FONDI RECOVERY PER IL SUD, LA CARFAGNA ANNUNCIA IL 40% DELLA VERGOGNA: PARTE LA MOBILITAZIONE DEL SUD, A COMINCIARE DA QUELLA DEI 500 SINDACI

FONDI RECOVERY PER IL SUD, LA CARFAGNA ANNUNCIA IL 40% DELLA VERGOGNA: PARTE LA MOBILITAZIONE DEL SUD, A COMINCIARE DA QUELLA DEI 500 SINDACI

FONDI RECOVERY PER IL SUD, LA CARFAGNA ANNUNCIA IL 40% DELLA VERGOGNA: PARTE LA MOBILITAZIONE DEL SUD, A COMINCIARE DA QUELLA DEI 500 SINDACI

di Pino Aprile*

Come rovinarsi il fegato, da terrone a terrone? Basterebbe l'aria da “Ditemi brava!” dell'arcoriana ministra al Mezzogiorno, Maria Rosaria Carfagna detta Mara (con consulenza di quel Piercamillo Falasca campàno e seguace di uno dei peggiori esponenti del filone nord-centrico, Luca Ricolfi) quando in Parlamento annuncia che, a proposito del Recovery Plan, ben il 40 per cento dei soldi sarà speso al Sud, giocando (le tre carte) sul confuso dettaglio: in quel totale ci sono pure i fondi Riact-Eu e Fsc, sviluppo e coesione, che sono già destinati, in quota fissata per legge, al Sud. Il che porta quel truffaldino 40 a 32; e a precisarlo sono parlamentari meridionali del Pd (meglio tardi che mai) Piero De Luca, Pietro Navarra e Ubaldo Pagano.

Non solo, quel 32 per cento è “lordo” (in ogni senso) perché, per l'interconnessione economica Nord-Sud, il 41 per cento di quanto viene investito nel Mezzogiorno torna al Nord; pertanto il 32 per cento vale poco meno del 20 per cento vero.

E la ministra (folgorata di fresco dal meridionalismo sulla Bretella Telesina, visto che il suo impegno fu latitante quando era al governo con la Lega e il Sud era saccheggiato; e persino da esponente dell'opposizione dei governi di centrosinistra, altrettanto ladri di diritti e risorse destinate al Sud, la sua voce fu quasi assente) gongola per una percentuale da denuncia per appropriazione indebita della differenza?

Applicando i criteri usati dall'Unione Europea (popolazione, reddito, disoccupazione), la quota spettante al Mezzogiorno va da un minimo del 66 per cento (conteggio dei rappresentanti delle Regioni del Sud nella Conferenza Stato-Regioni), al 75 (conteggi del gruppo di studio incaricato dal sindaco di Messina, Cateno De Luca), passando per il 70 per cento (risultato del primo e a lungo unico studio sul RF, condotto dalla Commissione Economia del Movimento 24 agosto per l'Equità Territoriale), a poco meno del 70 per cento, secondo i calcoli del parlamentare europeo Piernicola Pedicini (che di questi conti è un esperto vero).

E lei se ne esce con il topolino di seconda mano e pure taroccato? Per molto meno, si raccolsero migliaia di firme per chiedere le dimissioni dell'allora (purtroppo) responsabile dei Trasporti, Paola De Micheli, ribattezzata “ministra contro il Mezzogiorno”. E a un governo di distanza e dopo mesi, quel che era inaccettabile allora viene riproposto come conquista, con il trucco, e una inondazione propedeutica di parole (molte pure interessanti ma inascoltate: si pensi all'intervento dell'ex ministro Fabrizio Barca) degli “Stati generali del Sud”? Chiacchiere e tabacchiere di legno...

Non conosco la signora Carfagna, dicono sia intelligente e disponibile a documentarsi, sapere. Il che porta a due possibili ipotesi: o ha scelto male le fonti (e a giudicare da certi consulenti...) e quel che sa è sbagliato, o (nonostante i consulenti) quel che sa non è sbagliato e lei vorrebbe pure fare il giusto, ma non può. In questi casi, le persone di carattere lo dicono e si dimettono; gli opportunisti si adeguano e restano al loro posto (meglio piangere in una Rolls Royce che in una Panda).

Tutto sommato ai venti milioni di persone così derubate tramite il ministero che dovrebbe tutelarle, interessa poco sapere perché la ministra lo fa, interessa che lo fa (il resto riguarda la coscienza di ognuno).

E quanto appena detto per la responsabile del dicastero del Mezzogiorno (U cani si jetta sempri nt’o strazzatu) vale per l'altrettanto meridionale Dario Stefàno (la prima irpina e di Forza Italia, il secondo salentino e del Pd), presidente della Commissione per le politiche dell'Unione Europea al Senato, che rivendica di essere “intervenuto” (non mi dica, signora mia!) per “estendere” dal 30 al 40 per cento la quota di RF da destinare al Sud. La ministra Carfagna giganteggia come De Gasperi, al confronto: Stefàno ha fatto inutilmente perdere tempo a fior di competenti, in audizioni-fuffa, da cui avrebbe dovuto apprendere come stanno le cose.

Da dove ha preso la quota 30? E di quale 40 straparla, buttando fumo negli occhi, se è 32 (e lordo, lordissimo), più prese per i fondelli per il restante 8? Lui è il presidente (nulla è stato risparmiato al Sud!) non di una Commissione qualsiasi, ma di quella per le politiche europee, quindi è il meno giustificato a far finta di non conoscere le indicazioni dell'UE sulla ripartizione dei fondi; non può calpestare le decisioni di Senato e Camera dei deputati che le ribadiscono. Addirittura, cerca di “rubare demeriti” alla ministra Carfagna, intestandosi il 40 per cento della vergogna! Viene a impiccare il Sud, la sua gente, con una corda riciclata e chiede il ringraziamento, perché “usata, scivola meglio, ti graffia meno il collo”.

Dite grazie a Stefàno! Baciate la mano a Carfagna!

Prepariamoci a chiedere all'Unione Europea di condizionare l'invio delle risorse del Recovery Fund all'Italia, solo se usate nel modo, anche geograficamente, indicato da Bruxelles; prepariamoci a iniziative di protesta ovunque contro la rapina che, come da copione, viene compiuta ricorrendo a truppe cammellate della colonia da depredare; prepariamoci a portare la nostra protesta e le nostre ragioni nel Parlamento Europeo, a manifestare nelle strade e nelle piazze di Bruxelles; prepariamoci a compilare gli elenchi dei parlamentari del Sud che faranno passare queste porcherie con il loro voto, per informare gli elettori traditi.

Parte la mobilitazione del Sud, a cominciare da quella dei 500 sindaci.

*presidente M24A-ET

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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