ECCELLENZA LOMBARDIA, OVVERO L'ILLUSIONE DELL'IMMORTALITA'?

ECCELLENZA LOMBARDIA, OVVERO L'ILLUSIONE DELL'IMMORTALITA'?

ECCELLENZA LOMBARDIA, OVVERO L’ILLUSIONE DELL’IMMORTALITA’?

 

di Antonella Musitano*

E’ successo in Lombardia quello che nessuno avrebbe mai potuto immaginare: un disastro sanitario ed umano di portata immane, il crollo di un mito. Il mito dell’eccellenza sanitaria, per tutti ormai una certezza granitica, un tale orgoglio che aveva generato nei lombardi, ma non solo, la convinzione che, grazie alle cure “eccellenti” fossero quasi a un passo dall’immortalità.
E quella eccellenza, che abbiamo pagato tutti noi italiani e in nome della quale, in molti casi, è stato “tagliato” il diritto alla salute e alle cure per tanti cittadini di altre regioni, ha cancellato un’ intera generazione di anziani, ma non solo. Gli anziani comunque in questa tragedia dell’incapacità, dell’incompetenza e dell’orrore, rappresentano tristemente la fetta più grande. Ed erano essi la memoria storica, le radici, erano quei padri, quelle madri che si sono sacrificati per una vita intera per dare ai figli il benessere e godersi la vecchiaia in serenità. Ma li hanno fatti morire a migliaia nelle RSA.
Il quadro del crac della presunta eccellenza lombarda l’ha inquadrata benissimo il commissario Arcuri quando, nel corso di una conferenza stampa, il 17 aprile scorso, ha riferito che in Lombardia, in cinque anni di guerra, dal ’40 al ’45 sono morti circa 2000 civili ed ora, per il coronavirus, in meno di due mesi, nella stessa Lombardia sono morti circa 12.000 civili!
Eppure la narrazione di quell’ eccellenza realizzata a suon di soldi pubblici… e anche di scandali, aveva convinto tutti che anche per togliere un neo bisognasse recarsi lì, perché quella era la strada per la salvezza, se non addirittura per diventare immortali.
Poi è scoppiata l’epidemia da coronavirus e, mentre molti erano convinti (o forse speravano) che al Sud ci sarebbe stata una strage, la strage si stava consumando nell’eccellenza. Le cause legate a incompetenza, superficialità, presunzione, irresponsabilità, inadeguatezza delle strutture cosiddette “eccellenti” sono ormai cronaca ed oggetto d’indagine delle procure.
Ma di fronte alla presunzione, all’arroganza, al tentativo di “scaricare” le responsabilità in nome di un “diritto divino” ad essere assolti sempre e comunque, forse è bene conoscere come si è creato il meccanismo- eccellenza, e bisogna “dare dei numeri”, per onestà, ma anche per equilibrare una informazione asservita che anche di fronte alle migliaia di bare di tante vittime innocenti, non ha tralasciato di diffondere notizie false sul Sud cercando, forse, di distogliere l’attenzione dal vero problema sapendo anche di avere gioco facile parlando male del Sud!
Dunque cominciamo col parlare dei cosiddetti “viaggi della speranza”. Il “turismo sanitario”, tanto caro alle regioni del Nord è in effetti un meccanismo perverso che, mentre da un lato arricchisce alcune regioni, dall’altro crea voragini di debito nelle altre, in quelle cioè che devono pagare per ogni paziente che si sposta dalla propria regione per farsi curare in un’altra.
E’ stato calcolato che annualmente, i cosiddetti “pazienti con la valigia”, spostano 4,6 miliardi di euro da Sud a Nord tanto che, il saldo attivo che si registra in alcune regioni del Nord è direttamente proporzionale a quello negativo che si registra al Sud.
Addirittura, pare che i cosiddetti “viaggi della speranza” siano considerati una “manna” anche da alcuni amministratori dichiaratamente razzisti, e non per un ritrovato sentimento di umanità, ma perché quei viaggi, come già detto, rappresentano un business, un drenaggio di capitali non solo per il sistema sanitario del Sud, che diventa così sempre più fragile, ma anche per le spese vive (soggiorno, sopravvivenza, viaggio…) delle famiglie che si spostano insieme al malato.
E mentre gli ospedali del Nord fanno cassa, al Sud la sanità in debito è costretta a chiudere ospedali, ridurre i posti letto, i posti di lavoro, annullare la speranza!
Dai dati emersi dal rapporto Cergas Bocconi e poi anche dal rapporto Gimba 2019 è emerso che nel 2017 la Puglia ha versato nelle casse delle regioni del Nord 206 milioni di euro, la Campania 323 milioni, la Basilicata 55 milioni, la Calabria 278 milioni.
Per la sola Lombardia, questo “spostamento” si è tradotto in un " + 804 milioni " di euro!
All’origine di questa situazione che ha creato uno squilibrio sanitario tra le diverse regioni unico al mondo, c’è un iniquo riparto del fondo sanitario.
Per determinare la quota che spetta ad ogni regione i fattori da prendere in considerazione dovrebbero essere i quattro seguenti:
1) Popolazione;
2) Frequenza dei “consumi sanitari” per età e sesso;
3) Tassi di mortalità;
4) Particolari situazioni territoriali.
Ebbene, non si sa perché (o forse si), ma il 40% della quota pro capite ha preso in considerazione solo il fattore numero due, ossia la frequenza dei consumi sanitari per età e sesso, ignorando gli altri. Questo “modus operandi”, ha privilegiato le regioni con una maggiore popolazione anziana che sono quelle del Nord dove ci sono più anziani (età media più alta), e dove i “consumi sanitari sono più elevati. Gli altri fattori….ignorati. Eppure, se pensiamo al caso Taranto o alla terra dei fuochi, il fattore numero quattro avrebbe dovuto essere preso in considerazione, ma niente!
La Puglia, sempre facendo riferimento ai rapporti pubblicati, con una popolazione vicina a quella dell’Emilia Romagna (Puglia 4,1 , Emilia 4,3 milioni di abitanti), ha ricevuto, negli ultimi 13 anni, ben tre miliardi di euro in meno rispetto all’Emilia. E con questi tre miliardi, quanti ospedali si sarebbero potuti salvare? Quanti posti letto? Quanti viaggi della speranza in meno? E se questi miliardi in meno si aggiungono ai milioni di euro che ogni anno le regioni del Sud pagano per i pazienti che si spostano al Nord, si capisce bene, come ha dichiarato la giornalista Milena Gabanelli, che il Nord non vuole e non ha interesse  che il sistema cambi e che si proceda a un equilibrio nel riparto delle risorse.
La prova del nove (come si suol dire), di questo meccanismo perverso ce la da lo studio “Osservasalute” elaborato dall’Università Cattolica di Roma che ha confermato come la spesa sanitaria pubblica non è uguale per tutti i cittadini.
E così, mentre lo Stato spende 2327 euro pro capite per i cittadini della provincia di Bolzano, per quelli della Campania ne spende 1723, per quelli della Liguria 2054, della Valle d’Aosta 2.015, della Lombardia 1904 ma per quelli della Calabria 1748, e il trend è uguale per tutte le regioni del Sud.
Ad inchiodare al ribasso la spesa sanitaria dello Stato nelle regioni meridionali anche la famosa legge del 2009 del leghista Calderoli, la vergognosa legge della “spesa storica” o spesa standard. Una vera “porcata” in base alla quale, per tutti i servizi pubblici finanziati dallo Stato, dalla sanità alla scuola, ai trasporti, al welfare e così via, si dovesse continuare a dare, non in base ai fabbisogni, ma in base, appunto, alla spesa storica.
Risultato: le regioni che già ricevevano di più (come già scritto) hanno continuato a ricevere di più e, viceversa, quelle che annualmente ricevevano di meno, hanno continuato a ricevere di meno. Meno che ha significato meno servizi, meno scuole, meno ospedali, meno asili, meno di tutto insomma.
E tutto ciò in barba ai principi Costituzionali di uguaglianza e, soprattutto, in barba all’art. 3 della Costituzione.
Un giochino niente male che per il Sud si è tradotto in meno 61 miliardi di euro l’anno e che il rapporto EURISPES 2020 ha senza ombra di dubbio smascherato. Il rapporto EURISPES ha in pratica confermato, in maniera ufficiale, la politica predatoria dello Stato a svantaggio del Sud e a favore del Nord e che dal 2000 al 2017 è stata quantificata in ben 840 miliardi di euro in meno. AL SUD, QUINDI, 840 MILIARDI DI EURO IN MENO RISPETTO A QUANTO GLI SAREBBE SPETTATO IN RAPPORTO AL SUO 34% DI POPOLAZIONE!
E per i giornalisti smemorati (Massimo Giletti in testa, caso mai un giorno volesse occuparsi di sanità al Nord), non vogliamo fare una ripassatina, tipo “Dad” (didattica a distanza), di tutti gli scandali della cosiddetta “eccellenza” e dello sbilanciamento che il sistema sanitario lombardo ha messo in atto privilegiando il privato rispetto al pubblico?
Dagli anni ’90 al 2018, come da diversi articoli e come riferito dalla giornalista Milena Gabanelli, i posti letto pubblici, nella sanità lombarda sono stati più che dimezzati, ma sono di pari passo aumentati nelle strutture private le quali si aggiudicano buona parte dei ricoveri con rimborsi, da parte della Regione, gonfiati all’inverosimile. E così può succedere, come ha dimostrato la stessa Gabanelli, che al Sant’Agostino (non convenzionato), un tipo di RM costi al cittadino 90 euro, ma la regione rimborsi ai centri privati convenzionati ben 169,97 euro e questo vale per tutti i servizi sanitari privati. Che si nascondano in queste “maglie” dei rimborsi le lunghe liste d’attesa per esami strumentali e non solo, che spingono tante persone a ricorrere alle strutture sanitarie private? E che sia stato questo meccanismo politico- affaristico all’origine di oltre 25 anni di scandali della sanità lombarda che, proprio in Lombardia ha avuto inizio con tangentopoli?
Ricordiamo i più eccellenti. Si, perché anche in questo caso parliamo di eccellenze:
- Anno 1992, arresto di Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, che diede il via all’inchiesta “Mani Pulite” togliendo il coperchio della tangentopoli lombarda.
- Anno 1993, Duilio Poggiolini, ex direttore del servizio farmaceutico- tangenti dalle case farmaceutiche;
- Sempre lo stesso Poggiolini, coinvolto nello scandalo degli emoderivati che, tra il 1985 e il 2008 ha provocato almeno 2600 morti per aver ricevuto sangue infetto;
- Anno 1997 Giuseppe Poggi Longostrevi, in cambio di tangenti si faceva mandare i pazienti nel suo centro privato di medicina nucleare, corruzione ;
- Il sistema corruttivo di Longostrevi era in mano di Giancarlo Anelli, “braccio destro” del presidente di regione Roberto Formigoni. Si parlò di una mazzetta di 72 milioni di lire, ma per Abelli anziché il carcere si aprirono le porte dell’assessorato alla sanità lombarda e poi…uno scranno in parlamento;
- Anno 2007, uno scandalo da far rabbrividire: Clinica Santa Rita, corruzione, frodi e, addirittura, decine di interventi fatti a persone sane allo scopo di ottenere i rimborsi (gonfiati), della regione;
- Anno 2011, caso Daccò. Bancarotta della fondazione San Raffaele: milioni di euro sottratti all’ospedale attraverso fatture gonfiate.
- Anno 2012. Ancora Daccò coinvolto nel caso Maugeri: riciclaggio, appropriazione indebita, associazione per delinquere, frode fiscale. Insieme a lui, ancora lui, l’ex governatore, Roberto Formigoni;
- Anno 2015- Caso Mario Mantovani ex assessore alla sanità e vice presidente della Giunta Maroni. L’accisa è di corruzione negli appalti nel settore sanitario;
- Anno 2016. Arrestato Fabio Ricci, braccio destro dell’allora governatore Maroni. I reati sempre uguali e la mangiatoia sempre quella: la sanità!
Questi i più noti, ma accanto a questi ruota un sottobosco di intrecci, di intrighi, di connubi difficile da elencare.

Ora, in tempo di coronavirus, gli scandali coinvolgono, ancora, il Pio Albergo Trivulzio, ma non solo. Troppi morti devono avere giustizia e i vivi hanno diritto alla verità. E guarda caso, tutte quelle strutture private, quelle dell’eccellenza, quelle dei rimborsi gonfiati, quelle degli intrighi politico-affaristici, hanno dimostrato tutta la loro incapacità soprattutto nei confronti del rispetto della vita.
Ma, sorpresa nelle sorprese, il coonavirus, ha dimostrato, in modo inequivocabile, che la sanità meridionale, seppur “taglieggiata” e con meno risorse, ha retto l’urto dell’epidemia diventando punto di riferimento per il mondo intero e garantendo ai cittadini le cure necessarie, ma non solo a loro, infatti sono tantissimi i malati di Covid – 19 provenienti dalle regioni del Nord e qui ricoverati grazie anche a un grande senso di umanità e solidarietà.

Gli ospedali del Sud si sono distinti anche per capacità organizzative e nella ricerca. E’ il caso del Cotugno di Napoli, riconosciuto come migliore ospedale d’Europa da SKY NEWS. Qui nessuno tra gli operatori sanitari si è infettato e da qui è arrivata l’unica speranza di cura, come ha scritto il New York Times, contro il virus con l’uso del Tocilizumab, il cui protocollo è stato riconosciuto dall’AIFA ed autorizzato all’uso. E’ barese poi il prof. Ranieri che ha inventato un ventilatore che può essere collegato a due pazienti contemporaneamente ed è barese la MESMEC, azienda che ha realizzato una macchina che accelera i risultati dei tamponi.
E se al Sud, in tutto il Sud, i decessi sono circa 1000 rispetto ai circa ventimila del Nord, non è per una scelta geografica del virus, ma per una migliore risposta, a tutti i livelli, dagli operatori sanitari ai cittadini, alle forze di polizia, agli amministratori del Sud.
Ma il Sud che resiste però non fa cronaca, anzi, al contrario, nei confronti del Sud gli attacchi e i pregiudizi continuano con maggior veemenza e con insinuazioni indegne che rappresentano il peggio di certo giornalismo e di certa televisione. Ed io non credo che questo attacco vergognoso che si sta consumando anche adesso che dovremmo sentirci tutti più uniti e che il Sud ha dimostrato tutta la sua umanità, tutta la sua solidarietà, tutta la sua generosità ( si pensi alle centinaia di medici e personale sanitario accorsi dalle regioni del Sud in aiuto alle regioni del Nord!), sia casuale. No, io credo che sia il frutto, ancora una volta, di precisi interessi economici e della volontà di impedire un riequilibrio di risorse a livello sanitario e continuare a farsi vanto di una falsa eccellenza che aveva promesso l’immortalità ma ha mandato a morire migliaia di innocenti!

*Scrittrice, circolo M24A - ET di Bari

Michele Eugenio Di Carlo

Michele Eugenio Di Carlo

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