CLASSIFICA DELLA QUALITÀ DELLA VITA, FORSE STIAMO SBAGLIANDO QUALCOSA

CLASSIFICA DELLA QUALITÀ DELLA VITA, FORSE STIAMO SBAGLIANDO QUALCOSA

CLASSIFICA DELLA QUALITÀ DELLA VITA, FORSE STIAMO SBAGLIANDO QUALCOSA

 
di Marco D’Alessandro*
Puntuale come le tasse, anche quest’anno è arrivato il report sulla qualità della vita delle città italiane. Foggia è riuscita a fare peggio degli anni passati, finendo all’ultimo posto di questa classifica. In effetti ce lo aspettavamo, anche alla luce del nostro essere stati indottrinati da certa stampa e da certa informazione faziosa ed asservita, che ci ha reso oramai convinti di essere inferiori e quasi di meritarcelo. Il report di quest’anno ha anche un’altra triste caratteristica: riporta il dato che quasi tutte le città con scarsa qualità della vita sono al sud.
Prendere visione della tabella e pensare quindi che la nostra è una posizione meritata, è un tutt’uno. Un argomento così delicato, però, va analizzato a fondo, perché si percepiscono dei segnali, dai cittadini di queste “sventurate” città ultime in classifica, che lo studio sia quanto meno parziale se non superficiale e per questo induca in errore.
 
Siamo portati a collegare il concetto di qualità della vita a quello di felicità perché pensiamo che se la qualità è buona allora la vita è anche felice e facendo ciò, commettiamo un errore perché i parametri usati (oggettivi), sono delle pre-condizioni per una vita felice; prendiamo il parametro legato all’ambiente, viene da sé che ambiente sano, alberi curati, parchi, aiuole fiorite, siano un ottimo punto di partenza per una vita felice ma purtroppo non sono una condizione essenziale. Il significato di qualità della vita è quindi quello della capacità di un individuo di godere di queste pre-condizioni, di godere della vita all’aria aperta con esercizi fisici o passeggiate nei parchi con i figli.
 
Una forte economia, un alto reddito, un ambiente da sogno cosa producono se l’individuo è infelice, se non ha tempo per godere di tutto questo? Nulla, non producono nulla.
La tabella 1 suddivide l’Italia delle regioni in base alla classifica 2020 della qualità della vita, si osservano le
regioni con buona, accettabile, scarsa e insufficiente qualità della vita. Come premesso, la maggior parte delle regioni dove la qdv (secondo l’annuale report) è scarsa o insufficiente è al sud mentre la maggior parte delle regioni (seppur con qualche eccezione) dove la qdv è accettabile o buona è al nord.
 
La tabella 2 mostra purtroppo i dati dei suicidi in Italia, questa volta non suddivisa per regioni ma per aree geografiche. Si osserva che il nord est sommato al nord ovest ha un numero tristemente alto di suicidi e questo a dispetto del fatto che la qdv in quelle aree geografiche è data per alta. Si osserva che in tali aree geografiche il numero è oltre il doppio dei suicidi delle regioni del sud che invece sono agli ultimi posti nella tabella della Qdv. Come è possibile che una area geografica che è ricchissima di città ai primi posti in classifica, abbia un numero di suicidi che è più del doppio rispetto a quelli dell’area con una prevalenza di città ultime in classifica?
 
Forse stiamo sbagliando qualcosa, stiamo sbagliando a prendere per buona una classificazione che in realtà divide le città sostanzialmente per reddito, per ricchezza e non per quello che veramente conta nella vita.
Alla luce di questa considerazione si può facilmente affermare che la QdV dovrebbe invece essere chiamata “Vivibilità” e cioè come suddetto fattore potenziale e che l’oggetto di studio dovrebbe essere la felicità.
Questo indicatore darebbe il vero dato utile, alla politica in primis, per poter orientare le azioni qualora una popolazione di una data città dovesse risultare meno felice di un’altra popolazione.
Negli anni 70 il re del Buthan, percependo che la popolazione, a dispetto di quanto indicasse il PIL e la qualità della vita secondo i parametri soliti che condannavano il paese agli ultimi posti nel mondo, fosse invece felice, studiò il problema ed elaborò un nuovo indice: il FIL, la Felicità Interna Lorda. Tale indice teneva conto non dei parametri economici ma di altri parametri, diciamo così immateriali: la ricchezza dei rapporti sociali e familiari, la salute generale dei cittadini ed altri. Secondo questo nuovo indice, il Buthan balzò dagli ultimi posti in classifica ad una dignitosa metà classifica.
Un grande lascito del Re del Buthan che dovrebbe insegnarci che va benissimo perseguire la ricchezza e il benessere economico ma la cosa che dovrebbe essere il faro, la stella polare è la felicità, la vita degna di essere vissuta.
*M24A-ET circolo di Foggia
Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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