Dal Piano Marshall al Recovery Fund: la storia si ripete. Tutto al Nord?

Dal Piano Marshall al Recovery Fund: la storia si ripete. Tutto al Nord?

Dal Piano Marshall al Recovery Fund: la storia si ripete. Tutto al Nord?

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di Pasquale Cataneo e Paolo Mandoliti*

08/08/2020

L’assalto alla diligenza di soldi internazionali a costo bassissimo (praticamente nullo) è ripartito. Il partito unico del nord, quello che governa l’Italia da 160 anni (dall’Unità ad oggi) formato non solo da politici, ma anche, e soprattutto, dai potentati economici e non che tengono i politic(ant)i dagli attributi, stavolta hanno puntato i 209 miliardi delle risorse del Recovery Fund (RF) che l’Europa ha destinato tramite accodo all’Italia in base all’applicazione di tre diversi criteri (popolazione, inverso del PIL pro-capite e media della disoccupazione degli ultimi 5 anni).

Simulando l’applicazione solo del criterio della popolazione al nostro Paese sarebbe stato destinato poco più del 13%, invece, per le finalità precipue del RF applicando anche gli altri due criteri previsti all’Italia è destinato circa il 27,8% di quel montante. Ciò dovuto in modo chiaro e indiscusso per due ragioni:

1) l’Italia è il Paese nei 27UE che registra il maggior differenziale interno tra abitanti delle sue regioni in termini di reddito pro-capite (es. PIL per abitante 2018 Provincia Autonoma Bolzano 47.000 € ed in Calabria 17.000 €). In modo speculare le disuguaglianze si riflettono anche nella spesa per consumi finali delle famiglie per abitante (figura 2);

2) i tassi di disoccupazione (Istat, 2020h) altrettanto differenziati (Nord 6,1%) a discapito nuovamente del Mezzogiorno (17,6%) che risulta avere quindi un tasso di disoccupazione quasi triplo rispetto al Nord, dal 2014, con il divario più ampio e realmente costante (figura 1.3).

Emerge pertanto che le risorse così consistenti per l’Italia non sono scaturite dal dato popolazione ma dai due indicatori relativi all’inverso del reddito pro-capite ed alla media di disoccupazione. Lo affermiamo con fermezza: il dato è derivante, anche se non esclusivamente, in base alla grave situazione socio-economica del Mezzogiorno.

In base alle finalità proprie dell’accordo sul RF, sottoscritto anche dall’Italia, quindi una fetta consistente di queste risorse devono servire per colmare il gap (infrastrutturale, economico, sociale) tra il Mezzogiorno e la restante parte del Paese nel contesto delle Politiche di Coesione UE.

Noi come Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale, abbiamo quantificato queste risorse in 145 miliardi di euro (seguendo i criteri di ripartizione che l’Europa ha utilizzato per dividere gli 800 e passa miliardi tra i vari Paesi). In un apposito documento abbiamo esplicitato tale nostra previsione, con resoconto, inviata ai competenti livelli istituzionali italiani. (qui il documento completo Recovery Fund)

Purtroppo non abbiamo ricevuto alcun riscontro. Così come ci pare anche per i continui richiami che diversi organi sovranazionali hanno fatto all’Italia.

Rammentiamo quello di Marc Lamaitre, Direttore delle Politiche regionali UE, che ha dichiarato con una nota al Governo italiano, lo scorso ottobre, di dover rivedere al ribasso, in sede di rendiconto della programmazione 2014-2020, le risorse assegnate all’Italia se la stessa non avesse provveduto a colmare il gap di investimenti al Mezzogiorno derivanti dall’assenza delle risorse italiane in spregio al principio comunitario di addizionalità.

Oppure quello di Fabio Panetta, della Banca Centrale Europea, che ha sottolineato di non riuscire ad immaginare uno sviluppo equilibrato, in un’economia nazionale, all’interno della quale un terzo della popolazione ha un PIL pro-capite inferiore di quasi la metà rispetto alla restante parte del Paese. Infine il Consiglio Europeo, con il suo Presidente, ed il Fondo Monetario Internazionale tutti a chiedere la stessa cosa, ovvero: la crescita deve ripartire da SUD!

E proprio mentre gli Organismi internazionali convergono con la stessa esplicita richiesta, che aiuterebbe la crescita complessiva dell’intero sistema Paese, da Sud al Nord e quindi anche per le imprese settentrionali, come dovrebbero sapere anche i rappresentanti del partito unico del nord, sono fortemente interdipendenti (diciamo pure dipendenti) dal Mezzogiorno per la fornitura di beni e servizi.

Un mercato interno pari ad 88 miliardi all’anno (che crescerebbe ulteriormente se il Mezzogiorno iniziasse a innescare politiche di sviluppo reale anche con le risorse del RF), che il Nord potrebbe invece perdere, nel caso in cui il Mezzogiorno chiudesse la borsa e si rivolgesse altrove ad esempio per i propri consumi.

E’ evidente, purtroppo per loro (i componenti del partito unico del nord), che nonostante i nostri reiterati avvisi, richiami, rilievi stiano continuando imperterriti a dimostrarsi sordi alle sollecitazioni che gli provengono da più parti.

La verità, con sempre maggiore rilevanza e consapevolezza, viene a galla su come loro (i componenti del partito unico del nord), siano fagocitatori di risorse pubbliche (denigrando il Mezzogiorno di essere assistito) quando, invece, con verifiche puntuali effettuate da noi e da Eurispes con tanto di certificazione del dato da parte dei CPT, è emerso che circa 840 miliardi, in poco più di 17 anni, sono stati sottratti al Mezzogiorno per sostenere la spesa pubblica del Nord senza avere crescita!

Fagocitatori e predoni lo sono sempre stati.

Lo sono da 160 anni! Da quando, con l’unità d’Italia organizzata per salvare una classe regnante dalla bancarotta (con gli inglesi, i francesi, i Rotschild che non sono stati a guardare in quanto avrebbero perso i loro investimenti nel debito pubblico piemontese. in quel tempo. pari a circa 2 miliardi di lire del 1861) i primi governi (liberisti e protezionisti) sono stati, a seconda della convenienza, gli esecutori del “prendetegli tutto, non lasciategli nulla” e così hanno fatto, non lasciando al Mezzogiorno nemmeno “le lacrime per piangere” come aveva facilmente predetto Francesco II lasciando Napoli.

Loro (i componenti del partito unico del nord) lo sono stati anche durante il regime fascista, quando qualche bonifica venne fatta passare “per un passo enorme verso la vera unità del paese”, in cui si negava addirittura l’esistenza della “questione meridionale”.

Sempre loro (con in testa l'allora capo del Governo) lo sono stati finanche quando gli Stati Uniti mandarono una vastità di denaro per riparare i danni della guerra e rilanciare il Paese inserito nel cd Patto Atlantico.

Già, il Paese. I maggiori danni sia in termini di vite umane che materiali li aveva subiti nel Mezzogiorno, con le operazioni militari ed i bombardamenti della cd Campagna d’Italia, che distrusse infrastrutture belliche e logistiche ma anche molti edifici civili di molte città martoriate (Palermo, Messina, Salerno, Napoli, Foggia) sia dal punto vista urbanistico ma, e soprattutto, in termini di vite umane spezzate con migliaia e migliaia di civili massacrati.

Anche su questo c’è stata mistificazione della realtà. Due esempi tristemente accomunati: Napoli, subì circa 200 incursioni aeree e Foggia, una decina. Entrambe le due città ebbero gravissimi danni ed oltre 40.000 civili deceduti nell’estate del 1943.

Per Foggia, in particolare, alla devastazione totale si associò la perdita di circa un terzo dell’intera popolazione di allora. Ebbene, anche in questo caso, vi fu una “sottrazione”. Infatti secondo l’Istituto Centrale di statistica, nel rapporto “Morti e dispersi per cause belliche negli anni 1940-45”, pubblicato nel 1957, i civili deceduti in Italia sarebbero 18919, un numero inferiore alle 20289 vittime della sola città di Foggia che si raddoppiano con quelle di Napoli. A queste oltre 40.000 vittime si aggiungono tutti gli altri civili deceduti nelle altre città meridionali già citate e Roma!

Direte e cosa c'entra? Purtroppo c’è chi ha nel passato “manipolato” e vuole, da prenditore rapace di risorse, “manipolare” anche oggi la realtà, anche quando è così tragica ed ha prodotto vittime innocenti.

Lo ha già fatto già nel secondo dopoguerra producendo la “sottrazione” di vittime civili e di danni di guerra nel Mezzogiorno, sostenendo una iniqua e ingiusta distribuzione di risorse economiche per proteggere la ripresa del sistema socio economico del Nord, salvaguardato dai danni dei bombardamenti e con un numero di vittime civili, ugualmente da rispettare, ma di molto inferiore rispetto a città sterminate come Foggia.

Come si concretizzò questa “manipolazione” allora?

Presto chiarito: l’87% delle risorse dell’ERP (acronimo del European Recovery Plan, conosciuto ai più come Piano Marshall) finì alle industrie e nelle regioni del nord (Fiat, Ansaldo, Edison, ILVA, Piaggio, Alfa Romeo, Riva, Innocenti, Salmoiraghi, RAI, ecc.), sotto forma di prestiti che poi gli Stati Uniti rinunciarono a riscuotere.

Cosa giunse alle regioni ed agli abitanti del Mezzogiorno? In totale il residuo 13%!

All’intera Puglia che aveva avuto, oltre a Foggia città più martoriata, anche altre che ebbero danni materiali e vittime rilevanti giunse lo 0,13% (e NON CI SIAMO SBAGLIATI!!!).

Una carognata che, dopo la denuncia di don Luigi Sturzo, venne parzialmente ripagata dalla concessione di istituire la Cassa per il Mezzogiorno

Un palliativo temporaneo (gli effetti benefici si sono visti soltanto nei primi anni di vita della Cassa, ed una certa convergenza tra i redditi pro-capite delle due aree nord e sud, e gli effetti benefici li videro anche gli industriali del nord che, grazie appunto all’interdipendenza tra le due aree, ebbero una crescita che non videro più).

Dopo aver versato il sangue di tantissimi soldati meridionali, sul confine nord-orientale, per difendere l’Italia nel primo conflitto mondiale, poco o nulla giunse al Mezzogiorno. Cosa successe? Continuò l’emigrazione verso altri Continenti.

Dopo la seconda guerra mondiale con i danni e le vittime più rilevanti nel Mezzogiorno ancora una volta poco o nulla giunse nelle regioni meridionali. Un'altra emigrazione, questa volta Europea e Sud-Nord (nelle fabbriche accresciute con l’ERP).

La terza è avvenuta dal 2005 ad oggi hanno lasciato il Mezzogiorno, oltre 2 milioni di giovani e meno giovani. Per lo stesso motivo di fondo: Prima e solo il resto del Paese.

Ed oggi sono circa 5 milioni gli italiani che sono iscritti all’AIRE, fuori dal Paese.

Il resto della storia è contemporaneo: i predatori nord-centrici hanno continuato a fagocitare risorse su risorse trovando gli escamotage più “creativi” per rubare risorse al Mezzogiorno e far aumentare l’emigrazione.

Che dire delle variabili “dummy” attraverso cui sono stati sottratti parte dei 840 miliardi di euro in 17 anni unitamente al mancato rispetto del dettato della L. 42/2009? Hanno fatto riunioni e “secretato” gli atti per non dar corso alla corretta applicazione della legge visti i risultati delle derivanti proiezioni economiche.

Le ultime riprove del modus operandi dei prenditori del partito unico del nord riguardano i criteri utilizzati, in questi giorni, per ripartire le risorse a favore delle attività dei centri storici delle città turistiche (premiata Verbania, sconosciuto paesino sulle sponde del lago Maggiore, penalizzata Matera, capitale della cultura 2020), o ancora quelli utilizzati per rifare il parco autobus delle città italiane (solo Avellino presente come rappresentante del Mezzogiorno).

Oggi, c’è chi vuole “usare” le vittime da Covid 19. Il commissario all'emergenza dichiarava il 18 aprile 2020 “Tra l’11 giugno 1940 e il 1° maggio 1945 a Milano sono morti sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale 2000 civili (1/10 di Foggia e di Napoli!) in 5 anni (in 5 mesi!) in due mesi in Lombardia per il coronavirus sono morte 11.851 civili, 5 volte di più”. Purtroppo i numeri, da allora in Lombardia e nel resto del Paese sono cresciuti ancora e di molto e di questo noi di M24A-ET siamo addolorati e vicini alle famiglie e alla popolazione lombarda, così fortemente colpita, ed a tutte le altre.

Non riteniamo però che i “civili deceduti” siano da utilizzare strumentalmente, dai prenditori (i componenti del partito unico del nord), per agguantare altre risorse economiche e far andare nel dimenticatoio le responsabilità di chi non ha avuto le capacità guidare e indirizzare il sistema sanitario regionale fortemente incentrato sulla sanità privata e con una non adeguata assistenza sanitaria territoriale avvenuto soprattutto in Lombardia.

Quelli del partito unico del nord invece di porre rimedio alle probabili falle registrate nel sistema sanitario nazionale e regionale sullo stato di attuazione della Decisione n. 1082/2013/UE relativa alle gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero, in vigore dal 6 novembre 2013, per le proprie relative reciproche competenze, come hanno fatto per l’ERP (Piano Marshall) vorrebbero fagocitare pure le risorse del Recovery Fund, destinate all’Italia perché il Mezzogiorno ha bassi livelli di reddito pro-capite e alto tasso di disoccupazione.

Loro, però, stavolta, non hanno fatto i conti con chi davvero non ha più lacrime per piangere ma che ha tanta voglia di non emigrare e di vivere, qui, in un Paese migliore.

Questa battaglia non la faremo solo nelle istituzioni italiane per non lasciare alcun alibi a chi è rappresentante del partito unico del nord, ma anche ai loro complici, gli ascari quando non sono organici. Andremo anche a pugnare nelle istituzioni che quelle risorse le hanno assegnate con determinate finalità (Parlamento Europeo, Consiglio Europeo, Direzione Generale Affari Regionali dell’UE, Corte di Giustizia).

E chiederemo, estrema ratio, di non darcele, perché, forse è meglio non lasciare ai nostri figli e nipoti ulteriori debiti che vedere i fondi destinati dalle Politiche di Coesione UE al Mezzogiorno utilizzate impropriamente dai soliti predatori autoctoni a vantaggio loro e del resto del Paese come finora avvenuto. BASTA.

*Commissione Nazionale GdST “Economia e Sviluppo” M24A-ET

 

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Michele Dipace

Michele Di Pace

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