IL CORO DEGLI AMICI DI MERENDA: FELTRI RAZZISTA? MA QUANDO MAI

IL CORO DEGLI AMICI DI MERENDA: FELTRI RAZZISTA? MA QUANDO MAI

IL CORO DEGLI AMICI DI MERENDA: FELTRI RAZZISTA? MA QUANDO MAI

di Raffaele Vescera*

La piena confessione pubblica del pregiudizio razziale nutrito contro i meridionali, resa da Feltri, cui è seguita una inaspettata e fortissima reazione degli offesi, ha scatenato il panico nel campo dei compagni di merenda dell’indifendibile direttore di Libero il quale, persi i freni dell’ipocrisia, se n’è uscito con l’affermazione che i meridionali sono “inferiori”.

Affermazione “ingenerosa”, “inopportuna”, “fraintesa” “sbagliata” “sfuggita dai denti” “voleva dire altro” “è campanilismo”, come ha detto la presidente calabrese Santelli a capo di una giunta paraleghista,  insieme ad altre interessate riduzioni del significato chiarissimo della sfregiante affermazione. Di tutto pur di non definirla per quella che realmente è: razzista. Un razzismo, manifesto o ipocritamente mascherato, condiviso dall’intero sistema del “prima il Nord”.

Feltri, spaventato e sorpreso dalla potente reazione a suon di denunce penali per istigazione all’odio razziale, dice che no, voleva significare ben altro, lui parlava di “inferiorità economica”, non antropologica, perché lui ama la canzone napoletana (sic!). Ma le parole sono pietre, in questo caso macigni che testimoniano in modo inequivocabile l’intenzione di definire i meridionali inferiori, tout court.

 

Smarcati e smarriti, i sostenitori di Feltri, a partire dal duo neomelodico Meloni-Salvini, che ha recentemente proposto Vittorio Feltri alla carica, udite udite, di presidente della Repubblica, vanno in panico, provocato dal timore che l’amico Feltri, svelando la verità sul fascioleghista pensiero, potesse far perdere loro milioni di voti.

A partire dalla signora Meloni che, dicendosi lei stessa di origini meridionali, non potrebbe mai condividere il senso razziale delle parole di Feltri da lei conosciuto come uomo di “grande cultura” (sic!) che certamente intendeva dire “inferiorità economica”. Ricordiamo alla Meloni che Feltri si vanta di avere un busto di Mussolini sulla scrivania. Sarà questa la ragione della corrispondenza di amorosi sensi? E, visto che domani si celebra il 25 aprile, ricordiamo alla Meloni le parole del loro mai rinnegato duce che, al primo bombardamento alleato su Napoli, chiedendosi se i partenopei stessero ancora suonando i mandolini, si disse lieto che la città avesse notti così severe. Così, secondo Mussolini “la razza sarebbe diventata più dura e la guerra avrebbe fatto dei napoletani un popolo nordico.” Il razzismo, o la lotta “di razza”, è un elemento fondante dell’ideologia fascista, confermato nelle nefaste leggi razziali del 1938.  E questa è storia.

E poi che dire della dissociazione da Feltri di Salvini, condannato lui stesso per razzismo per i cori vergognosi contro i napoletani alla festa della lega nord, napoletani che secondo il capo leghista puzzavano più dei cani? E che dire poi dei suoi compari leghisti, Calderoli anch’egli condannato per razzismo, e Borghezio, Bossi, Centinaio,  invocanti l’eruzione del Vesuvio per sterminare i meridionali, definiti volta per volta “topi da derattizzare” “merdacce mediterranee” “terroni di merda” e altre amene dichiarazioni d’affetto? Che dire delle parole “i medici calabresi valgono meno e vanno pagati meno” pronunciate in Tv dalla signora Ceccardi, europarlamentare leghista, ora proposta da Salvini quale candidata a presidente della Toscana? Normali insulti razziali che, non provocando il quarantotto di adesso, non sono stati mai condannati da Salvini.

Ora l’aria è cambiata, il Sud s’è scetato, e l’aria s’è fatta tosta per i suoi nemici, la scalata al potere della peggio politica italiana ha bisogno di voti, allora alé, fanno di necessità virtù e per finta apprezzano  i meridionali.

*del direttivo nazionale M24A-ET

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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