LA LEGGE SULL’AUTONOMIA UCCIDE LA COSTITUZIONE

LA LEGGE SULL’AUTONOMIA UCCIDE LA COSTITUZIONE

LA LEGGE SULL’AUTONOMIA UCCIDE LA COSTITUZIONE

di Erasmo Venosi

"La liquidazione senza referendum della prima parte della Costituzione. Non diversamente può essere qualificata la modalità di determinazione dei LEP ( livelli essenziali di prestazioni ) che dovrebbero garantire a tutti i cittadini uguali diritti civili e sociali come salute, istruzione, trasporti. LEP previsti dalla riforma costituzionale del 2001 (art 117 , co 2 lettera m, Costituzione)  e dalla legge 42 del 2010. LEP mai definiti e finanziati con il criterio della spesa storica cioè legati al quanto si spendeva negli anni precedenti e che hanno di fatto reso concreta la affermazione che i “sudisti” vivono una “cittadinanza limitata”.

Il ministro Boccia con tre articoli sotto forma di emendamento alla legge di bilancio delinea:

  1. a) l’attribuzione alle Regioni di forme particolari di autonomia;
  2. b) disciplina e definisce i Livelli Essenziali delle Prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale. Non si può non rilevare la non coerenza con l’art 5 della Costituzione che esprime l’esigenza di conciliare unità nazionale e autonomie territoriali.

Non volete chiamarla come dice Viesti la “secessione dei ricchi” ma di certo è un distacco di fatto, su materie fondamentali da parte di alcuni territori dal resto del Paese. Ricadute inevitabili, a che ne dica Boccia, sul principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 Cost. e all’art . 5 Cost. a cui si   ricollega tutte le volte in cui le regioni erogano servizi collegati alla attuazione di diritti costituzionali  che ad “ autonomia “ attuata riguarderanno l’istruzione, il lavoro, la previdenza, l’assistenza, la casa, la cultura.  Il Veneto va oltre chiede la ventiquattresima materia la gestione dell’immigrazione mentre la Lombardia scende a 20 materie ( erano 23) e l’Emilia Romagna sale da 15 a 16.

Quello che colpisce nell’emendamento Boccia è l’imbroglio del riferimento al fabbisogno standard delle regioni con l’inequivocabile riferimento alla  “risorse iscritte nel bilancio dello Stato a legislazione vigente “ e gli opachi , inaccessibili  calcoli fatti dalla società SOSE partecipata dal ministero delle finanze e dalla Banca d’Italia che hanno tra l’altro preso a riferimento i dati forniti dalla Ragioneria dello Stato invece di quelli documentati nei Rapporti annuali CPT ( Conti Pubblici Territoriali ).

Conti sul fabbisogno standard che anche il leghista , bocconiano Giorgetti  chiosò con queste parole “se il federalismo aveva l’obiettivo di rendere trasparenti e chiari i meccanismi di distribuzione delle risorse, oggettivamente credo che questa missione non sia stata compiuta. Si fa decisamente fatica, anche per il circolo esoterico degli addetti ai lavori, a ricostruire i passaggi”.

Ci sarebbe da scrivere moltissimo infine sulla modalità di calcolo dei residui fiscali operati dalla Ragioneria. Termino con le parole di un fine giurista e padre costituente Aldo Moro che con queste parole commentò l’art 3 in Assemblea Costituente “Si tratta di realizzare in fatto, il più possibile, l’eguale dignità di tutti gli uomini. Il senso di questo articolo è precisamente questo. Non accontentiamoci di parole, di dichiarazioni astratte, facciamo in modo, attraverso la nostra legislazione sociale, che, il più possibile, siano in fatto eguali le condizioni e le possibilità di vita di tutti i cittadini.”

 

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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