LA LOMBARDIA: “RIAPRIAMO CON LE 4 D”. MA FINORA SE N’È VISTA UNA SOLA: QUELLA DI DISASTRO

LA LOMBARDIA: “RIAPRIAMO CON LE 4 D”. MA FINORA SE N’È VISTA UNA SOLA: QUELLA DI DISASTRO

LA LOMBARDIA: “RIAPRIAMO CON LE 4 D”. MA FINORA SE N’È VISTA UNA SOLA: QUELLA DI DISASTRO

di Giancarlo Pugliese*

L’emergenza richiede una svolta epocale: ripensare a una nuova economia, a nuove strategie di produzione, e a un Paese finalmente multicentrico.

La Lombardia vuole riaprire tutto. E vuole farlo in fretta, «all’insegna delle “4 D”: Distanza, Dispositivi, Digitalizzazione e Diagnosi». Ma finora ne ha prodotta solo una: quella di Disastro.

In che altro modo definire infatti l’intera gestione dell’emergenza da parte della classe dirigente lombarda? Errori, sottovalutazioni, ritardi, una tragedia che presto si è trasmessa all’intero Paese, fino a ipotesi di crimini colposi, come quelle su cui sta indagando la magistratura. Su tutto, una evidenza: la mancata circoscrizione della necessaria “zona rossa” in Val Seriana , impedita dalle pressioni dell’establishment industriale regionale. Quello stesso che ha visto ieri un suo uomo, Carlo Bonomi , presidente di Assolombarda, assurgere al vertice di Confindustria nazionale. Giusto per far capire che aria tirerà ancora in questo paese e di quale blocco granitico voglia continuare a tirarne i fili.

In un simile contesto, si comprende meglio da dove il Presidente della regione più colpita in Europa, e tuttora investita dai contagi in percentuale abnorme rispetto al resto del paese, prenda il coraggio di richiedere il via libera alla riapertura delle attività dal 4 Maggio. Peraltro, senza che dal mondo politico e mediatico nazionale partano i solenni dileggi che la gravità della cosa meriterebbe. Fontana non ha atteso più di 24 ore: non più tardi del giorno prima, il suo “capo politico” Salvini, nell’ennesima piroetta, aveva infatti reclamato la riduzione delle restrizioni “perché gli italiani non ce la fanno più” . Non si può dire che il coordinamento tra i due non continui ad essere perfetto. A dispetto dei guai. E dei morti.

Ma la domanda da porre è una: riaprire per chi? E per fare cosa?

Proviamo a capire… Per smaltire gli ordini? Per lanciare segnali sulla capacità dell’industria lombarda di assolvere alle commesse future? O, peggio ancora, per non perdere il vantaggio accumulato nei decenni ed impedire che qualche altro concorrente (magari di altre regioni meno colpite) gliele porti via?

E’ per questo allora che (dati ufficiali) oltre la metà delle fabbriche lombarde in realtà hanno già ripreso o non hanno mai smesso di produrre, anche quelle non appartenenti alle filiere dei prodotti essenziali? E’ per questo che, in pieno contagio ancora in atto, la mobilità dei cittadini in Lombardia è tornata al 45% , livelli praticamente quasi pre-lockdown (mentre il sistema mediatico nazionale cerca invano, e spesso con esiti tragicomici, di dimostrare comportamenti irresponsabili al Sud)?

Il tutto, a costo di sacrificare la salute e la vita stessa dei lavoratori, delle loro famiglie, delle proprie stesse comunità. “Prima il Nord” , come declamava a caratteri cubitali la propaganda del partito di Salvini e Fontana qualche anno fa? O, come coniato più di recente con la solita audace piroetta, “Prima gli italiani” ? Nessuno dei due. Prima la produzione, prima il mercato, prima il profitto.

Un’idea non solo sbagliata, non solo cinica, ma anche cieca e senza prospettive : la produzione per quale mercato? Per vendere a chi? Con il consumo crollato in tanti settori (si pensi al mercato dell’auto) anche di oltre l’80%, per quanto tempo ancora le vestali del “ripartire” credono di poter tutelare gli interessi di aziende e imprenditori del “motore economico italiano”, giocando alla roulette russa anche la possibilità dell’intero Paese di uscire dal tunnel del Covid-19?

COSA PENSA IL MOVIMENTO 24 AGOSTO:

affrontare il momento che stiamo vivendo con l’idea e l’obiettivo di difendere lo “status quo” e i vantaggi industriali di alcune aree del paese (guarda caso, le più colpite) significa non aver compreso le conseguenze che la pandemia da Coronavirus avrà sul mondo. “Ripartire” non può voler dire mettere a repentaglio la salute e la vita di lavoratori e comunità per salvaguardare vecchie produzioni che per lungo tempo non avranno più mercato, avvitando su sé stessa l’economia nazionale per lunghi anni e producendo effetti nefasti e irredimibili sul tessuto sociale italiano.

Ripartire davvero, vuol dire metterne in cantiere di nuove e in più aree del Paese : investire sulle energie rinnovabili e sugli impianti per l’efficienza energetica; sul miglioramento della gestione dei rifiuti; su una nuova mobilità verde e condivisa; sull’agricoltura biologica e di prossimità, con particolare riguardo ai prodotti locali di qualità e alle colture antiche; sulla prevenzione e sul riassetto idrogeologico dei territori. Su tutto ciò che il futuro richiederà con sempre maggiore urgenza, nell’ottica di una “new green Economy” , sulla base della quale è bene che il nostro sistema-Paese riformuli tutte le proprie strategie future. Ed è bene che lo faccia subito.

Nè un paese, come sottolineato da Luca Bianchi dello Svimez , può pensare di riprendere la via dello sviluppo affidandosi ad un’unica “locomotiva”. "Far ripartire i cantieri e i negozi dove ci sono meno contagi, ma trasferire qui anche una parte delle produzioni del Nord: qui ci sono pochi contagi, è il momento della solidarietà reciproca. Altrimenti, senza il lavoro, il Sud si desertificherà".  L’Italia, per salvare da questa Crisi non solo la propria economia e capacità produttiva, ma anche l’idea e il senso stessi di sé e della propria esistenza, dovrà cominciare a ripensarsi come un paese multi-centrico. Un paese con più locomotive, con più “motori”, in grado di sostenersi a vicenda e correre insieme più forti.

Il contrario di ciò che pensano Salvini&Fontana, e il blocco di potere nord-centrico che li sostiene, granitico ma ormai rancido e inibitore di ogni innovazione.

Ricostruire un nuovo Paese che sappia affrontare la crisi e uscirne più uniti di come vi era entrato val bene il sacrificio di vecchi, ignobili interessi di pochi.

*promotore M24A-ET regione Marche

 

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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