I 4 PILASTRI DELL’AIUTO EUROPEO, COSA CONVIENE ALL’ITALIA?

I 4 PILASTRI DELL’AIUTO EUROPEO, COSA CONVIENE ALL’ITALIA?

I 4 PILASTRI DELL’AIUTO EUROPEO, COSA CONVIENE ALL’ITALIA?

di Daniele Quarta*

Oggi si terrà il Consiglio europeo che deciderà le misure di sostegno alle quali gli Stati potranno ricorrere per far fronte alla crisi sanitaria ed economica. Si partirà da dove si era arrivati nella riunione dell’Eurogruppo del 9 aprile dove si litigò molto e deciso poco. Le misure sul tavolo sono quattro:

• SURE
• MES (senza condizionalità nei limiti del 2% del Pil)
• FONDO LIQUIDITÀ BEI
• RECOVERY FUND – fondo per la ripresa (lanciato dalla Francia ma non è detto che rientrerà nell’ordine del giorno della discussione)

Vediamo cosa sono e come funzionano questi quattro pilastri e cosa converrebbe al nostro Presidente Conte di portare a casa per l’Italia

SURE

Il SURE (acronimo di State sUpported shoRt-timE work) significa “lavoro di breve durata sostenuto dallo Stato. In pratica è un sostegno che la UE dà agli Stati membri che lo richiedono per finanziare gli ammortizzatori sociali previsti per le imprese che sono ferme o in crisi a causa del corona virus. L’idea è quella di mantenere l’occupazione dei lavoratori inattivi, per sospensione lavorativa, garantendo ad essi un sostegno retributivo. È una misura che interviene in aggiunta a quelle già attivate dalla finanza degli Stati e per l’Italia costituirebbe un finanziamento di 20 miliardi aggiuntivi per la nostra cassa integrazione, già in crisi per l’enorme numero di richieste ricevute.

L’UE finanzia questa misura con 100 miliardi raccogliendoli sul mercato, cioè emettendo bond comuni, a fronte di garanzie (proporzionate alle dimensioni di ciascuna economia) per 25 miliardi da parte degli Stati.

È bene chiarire che i soldi che arriveranno allo Stato beneficiario saranno un prestito, non un finanziamento a fondo perduto. In aggiunta, questo prestito avrà natura temporanea, cioè la sorte capitale va restituita entro un limitato tempo (non ancora definito) e comunque c’è da aspettarsi che tale prestito dovrà essere compatibile con vincoli di bilancio europeo che oggi sono sospesi solo per il periodo del coronavirus. In termini di interessi, anch’essi da restituire, la convenienza non è un granché, alcuni economisti lo hanno stimato non superiore 0,015 punti percentuali rispetto all'emettere Btp italiani.

MES

È il tema del momento, la star campione di ascolti, tutti ne parlano e si infervorano su di esso come salvatore o castigatore della Patria. La versione che verrà proposta nella riunione dell’Eurogruppo è una versione Light di quella del 2012, nel senso che verrà edulcorata da tutti quei vincoli a cui dovrà sottostare lo Stato che lo richiede, come contro partita del finanziamento (il caso Grecia alla quale furono imposte austerity e tagli draconiani è ormai nell’immaginario di tutti). Ebbene la versione in discussione prevede un intervento pari al 2% del PIL per ciascuno Stato che ne facesse richiesta. Per l’Italia circa 35 miliardi. L’accordo prevede che, qualora lo Stato ne facesse richiesta, il denaro potrà essere utilizzato per le sole spese mediche e sanitarie, “senza condizionalità”.

Affermare che il Mes proposto sia “senza condizionalità” non è totalmente corretto. Infatti, queste non condizionalità si basano su un accordo politico dei capi di governo e non su una sostanza giuridica giacché le criticità dei vincoli rimarranno nel trattato che non verrà modificato. Allora è un cavallo di Troika? Vedremo.

Anche nel caso del Mes, i 35 miliardi che l’Italia potrà richiedere sono un debito che dovrà essere restituito in pochi anni (da 2 a 5 è da decidere) ed anche se la quota interessi del prestito sarà bassa, nella fase di restituzione l’Italia dovrà trasferire una consistente fetta del gettito fiscale al MES o in alternativa, se ne avrà spazio, dovrà finanziarsi con ulteriore debito pubblico (cosa ben diversa da debito).

FONDO LIQUIDITÀ BEI

La proposta sul tavolo dell’Eurogruppo consiste nell’iniziativa del gruppo Bei (la Banca europea per gli investimenti) di creare un fondo di garanzia paneuropeo di 25 miliardi di euro, a sostegno di finanziamenti pari a 200 miliardi di euro (che si aggiunge al pacchetto di aiuti da 40 miliardi annunciato a marzo) a favore delle le aziende, soprattutto le Pmi, in tutta l’Ue, anche attraverso le banche promozionali nazionali (in Italia BDP).

Qui sono le aziende che possono attingere al fondo per attuare i loro progetti di investimento e mettere in pratica piani di ripresa economica volti a far fronte alla crisi causata dal Covid-19. Questi finanziamenti (a debito) saranno restituiti delle imprese sulla base del ritorno dei loro investimenti in modalità stabilite caso per caso

Ma chi mette i soldi nella BEI? Il fondo Bei verrà finanziato dagli stessi Stati membri dell’Ue, con una linea di credito pari a 25 miliardi di euro. Cioè fondi e garanzie che gli Stati garantiscono su una parte dei finanziamenti dati dalla Bei, nel caso in cui non potranno essere non restituiti dalle imprese. Lo strumento non è pertanto un debito degli stati che viene trasferito alle imprese, ma solo una sorte di investimento a garanzia. Qui il vantaggio è quello di mutuare tra gli stati un investimento comune, a tutto vantaggio di quello Stato nel quale il tessuto economico è maggiormente in crisi (l’Italia è certamente uno di questi)

RECOVERY FUND

Il Fondo per la ripresa è una proposta lanciata dalla Francia ed accolta con favore dal Presidente Conte, per la quale vi sono dubbi che possa rientrare nell’ordine del giorno dell’Eurogruppo di oggi. In questo caso la Commissione europea, attraverso un fondo di nuova costituzione, andrebbe sul mercato a raccogliere fino a 1000 miliardi, emissione di recovery bond (il nome cambia ma la sostanza di bond europei è la stessa) utilizzando come garanzia il bilancio europeo 2021-2027 e rafforzato da nuove contribuzioni dirette e maggiori garanzie da parte dei Paesi (da definire). I fondi raccolti finanzierebbero i paesi in difficoltà.

A differenza degli altri strumenti in campo, i fondi del RecoveryFund sarebbero in parte prestiti a lunghissima scadenza, quindi da restituire molto in là nel tempo e a tassi più ridotti dei bond nazionali, e in parte a fondo perduto, cioè che non andrebbero restituiti.
Non si tratterebbero di una vera e propria mutualizzazione del debito (cioè del debito attuale e non di quello pregresso), ma di fatto consentirebbe a Paesi come l'Italia di ricevere risorse grazie a forme di indebitamento comunitario che non coinvolge gli stock di debito accumulati nel passato e che sarebbero limitate solo alla ripresa economica. È una sorta di mediazione per accorciare le distanze dai paesi nordici che storcono il naso sugli eurobond. È una proposta molto vicina ad una soluzione mutualizzata su una unione di stati alle prese con una crisi ubiquitaria.

Cosa conviene all’Italia?
Prima di questo è bene chiarire la differenza sostanziale che c’è tra debito di uno Stato e debito sovrano di uno Stato. Molti raccontano le due cose come fossero sinonimi, inducendo nella gente considerazioni basate su disinformazione il più delle volte dolosa.

Della natura di un debito siamo tutti a conoscenza, una volta contratto dovrai restituire le somme ricevute nel tempo e in quel tempo dovrai anche rimborsare gli interessi (cioè soldi mai ricevuti) della parte di capitale che non hai ancora restituito.

Il debito pubblico è un debito strutturale ed integrale dell’economia di un paese (cioè una economia senza debito pubblico non ha senso) e si contrae raccogliendo i soldi degli investitori emettendo titoli pubblici. Un debito pubblico non deve essere restituito (o non tutto), possiamo dire che uno Stato può consentirsi una quantità di debito sovrano fino a quando i redditi prodotti dell’investimento di quei fondi siano superiori o pari agli interessi che dovrà corrispondere ai proprietari di quel debito. Quindi il debito sovrano andrà giudicato esclusivamente dallo sviluppo economico che genera, diminuito dal costo degli interessi che per quel debito lo Stato dovrà sostenere a vantaggio degli investitori.

Chiarito questo, ora ognuno di noi puoi con qualche consapevolezza in più assistere oggi alla partita che il nostro Presidente dovrà giocare con gli altri partner europei. E in merito a cosa convenga di più per il nostro Paese, lascio a voi il giudizio, il tifo ed il sostegno per fare squadra accanto al nostro Comandante.

*della commissione Economia e sviluppo M24A-ET

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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