IL PARLAMENTO “OCCUPATO” DA SALVINI: L’ESTREMA E DISPERATA MOSSA DI UN CAPITANO IN CRISI DI LEADERSHIP E CREDIBILITÀ. E SENZA PIÙ ROTTA

IL PARLAMENTO “OCCUPATO” DA SALVINI: L’ESTREMA E DISPERATA MOSSA DI UN CAPITANO IN CRISI DI LEADERSHIP E CREDIBILITÀ. E SENZA PIÙ ROTTA

IL PARLAMENTO “OCCUPATO” DA SALVINI: L’ESTREMA E DISPERATA MOSSA DI UN CAPITANO IN CRISI DI LEADERSHIP E CREDIBILITÀ. E SENZA PIÙ ROTTA

di Giancarlo Pugliese*

L’occupazione del Parlamento da parte di Salvini e della Lega, ad una prima lettura del tutto sbrigativa e superficiale della cosa, potrebbe dare l’impressione all’opinione pubblica di un “atto di forza” da parte di questa parte politica. Ebbene, diciamolo subito: niente di più sbagliato. La messinscena di Salvini è invece la mossa plateale e disperata che ne certifica definitivamente le difficoltà. La Lega è vicina al collasso:  -9 % di consensi, secondo gli ultimi sondaggi; gli alleati (vedi alla voce Meloni) stanno lì pronti ad approfittarne, mentre Zingaretti, senza far nulla, si ritrova a un margine di distacco di appena 4 punti percentuali.

Tutto ciò, nonostante né il sistema mediatico nazionale (di questo non c’è ormai più da stupirsi…) né i partiti dell’attuale maggioranza (e, forse, non c’è da meravigliarsi neanche di questo…) abbiano affondato il colpo sulla disastrosa “gestione” leghista della situazione, nel quadro di una pandemia che ne ha messo drammaticamente in luce le innumerevoli contraddizioni e (ir)responsabilità, a partire dalla gerenza lombarda dell’emergenza e dalla difesa isterica e problematica della giunta Fontana.

 

Tanto basta, per mettere in allarme gli Stati Maggiori della Lega. Salvini, se gli avversari poltici “esterni” non sembrano voler infierire, deve vedersela col crollo della sua leadership all’interno del suo stesso partito. Con un dissidio interno che arriva da tre direzioni differenti. Da un lato Giorgetti, l’uomo dei rapporti con le grandi Lobby del paese, che negli ambienti di potere comincia a non celare più il proprio dissenso rispetto alla strategia suicida del capo. Dall’altra parte, il mai allineato Zaia, che, ricompattando il vecchio fronte della “Liga”, approfitta per lanciare l’assalto contro una svolta “nazionalista” mai troppo digerita; infine, le fughe in avanti dei Feltri vari (e dei relativi giornali, come “Libero”, finanziati dai grossi gruppi della Sanità privata lombardi) malcelano il senso di rivalsa dei vecchi “lumbard” di Bossi e Maroni, a loro volta proiettati verso la vitale difesa degli enormi interessi della “Ditta” nel proprio territorio, a cominciare dalla Sanità. Anche a costo di buttare a mare la Lega “nazionale” e il mai troppo convinto “Prima gli italiani”. E con tanti saluti al sovranismo.

Ecco perché il gesto di Salvini rappresenta l’estremo tentativo di ricompattare un partito in cui, alle prime crepe, sono emerse le varie anime, contrastanti tra loro. L’ultima invenzione della “Bestia”. Riuscirà nell’impresa? Nutriamo seri dubbi. Resta infatti un dato: la narrazione mediatica dell’apparato salviniano non funziona più. Il camuffamento della realtà sotto la costruzione artificiosa dell’immagine non è mai eterno: e, dinnanzi all’imprevisto messo sulla sua strada dal Covid-19 e dal momento storico difficilissimo che stiamo vivendo, la famosa “Bestia” è andata a sbattere. Rovinosamente. Le mille piroette, giravolte, reazioni scomposte e fra loro antinomiche ai limiti del ridicolo, hanno demolito negli ultimi due mesi la parvenza pubblica del leader. Non solo: gettando anche un’ombra scurissima su tutte le prese di posizioni del passato e distruggendone impietosamente la credibilità.

Si pensi al “sovranismo”: che è proprio il fenomeno che, partendo dai paesi del Nord Europa, sta ostacolando l’adozione di misure efficaci di solidarietà europea per affrontare la crisi senza distruggere la sostenibilità del debito dei paesi colpiti. Su tutti, dell’Italia.

Ed è emersa in tutta la sua solare chiarezza la schizofrenia di chi, davanti alle telecamere del proprio Paese, afferma una cosa, per poi, all’atto pratico, farne un’altra diametralmente opposta appena fuori dai confini. Come il recentissimo voto anti-Eurobond reso al Parlamento Europeo, per non “tradire” l’impronta tracciata dai propri alleati del c.d. “fronte sovranista” europeo.

Ma la gente sta capendo. Così come gli opposti sovranismi non si attraggono ma si fanno la guerra, così le contraddizioni del salvinismo sono venute tutte a galla. Il Capitano ha perso la rotta. E comincia ormai ad essere chiaro che, in realtà non ne ha mai avuta una che non fosse la difesa di circoscritti interessi obliqui di un certo Nord. Quelli di fronte ai quali è stata sacrificata la salute e la vita di migliaia di cittadini lombardi. Figuriamoci se gli elettori gli avessero consegnato l’Italia.

*Circolo M24A-ET “Marche”

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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