È BRESCIA LA VERA TERRA DEI FUOCHI?

È BRESCIA LA VERA TERRA DEI FUOCHI?

È BRESCIA LA VERA TERRA DEI FUOCHI?

di Massimo Mastruzzo

La provincia di Brescia smaltisce 57 milioni di metri cubi di rifiuti tossici, quella di Caserta, nella Gomorra di Saviano, 10 milioni. La verità fa male se si mettono in fila altri dati: l’incanto delle colline moreniche dei laghi, quelle dolci e succose di Franciacorta, le bellezze della Brescia antica attorniate da cave piene di amianto, pcb, metalli ferrosi.»

Questo è quanto dichiarava nel giugno 2015 Marino Ruzzanenti, ambientalista fondatore di «Cittadini per il riciclaggio»

Brescia, dove in una città già avvelenata dalla Caffaro, c’è anche l’inceneritore più potente d’Europa, il procuratore aggiunto Sandro Raimondi, meno di tra anni fa, dichiarava:”Brescia nuova terra dei fuochi“.

Lo ha detto, il 13 settembre 2017, durante l’audizione alla commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti a Montecitorio parlando dell’inchiesta di luglio sui rifiuti: «Abbiamo capito che c’è stata proprio una inversione di rotta, nel senso che dal sud al nord viene effettuata questa attività di illecito trattamento e di illecito commercio dei rifiuti». E i bresciani sono diventati talmente abili e capaci che «l’aspetto qualificante di molte imprese operanti nel settore — sono sempre parole di Raimondi che emergono dal resoconto stenografico dell’audizione — è quello che ormai si può fare a meno per certi aspetti di rivolgersi obbligatoriamente a criminalità organizzata di stampo ‘ndranghetistico e camorristico, pur presenti nel territorio di Brescia. È diventato un modo callido e “intelligente” di fare impresa da parte di alcuni operatori del settore. Io lo definisco un reato di impresa, dove l’imprenditore del nord ha imparato come fare da solo, in modo autarchico».

La stoccata del procuratore è arrivata quando ha fatto riferimento ai rapporti tra amministratori pubblici e i vertici delle aziende indagate: “Ci sono rapporti inquietanti tra amministratori pubblici e i vertici di queste aziende. Il coniuge del presidente di una provincia del NORD ha avuto una Fiat da 30 mila euro pagati con finte consulenze e che avrebbero permesso ad A2a di comprare una società, la Aral, che con il traffico illecito di rifiuti è riuscita ad andare in attivo dopo il pesante passivo“.

Un incendio sviluppatosi nell’ottobre 2014 al capannone di trattamento della spazzatura alla Trailer di Rezzato, un comune limitrofo a Brescia, aveva portato alla luce 100 tonnellate di rifiuti in balle e altri 200 senza alcun imballo, questo in sintesi quello che aveva fatto avviare l’indagine.Diversi rifiuti speciali, ma non pericolosi, erano finiti anche negli impianti di A2a a Brescia. Il lavoro prodotto dall’indagine era poi arrivato al giudice di Brescia Alessandra Sabatucci che a luglio aveva firmato l’ordinanza di arresto per due persone e indagato altre 26, mentre i gruppi per il trattamento dei rifiuti coinvolti erano 24.

Questa vicenda per me, è doppiamente triste, il sud dove sono nato e cresciuto e il nord dove sono stato costretto ad emigrare da una nazione con una disomogeneità territoriale unica in UE, accomunati dallo stesso tragico destino scritto da industriali-criminali che lucrano sulla pelle dei cittadini.

Quello che però mi ferisce ancora di più è il pregiudizio nazionale che cerca di pulirsi la coscienza vedendo lo sporco solo altrove e nascondendo sotto il tappeto dell’ipocrisia il proprio.

Questa deviazione della realtà prosegue incredibilmente anche dopo che diverse inchieste, come quella di Legambiente che ha presentato il dossier LE ROTTE DELLA TERRA DEI FUOCHI, hanno evidenziato quanto l’accusatore fosse in realtà più “sporco” dell’accusato, ed è così deviante che è l’emblema del pregiudizio di questa nazione: il sud e i suoi figli spuri sono quelli sporchi, il nord non può esserlo.

Questo nonostante localmente è risaputo che fino agli anni ’80 non c’era una legge sullo smaltimento dei rifiuti speciali e le cave di terra e sabbia nel bresciano erano buche perfette.

Le aziende pagavano il proprietario e le riempivano soprattutto con scarti dell’industria siderurgica .

Sembra quasi che il pregiudizio nei confronti del sud, abbia totalmente alterato la visione dell’opinione pubblica da modificarne la capacità di giudizio critico, altrimenti non si spiega come mai si continui a pensare che il “nemico” arrivi da lontano e non dal territorio italiano più industrializzato e di conseguenza il maggior produttore di rifiuti industriali: il lombardo-veneto.

Movimento 24 Agosto

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