LA SICILIA: ‘NA PAZZIELLA MMANO A ‘E CCRIATURE

LA SICILIA: ‘NA PAZZIELLA MMANO A ‘E CCRIATURE

LA SICILIA: ‘NA PAZZIELLA MMANO A ‘E CCRIATURE

di Pietro Fucile*

Quando con l’Unità d’Italia se la ritrovò tra le mani, Camillo Benso mostrò di non sapersene che fare della Sicilia. Assieme ai Savoia, ignorandone il valore, seppe considerarla esclusivamente per l’opportunità di poterne estrarre risorse a favore del nuovo Piemonte allargato. In perfetto stile coloniale, venne suggerito ai reggenti inviati sull’Isola, che pure aveva goduto di una certa autonomia con i Borbone, di piegare la popolazione al severo canone piemontese. Significò una miserrima stagione fatta di tasse e repressione, di opifici chiusi e leva obbligatoria, così che, mentre veniva rastrellato il loro oro, i siciliani si facevano prima briganti e successivamente se ne partirono per le Americhe. Un milione di emigranti dal 1871 al 1921.

Purtroppo la miopia savoiarda dev’essersi insediata nel Dna italiano poiché, oltre la cronica sotto-infrastrutturizzazione del territorio che ne limita il potenziale e di cui la mancata costruzione del ponte sullo stretto è solo l’evidenza più plastica, nel dibattito pubblico, il destino della Sicilia, il più delle volte, pare giocarsi ad un tavolo del casinò, con giocatori che azzardano a voler puntare l’intera posta sul turismo o sulla cultura. Così come ieri si diceva di volersi giocare tutto sull’agricoltura. Per carità, nulla di concreto, il tutto è comunque rimasto sempre a livello di buona intenzione.

Non viene colto invece (o solo raramente) il valore strategico, geopolitico, che la Trinacria ha nella sua privilegiata posizione, prospiciente il mare che porta il suo nome e le coste del Nord Africa. Uno scenario nel quale l’Italia sembra aver rinunciato, forse da sempre, a svolgere un ruolo che gli permetterebbe di elevarsi al rango di protagonista. Un’Isola prospera, potenziata nei suoi porti e corroborata dal presidio dello Stato, potrebbe essere un buon biglietto da visita per presentarsi alla comunità internazionale quale principale controllore, e finanche regolatore, dei traffici delle navi, commerciali o militari, che solcano il canale di Sicilia. Indurrebbe gli interlocutori ad accordarci maggiore considerazione, soprattutto per quel che riguarda gli interessi relativi a quanto accade sulla sponda opposta.

Pensare la Sicilia in chiave geopolitica, significherebbe poter incidere nei delicati dossier della sponda sud del Mediterraneo; aver voce ascoltata nella gestione Ue delle migrazioni africane; intercettare commerci che oggi prendono altre vie; servirebbe a riallacciare il fili del secolare rapporto con Malta traendone vantaggi competitivi; porrebbe l’Italia sullo scacchiere dove si giocano le ambizioni della Turchia; e, niente affatto secondario, offrirebbe una seconda opzione alla dipendenza dai diktat dei paesi del Nord Europa.

Ma ahimè, ci tocca invece dover parafrasare dal napoletano che, come una “pazziella”, …’a Sicilia sta mmano a ‘e ccriature.

*M24A ET - Campania

Pietro Fucile

Pietro Fucile

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