IL SUD STRITOLATO DA AUTONOMIA DEL NORD E MES

IL SUD STRITOLATO DA AUTONOMIA DEL NORD E MES

IL SUD STRITOLATO DA AUTONOMIA DEL NORD E MES

di Erasmo Venosi

Un susseguirsi di decisioni nazionali e comunitarie rappresentano un concreto potenziale rischio per il futuro del Mezzogiorno. Lunedì Il Ministro Boccia dovrebbe presentare in Consiglio dei Ministri , sotto forma di emendamento alla legge di bilancio  la legge quadro sull’Autonomia  regionale differenziata. Una legge quadro che riscopre dopo 18 anni che nel paese ci devono essere uguali livelli di prestazione sociale. Questa riscoperta poggia sull’imbroglio del fabbisogno standard regionali calcolati con metodologia “ esoterica” disse il leghista , ex sottosegretario Giorgetti e prendendo a riferimento i contestati dati della Ragioneria Generale dello Stato. Il ministro Boccia avrebbe dovuto tenere conto della revisione del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES o Fondo Salva Stati) che rappresenta nei termini modificati una vera e propria “ P 38” nelle tempie degli italiani e del Mezzogiorno in particolare. Un MES che seguirà 4 passaggi: i ministri dell’economia ( Eurogruppo) il 4 dicembre firmeranno l’accordo politico, il 13 l’accordo tra i capi di governo ( Eurosummit) e nel febbraio 2020 la firma delle revisioni del Trattato e infine la ratifica da parte dei parlamenti nazionali. IL testo revisionato è stato approvato dal presidente del Consiglio e dal suo ministro delle Finanze nel giugno scorso in difformità alle cogenti norme della legge Moavero (legge 232/2012 , art 4,5,6,7). IL MES interviene per finanziare gli Stati quando questi a causa dei tassi di interesse alti decidono di non ricorrere al mercato. Semplificando : quando non si acquistano più BTP  da rinnovare e il paese rischia il fallimento ( dafault). IL MES interviene solo se il debito pubblico del paese è sostenibile. Semplificando al massimo , l’intervento del MES implica la ristrutturazione del debito pubblico che si fa non solo con tagli di spesa e aumento di tasse ma anche agendo su chi è in possesso di titolo del debito pubblico (taglio il rendimento , allungo la scadenza, ti rimborso la metà di quello che ti devo, E’ la clausola CACs prevista dal Trattato e operativa dal 2010).

Le banche italiane detengono 400 mld di debito pubblico. Banche italiane e straniere ci penserebbero due volte ad acquistare titoli di un Paese che potrebbe essere assoggettato a ristrutturazione del debito. Fondati i timori espressi dal   governatore di Bankitalia Ignazio Visco e del presidente dell’ABI Patuelli. La spesa che ogni anno lo stato destina alle singole regioni a statuto ordinario e a quelle a statuto speciale, è composta principalmente da trasferimenti (a famiglie, imprese e direttamente a enti pubblici), da redditi da lavoro e da investimenti. Sono 520 miliardi di euro, di cui però solo meno della metà (226 miliardi) può essere assegnata territorialmente. Si immagina in caso di intervento MES quali impatti su famiglie e imprese? E in un Mezzogiorno in cui i consumi finali delle PA si sono contratti del 10,8%, mentre la riduzione nel Centro-Nord è stata del 6,3% (dati Istat e Ameco)?  Dove il tanto decantato  “Piano Industria 4.0”, avviato nel 2017 e non  finanziato in maniera adeguata  si è rivelato  funzionale allo sviluppo delle regioni del Centro-Nord, il cui sistema produttivo dovrebbe assorbire circa il 90% delle risorse complessive?

In un simile contesto sarebbe opportuno chiarire senza infingimenti cosa si intende nella legge di bilancio per  “rafforzamento “ della clausola del 34% di investimenti pubblici nel Mezzogiorno “risorse per programmi di spesa in conto capitale”.  Risorse di chi? Tutte le risorse della Pubblica Amministrazione? Sarebbe finalmente opportuno chiarire con  “34% di tutte le risorse della P.A., delle società pubbliche nazionali e locali  nonché delle risorse straordinarie “. Negli ultimi 20 anni le società pubbliche come Fs, Anas, Terna non hanno mai raggiunto il 34% della quota investimenti al Sud e questo ha contributo in maniera  determinante alla  mancata crescita del Mezzogiorno, essendo responsabile in misura significativa del deficit di infrastrutturazione nel Mezzogiorno incidendo sulla produttività delle imprese. Importante infine osservare che senza i Fondi Ue, la spesa per investimenti nel Mezzogiorno è molto lontana dalla quota del 34% , svuotando quel principio di addizionalità scritto nel 4 comma dell’art 119 della Costituzione. La discriminazione prodotta dalle imprese pubbliche nazionali nel rispetto della quota del 34% solleva un problema di equità, di perequazione territoriale considerato che queste imprese pubbliche (FS, Terna , Anas etc) ricevono copiosissimi trasferimenti da parte dello Stato (una per  tutte le Fs : 8 miliardi annui più 4,5 per fondo pensioni speciali più contratti agevolati per il consumo di energia elettrica pagati nella componente A 4 della bolletta elettrica pagata da tutti gli italiani) e  alimentati da una contribuzione dei residenti di tutte le regioni. Loro invece decidono di investire nel centro Nord o come le Fs all’estero!!

Il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane comprende, oltre alla capogruppo, 15 società direttamente controllate, 46 società indirettamente controllate, 13 joint venture, 23 società collegate e 6 società partecipate non consolidate, con sedi in Italia, Germania, Austria, Francia, Belgio, Svizzera, Danimarca, Svezia, Serbia e Repubblica Ceca. Netinera Deutschland (che, attraverso oltre 40 società partecipate, svolge principalmente attività di trasporto locale e metropolitano su ferro e su gomma in Germania). In ambito internazionale sono da segnalare le attività del Gruppo FS Italiane - nel territorio di Europa e Balcani, Medio Oriente, Paesi del Mediterraneo e Australia - nei settori dell’ingegneria, della gestione del trasporto passeggeri e merci e dell’infrastruttura; in particolare in Europa, attraverso la presenza in Germania delle controllate Netinera (trasporto pubblico passeggeri su ferro e su gomma) e TX Logistik (trasporto merci) ed in Francia attraverso la controllata Thello (collegamenti notturni e diurni Italia-Francia di trasporto passeggeri). Nei paesi extra UE è proseguita la collaborazione del Gruppo FS per l’attuazione del piano di ristrutturazione delle ferrovie egiziane, mentre negli altri Paesi del Medio Oriente, Arabia Saudita, Oman e Qatar, il Gruppo e stato impegnato, attraverso la controllata Italferr, alla progettazione e costruzione di nuove linee ferroviarie

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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