“IL MALE DEL NORD” DI PINO APRILE? IL RE E’ NUDO E QUALCUNO GLI VEDE IL LATO B

“IL MALE DEL NORD” DI PINO APRILE? IL RE E’ NUDO E QUALCUNO GLI VEDE IL LATO B

“IL MALE DEL NORD” DI PINO APRILE? IL RE E’ NUDO E QUALCUNO GLI VEDE IL LATO B

 

di Raffaele Vescera
Rompere un pregiudizio è più difficile che spezzare un atomo, diceva il grande Einstein, che l’atomo lo spezzò per davvero, mentre infuriava il pregiudizio contro gli ebrei, popolo cui apparteneva e che pagò con milioni di morti innocenti la follia di tale preconcetto razziale. Prevenzione razziale che, se in Europa infuriava contro gli ebrei, in America dove Einstein si era rifugiato infuriava contro i neri, trattati men che bestie dagli ottusi razzisti yankee, dei quali il Ku Klux Klan, estremista e assassino, era solo la punta dell’iceberg.
Il tutto mentre in Italia infuriava e ancora infuria il pregiudizio contro i meridionali, “terroni, merdacce, esseri inferiori, topi di fogna da sterminare con le eruzioni vulcaniche”, nella vulgata leghista. Più semplicemente “indolenti, scansafatiche, mandolinari, inadatti” in quella perbenista “democratica”.
Ma il pregiudizio, si sa, è funzionale a spogliare i popoli delle loro ricchezze e a utilizzarli come braccia da lavoro a basso costo, neri che siano o “mezzi neri” com’erano classificati i meridionali. A tal fine si impegnano veri e propri plotoni di esecuzione “intellettuali”, giornalisti, filosofi, storici che, falsificando informazione, sapere e storia, devono diffondere nel popolo inconsapevole il comodo pregiudizio di superiorità della propria razza sulla presunta razza inferiore. Ci riescono puntando sullo spirito da “caporali” piuttosto che da uomini, ampiamente imperante.

E Pino Aprile, che tutti conosciamo come giornalista e scrittore, principale demolitore del pregiudizio antimeridionale, nel suo appena uscito e già bestseller, “Il male del Nord”, pubblicato dal nuovo editore “Pienogiorno”, facendo un’analisi spietata delle cause che affondano questo paese, definisce la “Questione meridionale” come una questione razzista, con tutte le conseguenze che discendono da tale trattamento riservato agli “inferiori”. Insulti, derisione, spallucce, ammiccamenti, sì ma più di tutto impoverimento del Sud, disoccupazione, mancanza di servizi e quant’altro deve convincere il meridionale ad emigrare al nord per lavorare, pur se disprezzato, per poi rifarsi con le successive generazioni una verginità “padana”, magari leghista, per essere accettato nell’ambiente in cui vive.

Nord in cui, per scelta politica della cattiva unità d’Italia, è stata concentrata l’industria e la finanza italiana, a danno ed esclusione dell’intero Paese, determinando urbanizzazione forzata e inquinamento d’ogni genere, lasciando nell’abbandono altri territori in cui si poteva sviluppare un’economia sostenibile. E’ nelle aree di massima concentrazione che si è maggiormente diffuso il virus nel mondo, piuttosto che in quelle scarsamente antropizzate, mostrando il fallimento del modello capitalistico ultraliberista, creatore di tali diseguaglianze e iniquità.

Fallimento che fa emergere la necessità del cambiamento: ripartire da Sud per salvare questo Paese disunito, ultimo in Europa per crescita economica, in virtù della esclusione di oltre un terzo della sua popolazione dai piani di sviluppo e dalla possibilità di crescita economica, danno che si ripercuote sull’intera economia nazionale. L’Italia è un uomo che cammina con una sola gamba, usando l’altra come carne da macello, è un treno munito di una locomotiva che non può correre perché deve trainare vagoni malandati. Locomotiva man mano sfiatata, come ci segnala Pino Aprile, enumerandoci la svendita alle multinazionali straniere delle grandi aziende del Nord, un Nord che ormai vive in modo parassitario “assorbendo le risorse del Paese, senza nulla restituire”, secondo la definizione del ministro per il Mezzogiorno Provenzano.

I grandi cambiamenti sociali, avverte Pino Aprile, non procedono con casualità ma per sbalzi e catastrofi. E, a quanto pare, la catastrofica epidemia da covid convince strati sempre più ampi di cittadini della necessità di cambiare l’attuale modello di sviluppo fondato sulla disuguaglianza territoriale. Catastrofe epidemica più che altro evidente in Lombardia, cuore del Nord, dove ha trovato condizioni ideali per riprodursi. Non solo per via delle cattive condizioni ambientali, ma anche e soprattutto a causa delle pessime condizioni politiche. Non data certo da oggi la cattiva amministrazione della sanità lombarda, definita eufemisticamente “eccellenza” e “top”, certo non lo è stata nella sciagurata privatizzazione della sanità pubblica, non lo è stata nella distribuzione di tangenti che vede che vede il “celeste” Formigoni condannato ad anni di galera, non lo è nella creazione dell’ospedale in fiera con 21 milioni di euro spesi per 25 posti letto, come non lo è nella mancata creazione di zone rosse e nello scaricare i malati di covid nelle case di riposo degli anziani, facendone strage.

Ora il re è nudo, ma lo era già dagli anni delle Tangentopoli uno, due e seguenti, lo era negli anni della corruzione miliardaria sulla costruzione dell’alta velocità ferroviaria, al Nord costata 67 milioni al Km, a fronte dei 10 milioni in Francia, lo era negli sprechi miliardari dell’expo e di altre infrastrutture utili più a far mangiare i “prenditori” che a far muovere i lombardi. Eppure, la forza mediatica, concentrata al Nord, ha lasciato credere che il male del Paese fosse il povero Sud, pur rovinato dalle mafie, con le quali pezzi dello Stato e finanza del Nord andavano a braccetto.
Pino Aprile, dopo Terroni, Giù al Sud, e saggi seguenti in cui metteva a nudo l’iniquità italiana, ne “Il male del Nord” toglie anche le mutande a questa malfatta nazione fondata sulla disparità territoriale, e lo fa con un’avvertenza: se l’Italia non cambia, è destinata a spezzarsi. Il Sud non può più tollerare il modello del “Prima il Nord”.

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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