COMMISSARIO SANITÀ IN CALABRIA, IL MINISTRO (ANONIMO): "NEANCHE GESÙ ACCETTEREBBE". CRISTO È ANCORA FERMO A EBOLI.

COMMISSARIO SANITÀ IN CALABRIA, IL MINISTRO (ANONIMO): "NEANCHE GESÙ ACCETTEREBBE". CRISTO È ANCORA FERMO A EBOLI.

COMMISSARIO SANITÀ IN CALABRIA, IL MINISTRO (ANONIMO): “NEANCHE GESÙ ACCETTEREBBE”. CRISTO È ANCORA FERMO A EBOLI.

COMMISSARIO SANITÀ IN CALABRIA, IL MINISTRO (ANONIMO): "NEANCHE GESÙ ACCETTEREBBE". CRISTO È ANCORA FERMO A EBOLI.

di Giancarlo Pugliese*

Continua l’ impasse del Governo sulla nomina del Commissario alla Sanità Calabrese. Dopo il siluramento dell’inconsapevole Cotticelli (che, mentre sta ancora effettuando la dolorosa analisi di introspezione interiore per comprendere cosa gli sia successo, il Riformista definisce ex agente segreto dei Servizi), dopo le successive tardive dimissioni del “seminegazionista” Zuccatelli, dopo il “gran rifiuto” (della moglie) del Magnifico Gaudio in virtù di una non meglio precisata idiosincrasia della coniuge a “trasferirsi a Catanzaro”, la serie di blocchi, veti, rinunce e nomi bruciati continua a ritmo serrato. Si allontana anche la nomina di Narciso Mostarda, che era entrato quasi subito nell'elenco dei papabili in questi giorni saliti e scesi di posizione.
 
Domenica ha declinato Federico Maurizio D'Andrea, manager calabrese trapiantato a Milano e un profilo simile a quello “ideale” richiamato da Nicola Gratteri: due lauree, ex investigatore della Guardia di Finanza ai tempi di Mani pulite, già presidente di Sogei e di numerosi organismi di vigilanza in società importanti come Metropolitane Milanesi, Banco Bpm, Fondazione Fiera, A2A: dalla sua, come scrive “Repubblica”, “oltre alla competenza, aveva il merito di aver messo d'accordo tutti. Sia il centrosinistra, sia il M5S. Lui però, di fronte a un impegno lungo due anni, con la possibilità di arrivare a tre, si è tirato indietro: al massimo sarebbe potuto rimanere 6-8 mesi, il tempo di impostare il lavoro. Un periodo giudicato però insufficiente dal premier.”
 
Da qui la decisione di spingere sull'ex prefetto Francesco Paolo Tronca, amico personale del viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri. Anche lui poco propenso a garantire una permanenza biennale in Calabria, prima ha detto "ci penso". Poi, 3 giorni fa, avrebbe risposto "meglio di no".
 
Intanto, mentre nel frattempo il Governo ha fatto della proposta di Gino Strada (avanzata dal nostro Movimento) un interminabile gioco al rimpiattino (non se ne parla e non si commenta), vari rumors avevano tirato in ballo perfino l’ex Ministro a attuale capogruppo PD Graziano Del Rio: colui che, appena l’anno scorso, dovette andare a conferire in antimafia per spiegare la ragione per cui nel 2009, da sindaco di Reggio Emilia, si era recato a Cutro, in Calabria, in occasione della sentita festa del Santissimo Crocifisso. Cutro è il paese da cui proviene la famiglia di ’ndrangheta di Nicolino Grande Aracri, condannato con altre 118 persone al processo “Aemilia” sugli insediamenti mafiosi in Emilia-Romagna. Le motivazioni della sentenza, depositate nel luglio 2019, stigmatizzavano i politici emiliani andati a fare campagna elettorale a Cutro per conquistare i voti delle comunità calabresi in Emilia. Non certo il miglior biglietto da visita per anche solo pensare ad un’ipotesi di questo tipo.
 
"La verità è che neanche Gesù Cristo accetterebbe un incarico del genere", ha confidato un ministro all'Adnkronos, confermando l'immobilismo sulla nomina dell'uomo chiamato a risanare i conti della disastrata sanità calabrese. Del resto, “Cristo si è fermato a Eboli”, come Carlo Levi intitolava, con un’espressione di rara eloquenza, il suo capolavoro autobiografico che raccontò per la prima volta un Sud all’epoca ignoto alla cultura intellettuale italiana. Scritto, lo ricordiamo, tra il ’43 e il ’44. A quanto pare, da allora nulla è cambiato in questo Paese.
 
*Referente M24A-ET Marche

 

Giancarlo Pugliese

Giancarlo Pugliese

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