IL SUD ESPLODE DI RIBELLIONE ALLA MAFIA, MA CHI VUOLE CHE NON SE NE PARLI?

IL SUD ESPLODE DI RIBELLIONE ALLA MAFIA, MA CHI VUOLE CHE NON SE NE PARLI?

IL SUD ESPLODE DI RIBELLIONE ALLA MAFIA, MA CHI VUOLE CHE NON SE NE PARLI?

di Raffaele Vescera

A Foggia il 10 gennaio, chiamati da centinaia di associazioni cittadine, Libera di don Ciotti in primis,  in ventimila scendono in piazza per ribellarsi alla mafia foggiana, la quarta mafia, ormai divenuta potentissima anche grazie alle mancanze dello Stato centrale. E’ la manifestazione più potente mai vista in città, mentre si formano spontanei comitati antimafia che impegnano le forze migliori della provincia, stritolata dalla morsa del pizzo e delle bombe mafiose. A Catanzaro, un fiume di persone occupa Piazza Matteotti per manifestare a sostegno del procuratore antimafia Nicola Gratteri, autore dell’inchiesta “Rinascita  Scott”, che ha portato agli arresti di 330 soggetti mafiosi nel Vibonese, tra cui alcuni politici, un alto ufficiale  dei carabinieri, funzionari del tribunale e imprenditori, oltre la solita manovalanza ‘ndranghetista. Ad arringare la folla, insieme ad alcuni importanti testimoni di giustizia calabresi,  Pino Aprile, l’uomo che ha dato la sveglia al neo-meridionalismo, fondatore del Movimento 24 Agosto, Equità Territoriale che, alla lotta alle mafie unisce la rivendicazione dei diritti economici e civili negati al Sud dallo Stato italiano, causa di degrado sociale e terreno fertile per la criminalità organizzata.

Ma di tutto questo, i “grandi giornali” nulla hanno detto, La Repubblica, Il Corriere della Sera, i giornalucoli della destra perbenista e quelli paraleghisti, silenzio assoluto, a parte il Fatto quotidiano, che qualche notizia l’ha data, seppur parziale, puntando più a raccontare la forza della mafia che la potenza esplosiva della ribellione popolare. Al solito, è la narrazione fumettistica di un Sud Gomorra a prevalere sulla reale portata del fenomeno mafioso che, servendosi di poche centinaia di criminali, anche grazie alle complicità dei “colletti bianchi”, tiene in scacco un territorio abitato da centinaia di migliaia di persone oneste.

Ancor di più va taciuta l’inchiesta del giudice Gratteri, che da anni canta la verità sull’alleanza in Calabria tra massoneria e ‘ndrangheta, unite nella cosiddetta “Santa” la super-loggia in cui i mafiosi giurano su Garibaldi, Mazzini e Lamarmora, espressione del Partito unico degli affari che, in nome del potere, riunisce politica, rappresentati delle istituzioni dello Stato, finanza e mafia. Il cosiddetto “terzo livello”, il super partito degli intoccabili che tutto gestisce e decide, l’assegnazione dei lavori delle grandi opere, la nascita di nuovi partiti politici, di destra o sinistra che siano, purché funzionali al partito unico del Nord, che tutto controlla. Economia, politica e informazione.

Parlare di masso-mafia, a Gratteri è costato il niet dell’ex presidente della Repubblica a rivestire la carica di ministro della Giustizia. L’Italia, sia ben chiaro, è fondata sul patto Stato-mafia, inaugurato da Garibaldi nel 1860, e mai disatteso in 159 anni. Non si spiega altrimenti la persistenza delle mafie da 159 anni in qua, nonostante il sacrificio di eroici rappresentanti dello Stato, magistrati e uomini delle forze dell’ordine, trucidati e minacciati. Quel patto Stato-mafia, le cui indagini sono costate la vita a Falcone e Borsellino, e serie minacce di morte a Nino Di Matteo, viene da molto lontano. “L’Italia per eliminare la mafia, dovrebbe suicidarsi” disse il grande Leonardo Sciascia. E parlare di masso-mafia oggi a Gratteri costa l’ostilità dei giornali, le cui proprietà sono riconducibili al quel partito unico degli affari, con comando generale nel profondo Nord. Lo stesso che condanna il Sud alla povertà, un degrado sociale utile a fornire manodopera al Nord e alle mafie.

Gratteri, durante la conferenza stampa sull’inchiesta Rinascita Scott, con un servizio mandato in onda una sola volta da Rainews24, e poi sparito, ha parlato chiaramente di come lo Stato ha allentato la morsa sulla criminalità: ventimila carabinieri in meno, ventimila poliziotti in meno e ottomila finanzieri, a tanto ammonta l’impoverimento delle forze dell’ordine negli ultimi anni. Senza dire dei tribunali soppressi, fino al paradossale caso di Foggia: su otto tribunali, uno solo sopravvissuto, con un carico di lavoro di duemila procedimenti penali per ogni magistrato, quattro volte in più della media nazionale, pur avendo una fortissima presenza mafiosa. Uno stato che non combatte seriamente la criminalità e vive allegramente tra mazzette e tangenti, ai primi posti per la corruzione e agli ultimi per la libertà di stampa, non ha futuro. La sola speranza è rappresentata dalla ribellione del Sud, come dichiarato da don Luigi Ciotti a Foggia. Sosteniamola.

 

 

 

 

 

 

 

Raffaele Vescera

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