizione”.

Bene, ignorano totalmente l’alta velocità ferroviaria dell’asse adriatico, da  Bologna a Lecce, ma riconoscono la necessità dell’Alta velocità tirrenica da Salerno a Reggio e poi fino a  Palermo, con “attraversamento stabile” dello Stretto, dicono, ma senza avere il coraggio di nominare la parola “ponte”, un struttura già progettata e immediatamente fattibile. Di grazia, diteci come superare lo Stretto? In antesignano traghetto, ambientalista bicicletta o fantascientifico tunnel? Vediamo chi la spara più grossa dopo la ministra De Micheli.

Che i parlamentari del Sud comincino a  prendere coscienza, sino a formare un intergruppo meridionale è un dato positivo, tuttavia non possiamo ignorare la forza sovrastante del Partito Unico del Nord che ricorre ad ogni mezzo per contrastare l’equità territoriale nella distribuzione delle risorse, nazionali ed europee, sino a fare il gioco delle tre carte, come fanno certi stracotti economisti alla Cottarelli, i quali arrivano a sostenere che il Sud ha avuto fin troppo dall’Italia? Ah, sì, signori miei, e i 110 miliardi dell’Alta velocità ferroviaria, di cui 50 miliardi destinati per fare le ferrovie Av al Sud, chi li ha mangiati se non il Nord che si è preso tutto, distribuendo in tangenti buona parte dei soldi? E le strade statali, gli ospedali, le scuole, i tribunali e altre opere mancanti al Sud forse non spettava allo Stato farle?

E’ per questa ragione che occorre una forza politica “decisamente” meridionalista, che pur riconoscendo il diritto all’equità per tutto il territorio nazionale, ove essa sia negata come in alcune zone interne, si batta per cancellare la più grande ingiustizia italiana, la disparità Nord-Sud. Intanto possiamo ascrivere alle nostre “urla nel deserto” l’iniziale presa di coscienza dei politici meridionali. Noi del Movimento 24 Agosto per l’Equità territoriale non ci fermeremo, continueremo a urlare la verità. A partire dal 6 ottobre in Piazza Monte Citorio a Roma, per poi arrivare a Bruxelles.  Dopotutto, “basta sollevare un pugno di sabbia nel deserto, per modificarlo”, dice il filosofo. Noi di pugni ne abbiamo molti da sollevare.

*direttivo nazionale M24A-ET

 

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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