IL SISTEMA DEI TRASPORTI IN ITALIA? UNA CHIMERA

IL SISTEMA DEI TRASPORTI IN ITALIA? UNA CHIMERA

IL SISTEMA DEI TRASPORTI IN ITALIA? UNA CHIMERA

C'è Chimera e Chimera.
Ogni tanto, per definire qualcosa di irrealizzabile ed avulso dal dominio del possibile quotidiano si usa il termine "Chimera". VocaboIL SISTEMA DEI TRASPORTI IN ITALIA? UNA CHIMERAlo affascinante, non proprio di largo utilizzo, ma abbastanza diffuso. Basta pensarci un attimo per constatare che esso torna spesso nel linguaggio comune, anche se sotto mentite spoglie. Mi riferisco al classico somaro volante che ne è il più inatteso dei travestimenti. Un ibrido fra un simpatico ciuco ed un pennuto sgangherato. Metà bestia da soma, e metà cometa ridicola nei cieli dell'improbabile; un essere divertente e superfluo, si direbbe. Eppure questa declinazione "avioequina" una sua utilità la ha. Cerchiamo un esempio, e per non divagare
troppo, parliamo di un famoso caso di Chimera italiana: il MOSE.
Opera accompagnata dalle solite promesse su fattibilità, contenimento dei costi ed efficacia ma finita come tutti sappiamo. A giudicare da come stanno le cose oggi, gli impegni dei politici dell'epoca possono essere bollati come chimerici, e sfidiamo chiunque a negarlo. Se poi consideriamo la voragine che il MOSE ha aperto nei conti pubblici, e i 187 cm d'acqua sotto i quali  è sprofondata la Città dei Dogi a novembre scorso nessuno potrà rimproverarci se citiamo il famigerato "ciuccio che vola". Allacciate le cinture. Il ciuchino è decollato, peccato che ci stia
costando più di un volo Torino/Reggio Calabria il 24 dicembre.

Il MOSE, peraltro, non è l'unico somaro a volare nei cieli padani. BREBEMI, Expo e compagnia
cantante, senza contare nefandezze meno tangibili come gli sostegni di stato erogati alla FIAT ora
FCA. FCA che – ricordiamolo – ci ha recentemente dato il benservito e s'è trasferita in Olanda.
Tutte promesse di gloria. Tutte mancate. Tutti esemplari di questo ibrido che raglia sbattendo
goffamente le penne.
Le chimere, comunque, non sono tutte così. La Chimera che immaginavano i nostri avi Greci era
una belva terribile, per metà Leone e per metà Scorpione, madre della saggia Sfinge Tebana. Un
flagello, certo, ma – nell'immaginario ellenico - degno di rispetto e reverenza. Tutta un'altra caratura
rispetto al nostro amico volante.
Proprio perché questi esseri non sono tutti uguali, noi vogliamo raccontare di un'altra chimera,
nobile come quelle dei nostri antenati ma, al contrario tutt'altro che dannosa.
Noi parliamo di una creatura dotata di ALI capaci, di un cuore economico pulsante, e di uno
SCHELETRO DI FERRO progettato per sorreggere i territori meridionali mentre si sollevano dallo
stato di prostrazione in cui sono stati confinati per ormai troppo tempo e dai quali non riescono a
garantire un contributo adeguato all'Italia prima ed all'Europa poi.
Parliamo di qualcosa in grado di far spiccare il volo all'economia, meridionale, attraverso le AREE
LOGISTICHE INTEGRATE (ALI), un sistema di poli regionali capaci di offrire servizi
potentissimi e all’avanguardia, a quegli attori internazionali che, oggi, devono rivolgersi ad aree con
minore potenziale, e più attrezzate.

Parliamo di una bestia possente, dotata di un sistema ferroviario ad alta capacità (un vero e proprio
scheletro di ferro), ben collegato al resto d'Europa, capace di affondare le sue fauci in quel mare di
opportunità, che è il Mediterraneo, dei giorni nostri, di difendersi ferocemente dagli attacchi della
speculazione finanziaria e mercantilistica, sfruttandone anzi gli aspetti positivi.
Si tratta di pretendere che questo scheletro sia collegato alle ZES, le Zone Economiche Speciali,
vero cuore della rinascita locale, e peraltro già previste dai regolamenti comunitari (n° 1315 dell'11
dicembre 2013) e formalmente già recepite da tutte le istituzioni a valle.
Dovremo essere in grado di raccogliere le flebili voci di cattedrali solitarie come Nola/Marcianise,
Gioia Tauro, Termini Imerese, Catania o Taranto e riunirle in un unico ruggito che scuota la Storia
di questo secolo.

La nostra Chimera ha un precisa fisionomia. È il Piano Infrastrutturale Integrato per il Mezzogiorno
che il M24A-ET sta elaborando e che lo stesso movimento vuole sbattere su tutti i tavoli
competenti.
L'unica obiezione che potrebbe essere sollevata è che a conti fatti si tratta pur sempre di una
Chimera. Spaventevole, maestosa e nobile quanto vogliamo, ma immaginaria ed impossibile. Ce lo
figuriamo già, il coro contrario. Gridato da tutti gli angoli del mondo, e ripetuto a cantilena,
troverebbe terreno fertile persino in seno a quella scoraggiata maggioranza di meridionali che non
ha mai neanche iniziato ad "immaginare". Anche perché, diciamocelo, è un'obiezione sensata.
È vero. Per ora noi la stiamo solo immaginando, questa creatura, e la complessità del piano fa
tremare i polsi. Ma è un po' come quando i fratelli Wright si misero in testa di creare un ibrido fatto
di ingranaggi ed ali di stoffa, o come quando l'uomo ha "immaginato" di poter mettere piede sulla
Luna. Tutte Chimere. Tutta immaginazione. Eppure queste non hanno ragliato, ma ruggito.
Intanto i più scoraggiati sappiano che i PON (piani operativi nazionali) ed i POR (piani operativi
regionali), per il periodo 2016 e 2020, in merito all'infrastruttura ed alle reti sono già stati dedicati
alle ALI. Basterebbe solo convincere le cinque regioni coinvolte a cooperare. Dite che è più
difficile che costruire una macchina volante? Noi crediamo di no.
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http://ponir.mit.gov.it/129-pon/pon-2014-2020

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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