FONDAMENTI PER UNA SANITÀ CHE TUTELI I CITTADINI CALABRESI

FONDAMENTI PER UNA SANITÀ CHE TUTELI I CITTADINI CALABRESI

FONDAMENTI PER UNA SANITÀ CHE TUTELI I CITTADINI CALABRESI

*di Ambrogio Carpentieri
Malasanità a sud? Colpa dei meridionali?
È un cane che si morde la coda. Le Regioni non virtuose sono sempre al Sud e tra queste l'indice di performance 2020 della Calabria è allarmante essendo meno della metà della Regione più avanti, 33 contro il 71%.
Ma che succede? Con la complicità di politici e Commissari incompetenti il minor accesso alle risorse determina la impossibilità a rientrare nel bilancio e quindi il successivo Piano di rientro o adirittura Commissariamento che ingenera tagli lineari, chiusura di Ospedali di prossimità (fondamentali per la salute dei cittadini delle aree interne soprattutto) e blocco dei concorsi.
Tutti sanno che sprechi e corruzione pur esistendo incidono poco nel meccanismo suddetto.
I posti letto in terapia intensiva sono 5 per 100000 abitanti contro i 17 della Lombardia e mancano nella normalità almeno 100 anestesisti rianimatori. La mobilità porta via 278,2milioni e molte Regioni tipo Lazio non accettano più calabresi perché la Regiine Calabria non paga.
Nell'ultimo decreto del FSN la spesa procapite è di 1902 euro per la Lombardia e 1677 per la Calabria.
Nel 1978 eravamo una piramide e oggi siamo un diamante... cosa vuol dire? che è cambiato il paradigma della popolazione e inevitabilmente deve cambiare la politica sanitaria. Un Manager sanitario oggi ascolta i suoi Direttori per il geverno aziendale. La Medicina Generale evolve verso il ruolo unico e i miniteam se vuole essere competitiva sul territorio e le Cure domiciliari e palliative sono un dipartimento della Azienda sanitaria. Il Dipartimento di Emergenza territoriale 118 va certamente ampliato e potenziato anche per coprire le urgenze notturne laddove la Continuità assistenziale va ridimensionata e rientrata nel ruolo unico della Medicina generale. La gestione integrata non riguarda unicamente gli Ospedali ma tutto il Sistema sanitario quindi Ospedale-Territorio o meglio Distretto per superare la atavita contraddizione tra specialista e generalista. D'altra parte soprattutto per territori delle aree interne bisogna spingere su una Medicina di prossimità e di iniziativa con percorsi sanitari assistenziali che seguono il paziente dalla diagnosi o meglio piano di cura al follow up secondo una stratificazione del rischio e presa in carico da parte del MMG, specialista ambulatoriale oppure ospedaliero. Gli Ospedali di comunità sarebbero da implementare come strutture intermedie tra domiciliarità e ricovero normalmente in capo a Medici di famiglia. La rete è il tramite della gestione integrata che rende il Sistema sanitario regionale funzionale alle esigenze del malato da un lato in Hub&Spoke per gli Ospedali secondo livelli gerarchici di complessità e dall'altro i PDTA per unirli alle Cure primarie. Solo così avremo un sistema sostenibile e con meno ridondanze nei servizi. Ovviamente il collante può essere solo la ICT e FSE. La Telemedicina rimane un sussidio ai miniteam della Medicina Generale o un modo per interloquire con gli specialisti. Per quanto riguarda infine il periodo COVID bisogna fsr intervenire le USCA ossia unità per la emergenza pandemica evitando l'impiego del 118 per meglio agire nelle attività d'emergenza sanitaria. Non per ultimo la Sanità privata ha un importante ruolo nell'assistenza comlementare del cittadino.

Michele Dipace

Michele Di Pace

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