La Politica e la Sanità al femminile.

La Politica e la Sanità al femminile.

La Politica e la Sanità al femminile.

di Liliana Isabella Stea,
Socia fondatrice del Movimento 24 Agosto ET.
Responsabile Commissione Equità di Genere
Abbiamo avuto tutti una madre, più o meno buona, più o meno affettuosa, ma, aldilà di fisiologiche eccezioni, possiamo forse affermare che sia abituale per una donna, ancor più se madre, lasciar morire dissanguandolo o affamandolo, un figlio a vantaggio di un altro?
Se mi portate degli esempi ne terrò conto e vi ringrazierò, ma so già che ai livelli di questa nostra Società che invoca ancora oggi ‘l’uomo forte’, nemmeno le donne più malvage potranno arrivare mai.
E mi spiego: abbiamo finanziato, ingrassato, per decenni (e continuiamo a farlo!) la Sanità Privata con i soldi di tutti noi, che in una Casa di Cura Privata non abbiamo messo e non metteremo mai piede perché “non ce lo possiamo permettere”, ossia non abbiamo i soldi necessari. Eppure una parte dei miei soldi se la sono già presa, e continuano a prendersela!
E allora in un momento di crisi sanitaria come questo, in cui si chiede la solidarietà di tutti, perché si spendono ancora altri soldi Pubblici per allestire altre strutture invece di requisire quelle già esistenti che finanziamo tutti senza mai usufruirne? Perché non si vanno ad occupare i posti-letto già pagati da tutti noi nelle strutture Private che sono tali solo nella selezione dei pazienti e non nei finanziamenti? Una politica gestita ‘al femminile’ non potrebbe tollerarlo. Mai! E noi donne del Movimento 24 A per l’Equità chiediamo con forza che venga restituito dalle strutture Private sotto forma di Servizio al pubblico quanto dal Pubblico è stato, e continua ad essere erogato!
Leggiamo invece che: Il decreto legge «Cura Italia» prevede sì l’uso delle suddette strutture private, ma questo ovviamentenon sarà gratuito per lo Stato: i proprietari delle strutture requisite riceveranno un indennizzo «pari al 100 per cento di questo valore». (Il Manifesto, 17 marzo 2020) Alla luce della straordinaria emergenza che vive il Nord Italia, le strutture private non potranno rifiutarsi di collaborare e dovranno mettere a disposizione - oltre ai loro immobili e ai macchinari - anche il personale. In cambio riceveranno quella che la Relazione definisce una "indennità di requisizione". Cliniche private come ospedali.
Le strutture sanitarie private, accreditate e non, devono mettere a disposizione il loro personale sanitario, i locali e le apparecchiature. Le prestazioni saranno remunerate dalle Regioni con una somma di denaro a titolo di indennità. (Avvenire, 18 marzo 2020) Che tipo di società vogliamo continuare a sostenere?
Michele Dipace

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