IL CORONAVIRUS HA DESTABILIZZATO L'ECONOMIA MONDIALE. LE RAGIONI PER UNO STATO SOCIALE

IL CORONAVIRUS HA DESTABILIZZATO L'ECONOMIA MONDIALE. LE RAGIONI PER UNO STATO SOCIALE

IL CORONAVIRUS HA DESTABILIZZATO L’ECONOMIA MONDIALE. LE RAGIONI PER UNO STATO SOCIALE

Uno shock senza precedenti che ha bisogno di un ripensamento dei meccanismi fondanti i sistemi economici. L'economia reale e monetaria fondata su accumulazione e profitto, su capital gain e derivati, mostra il lato debole nel momento in cui si scopre il dramma della stragrande maggioranza delle persone di tutto il mondo. Ovvero la povertà, non solo economica ma anche sociale. Bastano un tot di giorni di stop lavorativo per determinare condizioni di forte disagio in ampi strati della società civile.

Ci si accorge che il sistema di protezione sociale è inadeguato ai bisogni della popolazione, che i salari e redditi sono insufficienti a determinare condizioni di risparmio per i tempi magri, ci si accorge che le regole di uno Stato liberista non permettono di esercitare scelte di democrazia sociale per redistribuire il reddito tra le fasce sociali, scopriamo l'inadeguatezza di meccanismi fiscali e finanziari utili solo ad una ridottissima porzione di imprese e di finanzieri speculatori.

Solo quando il sistema finanziario ha percepito il rischio di un collasso nel mondo delle banche e della finanza internazionale, ha cominciato a cedere su quelle che sono le teorie macroeconomiche di politica monetaristica che fino ad ora sono state idolatrate come un Vangelo.

Finanche la BCE, con il beneplacito del FMI, ha modificato il proprio orientamento per iniettare sul mercato finanziario enorme liquidità da concedere agli Stati membri europei per finanziare il debito pubblico e quindi mettere in campo politiche economiche nazionali per attuare finalmente delle azioni di protezione e assistenza sociale, non solo in campo sanitario ma anche redistributivo.

La BCE si è mossa solo dopo che si è resa conto che è il sistema bancario il primo soggetto a rischio di questa crisi economica derivante da un fermo delle attività produttive. Dispiace che solo quando i signori della Finanza e della burocrazia Europea vedono intaccati i loro interessi, permettono di attuare politiche a favore del Popolo e delle comunità di Cittadini.

È questo il sistema che dobbiamo cambiare. Non dobbiamo più basare le scelte di politica economica e finanziaria su interessi di oligarchie finanziarie e bancarie che gestiscono il potere politico grazie all'enorme flusso di risorse monetarie da loro stesse create. Questo sistema non è più attuale e non lo sarà a maggior ragione in futuro.

Il progresso culturale, scientifico e sociale dei Popoli non può essere posto in secondo piano per il semplice motivo che la creazione della moneta è un monopolio inattaccabile ed è basato su meccanismi che vanno contro i loro interessi di Cittadini.

La diffusione di un'economia sociale, con una rivoluzione produttiva ed energetica basata sulla facilità di accesso ai sistemi tecnologici, permette una redistribuzione del reddito ed un contemporaneo sviluppo di una economia circolare e sostenibile dove in molti casi l'autoproduzione e l'autosufficienza soprattutto energetica ed alimentare, con la produzione di beni e servizi necessari ed anche oltre, venga assicurata ad un giusto livello territoriale e con una giusta redistribuzione del reddito prodotto con meccanismi di equa collaborazione tra le risorse umane che partecipano all'attività produttiva.

In questo preciso momento storico occorre una ridiscussione del concetto di debito pubblico per determinare nuovi meccanismi di definizione di ciò che è effettivamente debito o semplice redistribuzione sociale in termini di investimenti e spesa corrente, che rientra tra le funzioni essenziali dello Stato e pertanto non può essere soggetto a vincoli econometrici o ragionieristici.

Per ovviare all'attuale situazione di forte crisi finanziaria ed economica occorre un intervento massiccio di liquidità all'interno del sistema economico italiano, con meccanismi di sostegno alle imprese ed ai lavoratori di natura straordinaria, oltre che ai disoccupati ed inoccupati, con creazione di garanzie da parte dello Stato per l'immissione di nuova liquidità nel sistema economico, in quanto allo stato attuale è assolutamente sperequata la distribuzione della liquidità nei soggetti del mercato finanziario ed economico.

Occorre riportare in equilibrio la dotazione di liquidità nel sistema dei percettori che determina nuovo ciclo virtuoso in termini di investimenti e consumi. Occorre che il sistema di protezione e assistenza sociale sia basato sugli effettivi bisogni e necessità della Popolazione in termini di sostegno e supporto alle condizioni di vita ritenute idonee nell'era moderna ed a maggior ragione in futuro, dove la Democrazia e la Libertà convivono in un sistema di connessione sociale ed ambientale.

Quando lo Stato emette garanzie per poter generare nuova liquidità, è un intero Popolo che acquista il potere finanziario ed economico di gestire in autonomia le proprie necessità, le proprie attività produttive, le proprie iniziative in campo economico sociale e culturale.

Lo Stato non è un operatore finanziario che può sottomettersi a regole di politiche monetariste decise dalle oligarchie bancarie e finanziarie, politiche  monetarie pubbliche dello Stato che possono al contrario determinare vincoli per il sistema bancario e finanziario ma giammai per un Popolo.

Su queste nuove basi deve fondarsi il motivo di stare in una Europa dei Popoli e non in una Europa della finanza e dei mercati. E lo Stato ritorni ad essere un'Organizzazione collettiva di rappresentanza e di sostegno alle migliori condizioni di vita della società civile.

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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