HANNO GIÀ INGOVERNATO, MA VERRANNO ANCORA A CERCARVI IL VOTO.

HANNO GIÀ INGOVERNATO, MA VERRANNO ANCORA A CERCARVI IL VOTO.

HANNO GIÀ INGOVERNATO, MA VERRANNO ANCORA A CERCARVI IL VOTO.

HANNO GIÀ INGOVERNATO, MA VERRANNO ANCORA A CERCARVI IL VOTO.

Calabresi, difendetevi, difendete il futuro dei vostri figli.

Di Massimo Mastruzzo *

Un viaggio drammatico della trasmissione PresaDiretta ha attraversato la regione Calabria dove, dopo 11 anni di commissariamento la sanità regionale è in ginocchio e indebitata come prima. Un viaggio tra storie che denunciano l’impossibilità di screening e cura delle malattie oncologiche, l’assenza della medicina del territorio, il pendolarismo sanitario al quale sono obbligati i cittadini calabresi che non hanno la possibilità di pagarsi le cure in privato, i cantieri dei nuovi ospedali fermi da anni, il grande progetto delle Case della Salute già finanziato ma mai decollato.

Testimonianze che il solo ascolto è a prova di ulcera: "per fare una PET a mia madre, che le era stato appena diagnosticato un tumore, mi è stato detto che servivano 60 giorni... da Catanzaro ci sono i pullman per Parma, allora ho telefonato a Parma e quando mi hanno detto che l'esame era disponibile per domani, non riuscivo a capire, noi alla parola domani non siamo abituati, noi non abbiamo un domani…"

La migrazione sanitaria, la fuga dal sud vale 4,6 miliardi, dati del 2018 analizzati dalla fondazione Gimbe, parlano di un milione di persone che si spostano verso nord, con loro i familiari, e con costi che non sono calcolabili. È ora di dire basta a questa incostituzionale sottrazione di diritti.

Che il sud Italia, come le Aree Interne del Paese, siano in notevole ritardo di sviluppo, non solo rispetto alla parte centro-settentrionale, ma ancor più rispetto ai paesi più avanzati d’Europa, è sotto gli occhi di tutti. Un ritardo colpevole in quanto causato da politiche sperequative che, non solo non hanno redistribuito i fondi per gli investimenti secondo principi di solidarietà e di giustizia sociale su tutto il territorio dello stato, ma che addirittura, in alcuni casi, hanno sottratto, mediante stratagemmi contabili come le variabili “dummy” , con la mancata individuazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni e la non corretta applicazione della L. 42/2009, risorse preziose per lo sviluppo dei territori e la giustizia sociale nei confronti dei cittadini meridionali e delle aree interne.

Per fortuna l'Europa con lungimiranza ed una diversa visione rispetto al passato,

attraverso i criteri di ripartizione dei fondi Next Generation EU

1. Direttamente proporzionale alla Popolazione;

2. Inversamente proporzionale al livello del Reddito pro-capite;

3. Direttamente proporzionale al tasso di disoccupazione medio degli ultimi 5 anni.

ha posto le condizioni per porvi rimedio.

Tre criteri dei quali due hanno spinto verso l’alto le “quotazioni” italiane fino a 209 miliardi di euro. Questi soldi dovranno

essere ripartiti tra i territori italiani seguendo gli stessi criteri usati dalla Commissione.

Questa è l’occasione per ricucire le lacerazioni ed il divario allargatosi tra due parti dello stesso Paese. Questa ricucitura, peraltro, consentirebbe a tutta l’Italia di rimettersi in carreggiata sul percorso di crescita degli stati dell’Unione Europea.

Oltre alla quantità delle risorse, l’Europa ha posto dei paletti molto chiari per quanto

riguarda gli interventi di assoluta priorità: promozione della coesione economica, sociale e territoriale; rafforzamento della resilienza economica e sociale preesisente e successiva alla pandemia; mitigazione dell’impatto economico e sociale della crisi; supporto alla transizione digitale e verde.

La disamina che il M24A ET - Movimento per l'Equità Territoriale - propone, individua puntualmente le criticità presenti sul

territorio nazionale e nei vari settori della macchina statale, con particolare riferimento alle aree in ritardo di sviluppo, individuando delle soluzioni dettagliatamente descritte e che rispondono prioritariamente a quanto sopra evidenziato dalle indicazioni dell’Unione Europea.

Nel dettaglio per il settore sanitario è necessario un Piano straordinario di rafforzamento della Sanità al Sud che possa

assicurare, quantitativamente e qualitativamente, gli stessi Livelli Essenziali di Assistenza (LEP), costituzionalmente garantiti, e di cui già gode il Nord. Ci ritroviamo con un sistema sanitario a due velocità che mette a rischio la perdita di coesione sociale perché le Regioni del Sud non riescono ad assicurare, anche a causa delle minori coperture finanziarie erogate, il medesimo livello di prestazioni sanitarie offerto al Nord.

A tal proposito alcuni indicatori sono allarmanti: il tasso di mortalità ogni 10.000

abitanti è elevato in Campania essendo di 121,6 per gli uomini e 81,8 per le donne;

seguono Sicilia e Calabria mentre è notevolmente più basso in Toscana (101,1 uomini e 66,7 donne), a sua volta seguita da Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.

Gli investimenti europei sono l'opportunità di rendere i sistemi sanitari regionali omogenei su tutto il territorio nazionale per garantire equità di accesso a beni e servizi.

Lo sviluppo di tecnologie innovative, anche nelle regioni del sud, nell’ambito delle cure sanitarie, quali nuovi medicinali, dispositivi, strumenti diagnostici, procedure chirurgiche etc. porterebbe notevoli benefici per i pazienti, migliorando l’efficacia, la sicurezza, l’efficienza e la qualità delle cure ed evitando i cd. viaggi della speranza.

Lo sviluppo di una efficace infrastruttura di Information Communication Techonology (ICT) nel mondo sanitario, potrebbe migliorare e rendere più rapide ed efficaci le cure prestate ai pazienti.

La creazione di un fascicolo sanitario elettronico, da parte del Servizio Sanitario

Nazionale, consentirebbe di raccogliere tutte le informazioni e la vita clinica dei pazienti, con ricadute utili per le cure, la possibilità di fare automaticamente anamnesi familiari e di utilizzare anonimamente i dati per la ricerca scientifica. Date le disparità anche nei finanziamenti forniti alla sanità nelle diverse aree del paese, è necessario essere certi che eventuali risorse profuse per la digitalizzazione del sistema sanitario siano ripartite in maniera equa sul territorio nazionale.

Le disparità di investimento hanno provocato nel Mezzogiorno una carenza di strutture sanitarie estremamente grave. Ripensare una sanità del territorio, mediante l’armonica distribuzione tra presidi ospedalieri, ospedali di comunità, presidi di primo soccorso e assistenza domiciliare, è fondamentale se si vuole garantire la coesione sociale attraverso la fornitura dei servizi sanitari necessari alle

esigenze della popolazione.

Si sottolinea, inoltre, l’urgenza della maggiore importanza e operatività da attribuire alla medicina territoriale e il ritorno spedito ad una regia nazionale anche grazie alla digitalizzazione.

*Direttivo nazionale M24A-ET

Movimento per l'Equità Territoriale

 

Michele Dipace

Admin

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