LA QUESTIONE DELLE BANDIERE E QUELLA DEL TRENO

LA QUESTIONE DELLE BANDIERE E QUELLA DEL TRENO

LA QUESTIONE DELLE BANDIERE E QUELLA DEL TRENO

di Pino Aprile

La questione delle bandiere terroniche. Ovvero: che bisogno abbiamo che ci facciano male gli altri, se siamo più bravi farcene da soli e litighiamo per le bandiere (quelle altrui non vanno bene)?

Allora: un ministro meridionale al servizio del Partito Unico del Nord ha appena annunciato che i terroni non rompano le palle con i loro diritti negati, perché se i ricchi rapinatori lombardo-veneti-emiliani vogliono ancora di più con l'Autonomia differenziata, questo è un dettato costituzionale; ci rubano 840 miliardi in 15 anni; ci rubano i soldi per curarci e pure i malati, per poterci spennare al Nord; ci tassano per fare treni ad alta velocità al Nord e a Sud scaricano quelli da rottamare dismessi dal Nord, ma pochi e ce li fanno pagare pure più cari (non essendoci la concorrenza Italo-Trenitalia...); ci rubano i soldi delle università, per migliorare quelle del Nord e rubarci così anche i corsi, i ricercatori, prof e gli studenti (e i soldi per mantenerli) fuorisede; ci insultano, ci...

E volete che mii preoccupi del colore della bandiera con cui scendo in piazza a protestare? Mi dedicherei più a lunghezza e robustezza dell'asta (corpo contundente, in senso metaforico e nonviolento).

Per capirci: decidiamo di dire basta, far qualcosa, organizzarci, per pretendere quanto è scritto nella Costituzione: equità, pari condizioni (e infrastrutture, servizi) per lo sviluppo dei territori e delle capacità individuali. Una cosa non ideologica: il treno serve a tutti, comunque la si pensi. E nasce il Movimento 24 Agosto per l'Equità Territoriale, con un programma terra-terra: unire le forze di chi ne condivide di volta in volta i progetti (lotta contro la rapina dell'Autonomia differenziata, trasporti, sanità...). Non si chiede a nessuno di essere d'accordo su tutto, ma se c'è da pretendere una scuola dove manca, ok su quello; sul resto, ognuno come gli pare.

Da anni, tanti del mondo meridionalista mi rimproveravano “di scrivere libri” (e capite che per uno che non ha mai fatto altro che articoli e libri, è una sorta di intollerabile degenerazione morale), “mentre” avrei dovuto creare un movimento, un partito politico per il Sud, non solo chiacchiere (e manco distintivo); per anni, alcuni stakanovisti della creazione e riproposizione di partiti, alleanze mutevoli, e arditi salti di quaglia (dagli accordi con la Lega al Pd e ritorno alla Lega) mi avevano detto: se lo fai, confluiamo pure noi. Nato ET-M24A, per pura coincidenza sorgono altre proposte analoghe (vediamo il lato positivo: vuol dire che c'è effervescenza).

Ma perché proprio quando sembrava che la cosa attesa (così dicevano) vede la luce, diventi “la vergogna”, “schifoso” (e al plurale non essendoci solo io) e fieri caporali di giornata urlano che faranno “i nomi” (poi uno solo, vi lascio indovinare) dei nemici (sempre uno) del Sud? Quando ti offendono è facile rispondere allo stesso modo, ma è scendere a quel livello. Meglio chiedersi: perché? (Oltre ricordare che ognuno si descrive negli insulti che lancia). A me sembra per questo: tanti dicevano e dicono “bisogna far qualcosa”. E si intende che “qualcuno”, deve fare qualcosa. Come? È il problema, ognuno ha immaginato il momento dell'azione come il riscatto di quanto accumulato nel tempo, con le sue idee, la sua esperienza, il proprio percorso e una sua soluzione. Che non coincide con quella altrui. Quindi, l'altro è uno stronzo.

E ora allarghiamo il discorso. Con ET, un piccolo miracolo c'è stato: due mondi abituati a ignorarsi (Sicilia e Sud continentale) hanno deciso di muoversi insieme. Molti arrivarono dall'isola già alla Grancia, il 24 agosto (e anche prima): si sono “affacciati”, hanno nasato, chiesto, valutato, e quasi tutti han deciso di imbarcarsi nell'impresa comune per ottenere diritti e infrastrutture pari al resto del Paese e, in caso contrario, la secessione.

A quel punto, ognuno ha dato all'impresa comune il proprio bagaglio: sì, però c'è troppo rosso nel logo di ET (e ciò fa supporre che preferisca il nero); per altri è sospetto tutto quel nero nel logo (il che fa supporre che preferisca il rosso). E guardate che non faccio esempi a caso, ma riferisco di obiezioni davvero sollevate e con il tono di “o così o me ne vado”. Altri, senza la parola Sud nel logo non ritenevano di poter giustificare ai propri occhi la lotta comune per il treno (così adesso c'è chi ha il logo con scritto Sud e un nemico: quelli con il logo senza. E fanculo il treno, resteremo senza); altri volevano il Sud capovolto, come sulla copertina di “Terroni” o non se ne fa niente; uno era pronto a sacrificarsi per la causa, a patto di essere il candidato presidente della sua Regione e, nell'attesa, il capo territoriale del Movimento (la Casa Bianca essendo temporaneamente occupata da un abusivo, tale Trump)… Insomma ognuno è arrivato con la sua storia. E a quella dovevano adattarsi l'impresa ed ET, roba che manco più gli abiti su misura.

Quasi tutti, poi, dinanzi al ragionamento: ET non è un partito come gli altri, è un Movimento le cui iniziative chiunque affianca come vuole, e solo quelle che vuole, le altre no; vale per quel che è condiviso, non per quello che divide; lo ripeto: non si chiede a nessuno di essere d'accordo su tutto, ma se si ritiene che il treno vada fatto, ci si trova insieme per il treno; chi non vuole il ponte sullo Stretto, si batte per il treno sino a Villa san Giovanni, poi piglia il traghetto e riprende a battersi per il treno da Messina a Trapani.

Ok? Ok. Poi, in una riunione locale di ET, in Sicilia, compare un tricolore. E si incazzano alcuni ettini meridionalisti napoletani. In una foto dinanzi ai cartelloni per il Giorno della Memoria per le vittime delle truppe sabaude nella guerra per l'annessione del Sud, compare una bandiera delle Due Sicilie. E si incazzano i siciliani (noi fummo conquistati dai Borbone, dicono, li odiamo. Furono conquistati anche da un'altra dozzina di invasori, ma l'odio è per i napoletani. Peccato che con i Borbone la Sicilia non conobbe mai emigrazione e gli addetti all'industria erano il doppio che in Piemonte; con i Savoia, per la prima volta nella storia i siciliani dovettero abbandonare la loro isola e pochi anni dopo, il Piemonte aveva il doppio degli addetti all'industria della Sicilia, anche con i fusi che prima stavano in Sicilia. Ma la bandiera dei primi è maledetta, quella dei secondi... ormai c'è). Alcuni sono disposti a battersi per il treno al Sud, ma non insieme ai secessionisti; altri idem, ma senza unitaristi servi dei Saboia; i secessionisti siciliani sono anti-borbonici (ci bombardarono a Messina. Invece i Savoia pure il resto), se sono secessionisti continentali, sono spesso anti-siciliani (furono loro ad aprire le porta ai Saboia e a consegnare il Sud a chi lo ha ridotto così). Ma ci sono i meridionalisti siciliani neoborbonici non secessionisti e i meridionalisti continentali antiborbonici; e i retaggi, specie in ambiente massonico, dei giacobini filofrancesi che consegnarono il Regno ai napoleonidi e i retaggi siciliani filo-britannici che fecero la rivoluzione (più di una) guidati dalla flotta militare inglese.

Insomma, ognuno con la propria identità, disturbato dalle bandiere, gli emblemi dell'identità altrui. E si arriva a: se ci sono quelli, io non... A costo di restare senza il treno, l'ospedale, la scuola, le strade, l'università, eccetera. Ma scusate, quando fate il biglietto del treno (si fa per dire) cambia se siete secessionisti continentali o isolani, neoborbonici o giacobini, unitaristi o no? Al Nord, se si tratta di fotterci con l'Autonomia differenziata o qualsiasi altra porcata (asili, opere pubbliche...) non c'è differenza fra piddini, leghisti, destra e sinistra o cinquestelle, che pure, localmente si scannano. A Sud, ogni scusa è buona per dividersi. Tipico delle terre e dei popoli ridotte a colonia educati a combattersi fra loro, non a combattere chi li spreme e li usa.

ET ha una sua bandiera, quella del logo. Che significa: io pretendo l'Equità Territoriale che mi avete rubato. E lo vogliamo sia noi con la bandiera duosiciliana, che noi con la triscele siciliana, che noi (persino, è tutto dire: nel senso che a quel vessillo il Sud deve i massacri subiti e l'emigrazione) con il tricolore. E si aggiunga la bandiera sarda dei 4 mori. Ognuno viene con la sua identità alla bandiera di ET. Non è che, per incompatibilità di distintivo, restiamo ancora una volta senza treni, diritti, strade, futuro? Togliendoci identità e memoria ci hanno fregato sinora e adesso, da Sud, per agire insieme, si vuol chiedere da un terrone all'altro, di rinunciare alla propria identità e memoria? Chi vuol ridurre le cose serie a questo, faccia pure, ci diamo appuntamento fra altri 160 anni. Noi abbiamo un treno da prendere.

Per noi conta la strada che si fa insieme, non quella fatta da soli; conta quella che si vorrà fare da un certo punto in poi (alcuni la secessione non la vogliono, pur restando colonia, ma sono disposti a battersi per l'Equità Territoriale). Per il resto, non c'è tempo. E, perdonatemi, manco voglia.

Non serve essere tanti, ma decisi. Chi c'è c'è.

Pino Aprile

Pino Aprile

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1 Comments

  1. Giuseppe Pepe
    Febbraio 15, 2020 at 12:05
    Reply

    Dopo aver letto il post di Pino Aprile, non posso non chiedermi se veramente abbiamo bisogno di queste persone. Sia chiaro che non lo dico con arroganza, superficialità o superbia, anzi tutt’altro, provo profonda stima, riconoscenza e rispetto verso chiunque si impegni a preservare la propria identità e memoria. Lo sforzo per affermare la verità storica che ci appartiene è fondamentale per riappropiarci della nostra identità di popolo, tuttavia sono convinto che, da solo, non servirà a far arrivare il treno a Matera.
    Quando dovremo andare di fronte ai nostri stessi compaesani, intesi come elettori, a chiedere un voto, non lo otterremo con un presupposto ideologico, ma solo se saremo in grado di dare delle risposte, anche minime, ai loro bisogni e alle loro necessità, forse anche solo se sapremo ascoltarli: dobbiamo radicarci nei territori e ciò lo riusciremo a fare solo sporcandoci le mani. La Lega non riscuote consenso al nord solo con la retorica antimeridionale o antimmigrazione, che sicuramente funge da collante, ma perché viene percepita essere vicina ai bisogni della gente.
    Sono meridionale, vivo in Campania, in un paese vicino al mio un amministratore, tempo fa, ha valorizzato una passeggiata pedonale alle spalle di una spiaggia: tutto perfetto, niente da dire, tranne che, guarda caso, questa romantica stradina porta dritto dritto alla porta dell’albergo di famiglia. Se compostamente lo fai notare la risposta che ottieni è che nessuno fa niente per niente. In un altro paese vicino, un altro amministratore sta portando avanti il lavoro, non solo utile ma anche necessario, di illuminazione di strade di campagna, prima completamente buie, che portano a frazioni staccate: sembra che sia nel business dei lampioni, ma tant’è, come sopra, nessuno fa niente per niente. Nel mio stesso paese, è ancora rimpianto dalla cittadinanza tutta un sindaco democristiano, detto per una collocazione temporale più che politica, che ha fatto oggettivamente tanto per il paese e, in proporzione, tantissimo per sé, perché, si sa com’è, nessuno fa niente per niente.
    Tutto ciò per dire che se non dimostriamo di poter essere utili non otterremo niente.
    La mia proposta consiste nell’investire nel volontariato: è necessario seminare prima di raccogliere. Ritengo che si debba creare una rete di solidarietà che faccia capo al movimento e che lo renda riconoscibile al di là delle bandiere.

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