IL MES AL NORD E I TAGLI AL SUD. L'ITALIA INGIUSTA SI SPACCA IN DUE

IL MES AL NORD E I TAGLI AL SUD. L'ITALIA INGIUSTA SI SPACCA IN DUE

IL MES AL NORD E I TAGLI AL SUD. L’ITALIA INGIUSTA SI SPACCA IN DUE

di Enzo Lionetti*

Chiariamo che il MES light non esiste. Per 36 miliardi di euro, che tra l'altro versiamo noi stessi, l'Italia si sottoporrà a precisi vincoli di condizionalità che limiteranno la sovranità popolare. In nome dell'austerità e dell'efficienza capitalistica che non tiene conto dei bisogni della Popolazione ma solo di condizioni simili strozzine dei creditori di alcuni Stati dell'Unione Europea.

L'Italia versa i soldi al MES, un sorta di superbanca europea. Quando li riprende, però, si assoggetta al controllo ferreo e spavaldo del Consiglio del MES, che a maggioranza mette le regole allo Stato, impone le politiche sociali ed economiche dello Stato, per obbligarlo ad un rientro del debito pubblico.

Il Nord con i suoi trucchetti già da trent'anni prende più soldi di chiunque altro per la spesa sanitaria, con un'arroganza ed una strafottenza che non ha pari. Vaffa ai bisogni di assistenza sanitaria dei campani, pugliesi e calabresi. Prima il Nord, sempre e comunque. Ed ecco arrivare soldi dello Stato per ospedali, medici, infermieri ed attrezzature, andando a creare un solco tra il Nord ed il Sud in termini di servizi essenziali sanitari. È in gioco la Salute di tutti gli italiani. Ma il Nord dice Vaffa al Sud, imponendo alla popolazione del Sud di curarsi al Nord se vogliono servizi all'altezza della situazione, ovviamente facendosi pagare profumatamente.

Se fosse una società commerciale, il socio furbo prende gli utili e fa pagare le spese al socio debole. Ci guadagna due volte. Con il MES e con i suoi 36 miliardi il Nord andrà ad incassare la quasi totalità dei fondi, in ragione della crisi pandemica sviluppatasi al Nord per l'incompetenza e l'insipienza della Lega Nord in Lombardia (e anche Piemonte) che non ha saputo contrastare la diffusione del Virus. Adesso il Nord passa all'incasso dei 36 miliardi del MES, giustificando la pretesa con la situazione di emergenza.

Il Consiglio del MES imporrà le riforme strutturali che significa taglio delle pensioni, taglio degli stipendi pubblici, taglio di servizi pubblici, riduzione di nuove infrastrutture, svendita di infrastrutture strategiche.

Già si prefigura per il SUD un taglio incondizionato di servizi essenziali pubblici, che andrà a mortificare ancor più la situazione pessima e carente di uno Stato vessatorio nei confronti dell'imprenditoria ma assolutamente inefficiente quando si tratta di erogare servizi.

Le infrastrutture che si andranno a realizzare in futuro saranno solo le grandi opere "bloccate", per la stragrande maggioranza al Nord. I servizi sociali saranno depotenziati, laddove al SUD si raggiungerà lo ZERO assoluto. Già si prefigurano le "gabbie salariali" e ulteriori riforme del diritto del lavoro, che danneggeranno i lavoratori del SUD, già penalizzati da servizi di trasporto pubblici locali inefficienti e costosi, che saranno ulteriormente tagliati.

Non si capiscono le reazioni di De Luca in Campania e di Emiliano in Puglia, se poi continuano a militare nel PD che è il principale artefice con la Lega Nord di questa situazione, con Bonaccini dell'Emilia Romagna che esulta al sol pensiero che con il MES verrà ulteriormente potenziato il sistema sanitario emiliano.

Abbiano il coraggio i Presidenti delle Regioni Meridioni del PD di abbandonare il Partito Democratico a trazione nordista. Nell'indifferenza della Regione Calabria, Basilicata e Sardegna a trazione leghista.

Con Musumeci in Regione Siciliana che ha già affidato la Sanità siciliana alla Lega della Lombardia.

Il SUD pagherà le conseguenze della condizionalità del MES ed il Nord incasserà i soldi del MES.

Tutto come prima, tutto come è sempre stato. È una politica scellerata quella del Partito Unico del Nord, avido di denari pubblici anche presi in prestito, ben conscio che il debitore principale sarà il SUD che sarà chiamato a pagare per debiti non suoi in nome di un principio, quello dell'Unità nazionale, che viene usato a pretesto quando si tratta di pagare, mentre l'altro pilastro, il principio dell'Equità viene sempre calpestato e non applicato.

Senza Equità non c'è Unità che tenga. Questo è un ultimo avvertimento per il PUN e per questo Governo pieno zeppo di Meridionali, per via dell'anagrafe, ma pronti agli interessi del Nord. Se sarà utilizzato il MES con le conseguenze nefaste per il SUD, sarà l'anticamera di una disgregazione territoriale irreversibile di fronte a tale e tanta INIQUITÀ e DISUGUAGLIANZA DI TRATTAMENTO. Già oggi il Governo Conte ha detto NO al Ponte sullo Stretto di Messina. Prima conseguenza della futura applicazione del MES, i cui effetti cominciano a sentirsi.

Ultimo avvertimento al PUN. O Equità o Secessione.

*direttivo nazionale M24A-ET

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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