LETTERA APERTA A “LE IENE”, FOGGIA NON E' GOMORRA

LETTERA APERTA A “LE IENE”, FOGGIA NON E' GOMORRA

LETTERA APERTA A “LE IENE”, FOGGIA NON E’ GOMORRA

di Angelo Bricocoli

Carissime “Iene”, ho visto con molto disappunto il vostro servizio sulla mia città. Ne avete fatto una descrizione orribile e terrificante! Avete messo in evidenza il brutto che c’è. E solo quello. Avete parlato della criminalità organizzata ed avete associato TUTTA la città a quei delinquenti. Sapete quanti abitanti ha Foggia? 153.000! Sapete quanti sono quegli schifosi? Poche decine! E per quei pochi, voi affermate che Foggia è una città in guerra!

Mostrate le immagini di ciò che accade con un attentato (vetri in frantumi, rottami, …) come se questo fosse l’aspetto abituale delle nostre strade. Vi sbagliate. Illustrate fatti criminosi che avvengono in tutte le città come se fossero un’esclusiva foggiana. Vi sbagliate. Andate ad intervistare quei pochi mafiosi schifosi per dare loro visibilità. Perché? Per un po’ di ascolti in più? Non vi sentite un po’ complici di quella gentaglia?

Voi non dite che Foggia non è una città mafiosa, la mafia non è originaria di queste parti perché l’atteggiamento mafioso e criminale non fa parte del carattere della cultura foggiani. Foggia è una città onesta ed operosa, con una storia di cultura antica: il regio teatro era secondo solo al S. Carlo di Napoli, capitale del regno. Il conservatorio di Foggia è ricchissimo di musicisti (compositori ed interpreti), la biblioteca provinciale è una delle più grandi e ricche d’Europa. Non lo dite forse perché non lo sapete. Ve ne informo io.

Non dite che la prima provincia in Italia a realizzare un progetto contro la piaga del caporalato è Foggia con la sua Rete per la Terra, mentre nel resto del Paese si trovano utili i servigi di parassiti che sfruttano i lavoratori della terra. Mi obietterete che tutte le aziende sono tenute a non accettare il caporalato, ma, chissà perché, solo da noi si combatte perché la legge sia rispettata. Vi sembra un atteggiamento mafioso?

Foggia non è una città abitata da criminali, ma una città abbandonata e sfruttata dallo Stato. Il nostro tribunale ha una competenza su di un territorio più vasto di regioni come Molise e Valle d’Aosta senza avere le corrispondenti risorse di uomini e mezzi. I cittadini sono spaventati e sfiduciati perché sono stati lasciati soli a combattere contro i delinquenti. Se voi foste qui, con lo Stato latitante, avreste paura anche voi. Ma forse nella vostra città è anche peggio, se si deve dar credito ai dati sui reati del Ministero dell’Interno. Ma voi non lo dite. Preferite parlare male di una città in cui non vivete.

Il Comune chiede da tre anni l’intervento dello Stato contro i criminali, ma solo una mobilitazione di ventimila (sì, avete letto bene: ventimila) persone scese in piazza contro la mafia ci ha consentito di avere maggiore controllo del territorio. Dal dieci gennaio, dopo la grande mobilitazione cui ha partecipato Don Ciotti (lo conoscete?) lo Stato ha timidamente mostrato la sua esistenza. Lo stesso don Ciotti nel suo intervento ha parlato della straordinaria  reazione civile di Foggia, che al Nord, dove pure è presente la mafia, non si è mai vista.

Certo, abbiamo molti problemi e non li nascondiamo, non siamo ipocriti. Combattiamo per risolverli, nonostante tutto. Nonostante voi. Da domani, quando vi recate in un bar, un ristorante, in un ufficio, in ospedale, quando accompagnerete i vostri figli a scuola, pensate che molto probabilmente chi vi servirà, chi si occuperà delle vostre pratiche, chi vi curerà, chi insegnerà ai vostri figli è un foggiano. Sì, perché i foggiani, per poter lavorare, fanno anche tantissimi chilometri e si recano in posti lontani. Lo sapevate? No? Ve lo dico io.

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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