IL POSTINO SUONA SEMPRE DUE VOLTE

IL POSTINO SUONA SEMPRE DUE VOLTE

IL POSTINO SUONA SEMPRE DUE VOLTE

di Daniele Quarta

In questo isolamento forzato è sempre importante tenere i contatti con le nostre relazioni ed “incontrarsi” grazie alla tecnologia. Pochi giorni fa, uno di questi incontri è stato anche utile, ho ascoltato una storia ed al contempo il mio sguardo si allargato in un mondo oscuro, dietro le quinte, dove lo sguardo del cittadino non riesce ad arrivare. Il mio amico, impiegato alle Poste, mi ha raccontato il suo lavoro al tempo del coronavirus.

Per me è stato un viaggio in un luogo impensato e mentre ero immaginariamente con lui in quei luoghi, ho ripensato al noir di Cain “Il postino suona sempre due volte” quasi a significare che avevo davanti agli occhi un altro luogo dove continua a piovere sul bagnato. Condivido con voi il suo racconto.

Alla luce di quanto stabilito da Governo in merito alla decisione di lasciare operanti in Italia solo i servizi essenziali, voglio segnalare che il riflesso di questo disposto nelle Poste è molto più marginale di quello che si pensi.

Per esempio, Amazon (e con essa altre piattaforme che utilizzano le poste) hanno assicurato che bloccano gli ordini di quello che ad ogni cittadino è vietato acquistare nel negozio sotto casa. Ok, ma Il guaio è che, a differenza degli esercizi sul territorio, essa evaderà tutte gli acquisti fatti finora. È un diluvio di pacchi e pacchettini che continuerà ad arrivare per le prossime settimane.

La posta ordinaria, poi, (cioè, mi spiega, la corrispondenza che non richiede firma del destinatario) non sembra avere alcuna riduzione rispetto ad un periodo normale: Stampe pubblicitarie, riviste, abbonamenti, settimanali, posta delle varie associazioni religiose che con annessi bollettini che richiedono donazioni. Quante di esse si potrebbero lasciare in giacenza magari dando priorità alle sole bollette di luce e di gas?

Le raccomandate e gli atti giudiziari, inoltre, richiedono consegne prioritarie che impattano drammaticamente sull’organizzazione del lavoro in questo periodo di emergenza. Se a qualcuno venisse in mente di annullare momentaneamente con un decreto i termini della prescrizione di notifica delle sole multe, si avrebbe uno scarico sorprendente. Un po' come ha fatto la Agenzia delle Entrate con la consegna delle sue cartelle (ma attenzione non con gli avvisi bonari!).

Questo significa che i postini, sceriffi della strada, sono ancora tanti in servizio e sono lavoratori che più di altri sono costretti a scorrazzare ai quattro angoli della città.

Le Poste hanno ridotto gli sportelli per ridurre il personale in servizio esposto al contagio, ma pur scaglionando i cittadini alfabeticamente, per quanto detto prima, la clientela si è più che moltiplicata davanti agli sportelli aperti, elevando notevolmente il rischio di contagio per lavoratori e cittadini in coda e dati i locali, molto spesso in assembramenti.

Inoltre, per effetto delle aperture ridotte si attua una turnazione, a volte senza un corretto criterio delle mansioni, mettendo il personale in esubero in ferie o a riposo. Ma i lavoratori delle Poste non hanno ammortizzatori sociali e l’azienda si dimostra sorda per ora a soluzioni alternative, magari richiedendo una cassa integrazione in deroga o attingendo al fondo di solidarietà che è stato creato dall’azienda.

Soluzione? C’è un notevole assenteismo per malattia, e lo straordinario, cosa eccezionale in questo periodo, schizza in alto. Siamo al Far West!

Ma ecco dove il postino suona due volte! Se l’Italia è un paese a due velocità tra Centro-Nord e Sud, ebbene anche le Poste italiane lo sono. In questo eccezionale momento di pandemia, questo divario lo si avverte ancora di più. Tra gli uffici del Centronord e quelli del Sud c’è una grande differenza sull’integrità e funzionalità delle infrastrutture; sulla loro manutenzione per mantenerle in efficienza; sulle tecnologie e sugli strumenti del lavoro, che in alcuni uffici meridionali potrebbero già avere dignità di apparire in un museo del patrimonio industriale; sulla mobilia e finanche sulle sedie, che in alcuni casi sarebbero pronte per il macero.

Ma quello che più indigna sono le precarie condizioni igieniche generali di questi uffici. In molti di essi non è stata effettuata alcuna sanificazione! E per le mascherine? Beh, è un problema nazionale lo sappiamo, e quindi lo è anche negli uffici postali del Sud. Ho saputo, però, che nell’ufficio del mio amico, è arrivata una fornitura di mascherine ffp2. Attenzione, però, non è stata sufficiente per tutti!

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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