GARATTINI: LA VITA VIENE PRIMA DEGLI AFFARI. MA IN LOMBARDIA QUALCUNO, FORSE, HA INVERTITO LE PRIORITÀ

GARATTINI: LA VITA VIENE PRIMA DEGLI AFFARI. MA IN LOMBARDIA QUALCUNO, FORSE, HA INVERTITO LE PRIORITÀ

GARATTINI: LA VITA VIENE PRIMA DEGLI AFFARI. MA IN LOMBARDIA QUALCUNO, FORSE, HA INVERTITO LE PRIORITÀ

 

di Giancarlo Pugliese

“Le cose che abbiamo visto in Lombardia dall’inizio dell’emergenza non possono passare sotto silenzio. Perchè sono successe. Il senso della vita viene prima del senso degli affari. Ma qualcuno, forse, ha invertito le priorità. E così è stato fatto un danno ulteriore. Che così si è sommato ai danni devastanti di questo virus”.

A parlarne, in un’intervista pubblicata su “La Repubblica” di venerdì 27 Marzo, non è una persona qualunque: è Silvio Garattini, 91 anni, bergamasco, presidente e fondatore dell'Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri". Una denuncia chiara e circostanziata, che squarcia il velo di silenzio che, a livello di media, si è cercato a lungo (e in buona sostanza, da più parti si cerca ancora) di mantenere sulle responsabilità delle autorità in Lombardia nel diffondersi del contagio.

“Se nella nostra regione i numeri sono così alti è anche perché non hai fermato le aziende e non hai protetto i lavoratori che continuavano a spostarsi per andare in fabbrica. Così si sono moltiplicati i contagi”.  La denuncia di Garattini, scienziato e farmacologo di fama mondiale, non si ferma qui e va a toccare anche il mito della presunta migliore organizzazione sanitaria lombarda: “Non abbiamo protetto nemmeno chi lavora negli ospedali e nei luoghi di cura, nelle case di riposo, negli studi medici. (…) Penso a strutture che si sono trasformate in camere di incubazione. Le maggiori infezioni avvengono in ambiente ospedaliero.” A fronte di tale emergenza, emergono i mille dubbi connessi ai numeri dell’irrefrenabile diffusione del contagio in Lombardia e del suo tasso di letalità, che ne hanno fatto un caso mondiale.

Anche qui Garattini è estremamente esplicito : “Temo si dovrà prendere atto che, nel momento cruciale, alla tutela della salute si è anteposta l’economia, il lavoro, la produzione a tutti i costi. Se questo verrà confermato, sarà una lezione durissima sulla quale riflettere. La mancata attuazione della zona rossa in valle Seriana, nonostante l’allarme lanciato dall’Istituto Superiore di Sanità, fa molto pensare”.
Sotto accusa sono dunque i mancati provvedimenti e la reazione goffa e incerta da parte delle autorità regionali (comprese le organizzazioni degli industriali) di fronte all’insorgere dell’emergenza, prima sottaciuta, poi sottovalutata, e infine affrontata in grave ritardo : “Il combinato disposto di più fattori l’ha trasformata in un terreno di guerra. Mancata chiusura del focolaio Alzano-Nembro, e dunque circolazione degli uomini e delle merci. Ospedali e personale non attrezzati a spezzare la catena dei contagi. Eventi di massa come la partita Atalanta-Valencia (con oltre 40.000 tifosi bergamaschi confluiti a Milano per il match disputato a San Siro, ndr). “
Che fare ora? “Stare in casa e aspettare. – conclude Garattini – Gli effetti dell’isolamento non possono non arrivare. In Cina hanno fatto prima. Qui occorre più tempo. Ma ne usciremo. Poi andremo a fondo e capiremo il fenomeno Lombardia”.     

         
Una chiosa necessaria, su cui, a bocce ferme, occorrerà tornare e che non potrà e non dovrà essere elusa: se torniamo con la memoria a quanto accaduto in Lombardia allo scoppio della bomba Covid-19, dalle cene del primo cittadino bergamasco Gori, agli aperitivi del sindaco meneghino Sala all’insegna del #Milanononsiferma (passando per il  segretario della Lega Matteo Salvini, che ancora il 27 Febbraio dichiarava nei suoi video la necessità di “riaprire tutto”), è difficile negare le argomentazioni sollevate da Garattini in merito alle pesanti responsabilità ascrivibili alle autorità e alla classe dirigente regionale: responsabilità che hanno avuto effetti nell’amplificazione della tragica situazione in Lombardia e del dramma incommensurabile delle vite umane consumate dalla pandemia, propiziando il contagio nel resto del paese e il conseguente esiziale lockdown in tutta Italia che causerà il disastro economico ormai alle porte.

E se, anche a fronte di una tale drammatica realtà dei fatti, il presidente regionale Fontana, con ineffabile e grottesca sicumera (appoggiato dai molti media “nazionali”- ma con testa e gambe al nord - che proseguono con la narrazione ormai stantìa di una sanità “d’eccellenza” in Lombardia) , riesce nell’impresa di reclamare ulteriore “autonomia” come strumento per governare l’emergenza, non può non porsi la questione della c.d. “Autonomia differenziata”: se è questo il modo in cui questa regione affronta problemi di questa portata, una simile idea, che qualcuno vorrebbe realizzare sulle spalle (e a danno delle tasche) dei cittadini delle altre regioni, andrebbe immediatamente chiusa a doppia mandata in un cassetto recondito. Per non tornare a parlarne più.

 

 

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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