DONNE DISCRIMINATE. SARÀ VERO? VEDIAMO

DONNE DISCRIMINATE. SARÀ VERO? VEDIAMO

DONNE DISCRIMINATE. SARÀ VERO? VEDIAMO

8-3-2019
Secondo elaborazioni Svimez su dati Eurostat ed Istat al 2018, si nota che il tasso d’occupazione femminile per le donne in possesso di laurea è ancora molto basso al Sud, appena il 63,7%, contro una media dell’81,3% in Europa. Le donne laureate sono inoltre penalizzate anche dal punto di vista retributivo: una donna laureata da quattro anni che lavora al Sud ha un reddito medio mensile netto di 300 euro inferiore a quello di un uomo (1000 euro contro 1300). A livello nazionale il differenziale è di poco inferiore circa 250 euro. Le donne lavoratrici dipendenti guadagnano in media 1.281 euro mensili nette, se sono impegnate a tempo pieno, contro i 1.398 delle loro omologhe nel Centro-Nord.

Le regioni di nord e centro Italia presentano tassi di occupazione femminile al di sopra della media nazionale del 53,1% e in 10 casi superano il 60%. Le regioni del sud si posizionano al lato opposto della classifica che si chiude con la Sicilia, a 42 punti percentuali di distanza rispetto a Bolzano.
DA SAPERE
Percentuale di donne occupate sul totale della popolazione femminile tra i 20 e i 64 anni nel 2018.
FONTE: dati Istat elaborazione agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)
22-6- 2019

il sud Italia è l’area europea con la più bassa percentuale di persone che hanno un lavoro. Secondo i dati pubblicati da Eurostat, quattro delle cinque Regioni dell’Unione europea con il più basso tasso di occupazione sono nel Meridione: Sicilia, Campania, Calabria e Puglia. A fronte di una media europea di lavoratori impiegati del 73 per cento, in queste quattro Regioni soltanto meno della metà delle persone tra 20 e 64 anni ha un’occupazione. Messa peggio di loro soltanto Mayotte, un territorio d’oltremare francese in Africa, vicino al Madagascar. Il dato italiano è basso soprattutto per la scarsa partecipazione al lavoro delle donne. Nel nostro Paese tra i 20 e i 64 anni lavora solo il 53,1% delle donne contro il 67,4% medio nell’Unione europea (il 75,8% in Germania). Ed anche qui, ci sono differenze enormi tra le regioni: in Emilia Romagna lavora il 66,7% delle donne, in Sicilia il 31,5%. Mentre in Campania sono il 31,9%, in Calabria il 33,5% e in Puglia il 35,6%.

Svimez- 2018
Una donna laureata da quattro anni, che lavora al Sud ha un reddito medio mensile netto di 300 euro inferiore a quello di un uomo (1.000 euro contro 1.300). A quattro anni dalla laurea il divario di reddito tra maschi e femmine, pur rimanendo, tende comunque a ridursi. Delle donne meridionali occupate, una su tre lavora al Nord, circa il 62%, e la componente femminile meridionale è molto più mobile rispetto a quella maschile. In base alle elaborazioni Svimez, il tasso di disoccupazione femminile nel 2017 era il 21,9% al Sud e il 9,1% al Centro Nord. Ma se si guarda alle giovani donne, tra 15 e 24 anni, il divario è ben più ampio: addirittura 55,3% nel Mezzogiorno e 27,7% nelle regioni centrali e settentrionali. Il doppio, quindi.
La scarsa partecipazione femminile è connessa all'incapacità delle politiche italiane di welfare e del lavoro di conciliare la vita lavorativa a quella familiare, causando anche incertezza economica e una modifica dei comportamenti sociali, tra cui la riduzione del tasso di fertilità delle italiane. Nell'ultimo decennio le donne meridionali sono passate dai tassi di fertilità molto più elevati rispetto a quelle del Centro-Nord a tassi di fertilità sensibilmente più bassi: 1,3 figli per donna al Sud rispetto a 1,4 nelle regioni centrali e settentrionali.
Ciò è anche una conseguenza di servizi per l'infanzia offerti dalla pubblica amministrazione alquanto carenti: nel Mezzogiorno solo un terzo dei Comuni offre degli asili nido che coprono appena il 4,6% dei bambini con età inferiore ai tre anni. Regioni come Calabria e Campania li offrono addirittura a meno del 3% dei bimbi.

La copertura di asili nido pubblici al Sud è, in base agli ultimi dati dell'Istat, è attorno al 4% rispetto a un 18% nel Centro-Nord. Per quanto riguarda la cura degli anziani, altra mansione alla quale le donne sono il più volte costrette a sopperire alla carenza di servizi
adeguati, sempre in base ai dati Istat, la spesa pro capite per gli over 65 anni è al Centro-Nord di 119 euro in un anno e al Sud di 55 euro.

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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