COLPO SI SCENA? NO, COLPO DI STATO!

COLPO SI SCENA? NO, COLPO DI STATO!

COLPO SI SCENA? NO, COLPO DI STATO!

di Antonio Picariello*

L’imprevedibile è diventato prevedibile. Di più, è diventato realtà. In Italia la democrazia è morta, anzi non è mai nata. In Italia esistono due popoli, quello che comanda e quello che soccombe. La apparente democrazia (governo del popolo) la si applica solo al primo, mentre il secondo ne è la vittima predestinata. Allora bisogna coniare una nuova forma di governo tutta italiana alla quale ufficialmente nessuno aveva pensato prima, ma che ufficiosamente da oltre un secolo e mezzo fa il bello e il cattivo tempo in questo paese maledetto: Democrazia Coloniale.

Essa consiste nella annessione attraverso la forza, di un territorio nel quale la parte annettente mantiene costantemente sottosviluppata e in regime di sussistenza la parte annessa, sfruttandone le risorse umane, economiche e del territorio a suo esclusivo vantaggio al fine di garantirsi un alto tenore di vita e strumenti adeguati per il suo proprio sviluppo socio-economico.

Niente di nuovo sotto il sole. È una cosa già accaduta durante il lungo periodo del colonialismo inglese, perfino in Europa. A farne le spese fu la vicina Irlanda che solo nella prima metà del XX secolo riuscì a conquistarsi l’indipendenza, a caro prezzo e rinunciando all’Ulster. Altri tempi certo, tempi di guerre civili e mondiali. Probabilmente, tempi di uomini veri!

E questo paese maledetto, unificato attraverso una guerra non dichiarata, di uomini veri ne ha avuti pochi, pochissimi. Durante la sua travagliata storia, tutti coloro che hanno tentato di unirlo davvero sul profilo sociale, economico e politico, hanno fallito perché ostacolati o messi definitivamente a tacere dalla parte forte e guerrafondaia. La stessa parte forte che attraverso la ultradecennale manipolazione mediatica ha delegittimato l’altra, quella debole, che ha finito addirittura per credersi la causa di tutti i mali dei forti. Gli stessi forti che, servendosi di un pover’uomo alla continua ricerca di notorietà per sé stesso e gravemente affetto da manie di protagonismo, con un colpo di scena hanno deposto il governo della parte debole, ma non dalla sua parte, per riportare al potere con un colpo di stato, il loro governo che imperversa ormai da trent’anni. Il tutto con parvenze “democratiche”, ovviamente, e conducendo con subdoli metodi, una guerra non dichiarata, ma pur sempre “democratica”.

Cosa ne sarà della parte debole? Viste le premesse, è destinata a scomparire, a soccombere? Essa sembra non essersi affatto accorta di essere in guerra, così come non se ne accorse l’11 maggio 1860. E quando poi lo fece, era tardi. Oggi come allora la questione si gioca su uno scacchiere che vede in ballo i tanti interessi di pochi, contro le vite dei molti. Il nostro stato maggiore, oggi come allora, si è venduto al più forte. I parlamentari meridionali (non tutti) a Roma si sono rivelati essere mere comparse, ricattabili e facilmente corruttibili, senza arte né parte. Dilettanti allo sbaraglio. Ma questo governo, cari onorevoli, dovrà ricevere la vostra fiducia; dovrete votare e dire che vi sta bene Giorgetti che ha assegnato al vostro popolo il 48% dei fondi di perequazione, tenendo per sé il resto e secretandone i documenti; dovrete votare e dire che vi sta bene Brunetta che affermò nel 2010 che senza Calabria e Campania, l’Italia sarebbe stato un paese migliore; dovrete votare e dire che vi sta bene la Gelmini che da ministro dell’istruzione proibì lo studio degli scrittori e poeti meridionali, anche se Nobel, nei licei “perché non significativi per la letteratura italiana”. E mi fermo, perché potrei dirne una su ognuno! Se voterete questa fiducia, cari onorevoli, avrete perso la nostra; di più, avrete perso la vostra dignità. Noi vi chiederemo conto della vostra decisione.

In qualunque modo si svolgano i fatti, una cosa è certa: il colpo di stato assestato dalla democrazia coloniale nord-centrica, è un serio pericolo per la libertà del Sud e un’arrogante atto di supremazia nei suoi confronti. L’Irlanda fu ufficialmente colonia dal 1550 al 1922. Dal 1916, in sei anni di guerra civile, gli irlandesi seppero sfiancare gli usurpatori inglesi e conquistarsi la libertà. Quanto ancora dovremo attendere affinché il popolo del Sud prenda coscienza di essere stato usurpato dei suoi diritti, della sua libertà, della sua dignità e si alzi per gridare basta?

M24A ET - Campania

 

 

Antonio Picariello

Antonio Picariello

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