IL LEGHISTA FEDRIGA PRESIDENTE DELLA CONFERENZA STATO-REGIONI: E COME SEMPRE, NIENTE AL SUD

IL LEGHISTA FEDRIGA PRESIDENTE DELLA CONFERENZA STATO-REGIONI: E COME SEMPRE, NIENTE AL SUD

IL LEGHISTA FEDRIGA PRESIDENTE DELLA CONFERENZA STATO-REGIONI: E COME SEMPRE, NIENTE AL SUD

di Paolo Mandoliti*
La notizia passa in secondo piano, così come dovrebbe essere per un organismo non costituzionale (non previsto dalla nostra costituzione) ma che ha assunto nel tempo un potere tale da essere definito da alcuni come la "terza camera", da altri "il governo ombra".
La verità è che dalla "Conferenza Stato-Regioni (e province autonome) passa oltre il 70% delle decisioni sulle nostre vite (dall'istruzione alla salute, dai trasporti ai fondi europei) e la loro relativa ripartizione.
È nella conferenza stato regioni che si è deciso il metodo di ripartizione, per esempio, del Fondo Sanitario Nazionale, quel diabolico meccanismo che assegna per ogni singolo cittadino una quota che sulla base della Costituzione dovrebbe essere uguale per tutti gli italiani, ma che nei fatti diventa vantaggioso se risiedi a Bolzano, in Liguria o in Piemonte e svantaggioso se invece risiedi in Campania, Calabria o Puglia. Così come per il Welfare, dove per un cittadino di Bolzano lo stato spende oltre 1000 euro pro-capite e per un cittadino di Reggio Calabria soltanto 40 euro!
Per questo la notizia dovrebbe essere una di quelle seconde soltanto alle notizie sulla pandemia o sul "sofà gate"!
Le elezioni regionali di settembre scorso hanno ri-definito il colore politico della conferenza stessa con lo spostamento della maggioranza dei presidenti (che amano definirsi, impropriamente, governatori) dal centro sinistra al centro destra, e naturalmente ciò prima o poi doveva ri-definire anche il presidente di questa "assemblea incostituzionale".
E così è stato: da Bonaccini a Fedriga.
Dal PD alla Lega.
Ciò che sfugge a molti non addentro alle dinamiche storiche della conferenza è che si è trattato del più classico paradosso di gattopardiana memoria: tutto cambia affinché nulla cambi.
Da decenni ormai (costituitasi nel 1981, la versione "moderna" parte dalla riforma del titolo V del 2001, quando si è trasferito un enorme, spropositato potere alle regioni) la presidenza è in mano al PUN (diversamente abile a nascondersi dietro le etichette dei partiti): Ghigo (Piemonte), Errani (Emilia Romagna), Chiamparino (Piemonte), Bonaccini (Emilia Romagna) e da ieri Fedriga (Friuli Venezia Giulia).
Un potere in mano a quel gruppo di regioni padane che hanno fatto "trust" per i loro interessi (e ci sono riusciti benissimo se pensiamo che soltanto con la mancata applicazione dei LEP hanno fottuto al mezzogiorno 840 miliardi di euro in 17 anni) e che oggi hanno nominato un presidente di una regione "autonoma" (oltre che leghista) e che dà voce e potere alle spinte "autonomiste senza i LEP" dei soliti Bonaccini, Fontana e Zaia!
E al mezzogiorno?
Le briciole, come al solito. E la vicepresidenza al più "mite" e meno combattivo dei presidenti: il pugliese Emiliano che, sicuramente, non farà le barricate (come non le ha fatte finora) contro le decisioni di fottere il sud!
*direttivo nazionale M24A-ET
Raffaele Vescera

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