GLI ARTISTI IN PANDEMIA

 GLI ARTISTI IN PANDEMIA

 GLI ARTISTI IN PANDEMIA

 

di Antonio Marangolo
musicista, compositore, scrittore

La situazione causata dall’epidemia del Covid 19 non ha fatto altro che sottolineare
l’atteggiamento superficiale della società nei confronti degli artisti, attori musicisti e lavoratori che intorno ad essi lavorano.
Non si parla naturalmente di quelli famosi che di certo hanno le risorse economiche per superare comodamente un periodo di inattività ma delle centinaia di migliaia di artisti che settimana per settimana hanno bisogno di guadagnare quel minimo che serve alla sopravvivenza. E per sopravvivenza si intende affitto, bollette e spesa alimentare. Niente altro.
Tale atteggiamento, soprattutto verso i musicisti, manifestato dal fatto di non essere non solo considerati ma neanche vagamente citati in qualunque dichiarazione politica è frutto di una ignoranza che è dilagata dagli anni ottanta in poi.
L’avvento del cavaliere Berlusconi con le sue donnine nude, le sue trasmissioni stupide e il devastante invadente intervento delle interruzioni pubblicitarie hanno preso piede facilmente anche a sinistra grazie a un diffuso desiderio sociale di idiota spensieratezza, falsa leggerezza, e canzoni imbecilli adottate come reazione agli anni bui del terrorismo.
Da qui a considerare i musicisti dei giullari il passo è stato breve e nel periodo della quarantena che ancora si sta vivendo, e che per gli artisti durerà più che per chiunque,
la questione si è accentuata.
Ma si è accentuata anche grazie all’atteggiamento completamente irresponsabile dei suddetti artisti, musicisti in testa, che, compenetrati nel ruolo di giullari hanno dispensato gratis concertini casalinghi o in streaming a distanza come se piovesse.
Come se a un condannato a morte, un attimo prima di essere impiccato, fosse stato chiesto di fare un po' di karaoke.
Ora, non risulta che in quarantena gli ingegneri abbiano regalato progetti sul web, o avvocati consulenze, o i notai abbiano fatto gratis degli atti o gli idraulici, facendosi seguire su skype, abbiano guidato qualcuno ad aggiustare un rubinetto senza farsi pagare.
Ma i musicisti hanno cantato e suonato e attori hanno anche recitato così da svilire la nobiltà del loro lavoro e mandando alla malora quello che è il senso della loro vita.
Una vita in cui si sforzano di fare una cosa che gli altri lavori difficilmente possono offrire: dare emozioni.
Una vita in cui innanzitutto si ha il coraggio di scegliere un mestiere comunque a rischio, si studia tutta la vita ore e ore fino a età avanzata e si raggiunge un livello di specializzazione che non ha niente da invidiare ad un ingegnere nucleare.
Basti pensare a un violinista che legge a prima vista un Capriccio di Paganini o a un jazzista che acquisisce a memoria una quantità di dati musicali impressionante i quali poi si sentono fare la solita domanda: “”Ah tu suoni? Ma di lavoro cosa fai?”

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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