LETTERA APERTA A ROBERTO VECCHIONI… PER RIFLETTERE INSIEME SULLA MILANO “CHE NON PUO’ FERMARSI”, LA LOMBARDIA “CHE SA RISCHIARE”... E L’ITALIA CHE VA IN MALORA.

LETTERA APERTA A ROBERTO VECCHIONI… PER RIFLETTERE INSIEME SULLA MILANO “CHE NON PUO’ FERMARSI”, LA LOMBARDIA “CHE SA RISCHIARE”... E L’ITALIA CHE VA IN MALORA.

LETTERA APERTA A ROBERTO VECCHIONI… PER RIFLETTERE INSIEME SULLA MILANO “CHE NON PUO’ FERMARSI”, LA LOMBARDIA “CHE SA RISCHIARE”… E L’ITALIA CHE VA IN MALORA.

di Giancarlo Pugliese*

Per Roberto Vecchioni nutriamo da tanti anni sincera stima e ammirazione. Abbiamo sempre apprezzato la sensibilità dei suoi testi e delle sue canzoni, come anche l’impegno civile a lungo profuso nella sua attività, non solo come autore e musicista, ma anche come insegnante, professione che non ha mai abbandonato. Per questa ragione ci permettiamo di sollevare alcune riflessioni su quanto il cantautore milanese ha dichiarato nell'intervista resa pochi giorni fa al “Sole24Ore”.

Siamo certi che, proprio in nome della sua sensibilità, Roberto vorrà accogliere il nostro invito a riflettere con noi su queste nostre poche considerazioni.

Leggiamo sull’intervista citata: "I milanesi avranno la capacità di riprendersi, ma come tutti i lombardi hanno anche la capacità di rischiare". Roberto, consentici: veramente, è proprio a causa di questa… “capacità di rischiare”, esplicitata nel non aver voluto bloccare tutto, a cominciare dalla mancata zona rossa in Val Seriana, e nel non aver voluto opporsi ai diktat degli industriali chiudendo piuttosto le attività produttive, se la Lombardia è finita nel buco nero dei contagi, vivendo la tragedia cui tutto il mondo ha assistito attònito in questi mesi.… Oltretutto, caro Roberto, la "capacità di rischiare" è parsa a tutti più che altro imposta dalla sua classe dirigente politica ed imprenditoriale, e subìta dai lavoratori lombardi e dalle loro famiglie. Che hanno pagato un tributo altissimo e terribile di lutti.

Forse, il vero coraggio sarebbe stato, semmai, intervenire in tempo e in misura drastica come, ad esempio, hanno fatto nel vicino Veneto (sempre a guida leghista). Ed è a causa di questa mancata reazione, di questo mancato coraggio, se l’intero Paese è finito in ginocchio a causa del diffondersi incontrollato del contagio.

"E la possibilità di prendersi una malattia pesa meno delle conseguenze di non muoversi. Chi è fermo, è finito"…

Perdonaci Roberto, se facciamo questa considerazione banale: a causa del “minor peso” della “possibilità di prendersi una malattia” rispetto alle “conseguenze del non muoversi”, ci siamo dovuti fermare tutti. Forse, stando a Milano, non te ne sei reso conto: tutto il resto d’Italia è stato costretto “a non muoversi”: nessuna regione, neppure quelle appena sfiorate dal contagio, è potuta ripartire per "aspettare la Lombardia". Il Presidente della vostra Regione lo aveva detto, coi modi spicci e grossolani che lo contraddistinguono: “Se non riapre la Lombardia, non riapra nessuno!” (20 Aprile). Gli hanno dato ascolto. E la Lombardia, la sua pessima gestione dell’emergenza, l’arroganza delle sue pretese, la pavida accondiscendenza ad esse della politica nazionale, ormai alle prese con un balletto triste sulle punte dei numeri risicati dell’attuale maggioranza di Governo, è diventata (diventata?) la Zavorra del Paese. E in tutto ciò, la nostra fragile economia, nonostante il contagio non abbia mai veramente preso piede al Sud, è stata sottoposta oltre il dovuto, e per un periodo di tempo non giustificabile, ad una chiusura che non ha avuto, e non ha, nessuna motivazione logica. Mettendo a rischio una ripartenza che può rivelarsi un dramma dai contorni economici e sociali imponderabili.

Non vogliamo poi sindacare quelle che a noi, a furia di sentirle, ci paiono da tanti decenni a questa parte le solite, ritrite e un po' confuse, banalità sui lombardi e sui milanesi… Lungi da noi contestare l’orgoglio delle tue origini, ma concedicelo: ormai, tali luoghi comuni ci suonano sempre più stonati, sempre meno adeguati a rappresentare la realtà, sempre più, diciamola tutta, molesti e insopportabili.

Poi, Roberto nostro, se è vero che "chi è fermo è finito", come hai affermato stentoreo nella tua intervista, e se è vero che, come dici tu, “il motto di Milano è ‘andiamo avanti’ ”, sin dai tempi del famoso “tiremm innnaz” di Amatore Scesia (un richiamo che, a proposito della tua città, ormai, più che una citazione, è un “riflesso pavloviano” cui neanche tu sai sottrarti), vorremmo chiederti allora perché l’Italia centro-meridionale, a cominciare dai territori in cui l’emergenza non è mai scoppiata, si sia dovuta fermare per aspettare la tua Milano e la tua Lombardia. Facci capire: solo Milano può andare avanti? Il “chi è fermo è finito" (peraltro, uno slogan non felicissimo, che ce ne ricorda uno molto simile pronunciato da qualcun altro in ben altri momenti storici..) ha senso solo per la Lombardia?

Infine, se, come dici tu, "nessun paese, nessuna città, nessuna regione italiana può vivere, se muore Milano", per favore: illustraci, con la sensibilità, la profondità d’analisi e l’onestà intellettuale che ti riconosciamo, quale sia il meccanismo secondo il quale Milano, invece, continua a prosperare da decenni, anche in tempi di crisi... mentre l’Italia a Sud del Rubicone va in malora e sempre più a fondo.… Spiegacelo tu, se puoi.

Perchè, se non puoi, forse dovremmo cominciare a spiegartelo noi.

*Referente Circolo M24A-ET “Marche”

Giancarlo Pugliese

Giancarlo Pugliese

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3 Comments

  1. aurelio
    Maggio 28, 2020 at 15:11
    Reply

    Concordo in toto con questa bellissima lettera aperta a Roberto Vecchioni di Giancarlo Pugliese, sono amico di Roberto e lo conosco bene, spesso ama enfatizzare,estremizzare,ma ama tutta l’Italia intera con le bellissime città,altro che paesoni.Non riesco a immaginare come l’abbia detto una simile banalità, diciamo “un lapsus freudiano”, in uno stile poco aulico e forbito,quando è il numero uno nell’intrecciare e ingarbugliare le parole con grande armonia. E’ stato poco felice,succede a tutti,avrebbe dovuto parlare anche della malasanità lombarda per come sia stata gestita la pandemia,delle zone non chiuse,di Bergamo, Cremona,Brescia,di Gallera, Fontana,gli imprenditori etc, etc… Ribadisco, conosco Roberto molto bene e so che ama l’Italia tutta intera, diciamo ob torto collo,che Ha fatto perdere all’ultimo minuto l’Inter con un clamoroso autogol… 🙂 Una città come Milano, pur essendo il motore ergonomico della cultura e dell’economia, da sola non va da nessuna parte,sarebbe una testa senza il corpo e i piedi delle isole Questa volta la testa ha perso la bussola della ragione per negligenza e incapacità e tiremm innanz,rischiava di bruciare l’Italia intera, con la peste del 1630 di memoria manzoniana, non più a Milano ma in un lazzaretto italico molto più ampio.Puoi avere la cultura,il benessere,l’economia, ma se non ti accorgi degli errori,non fai autocritica, non vai da nessuna parte. La speranza si costruisce partendo dalle cose che non vanno per poterle migliorare…So che Roberto spesso nei giudizi esagera,è il suo modus operandi di enfatizzare o meglio estremizzare. Mica lo fa in mala fede? E’ così e spesso è un eterno incompreso, quando rilascia interviste alla stampa…E’un uomo e come tutti i comuni mortali non è perfetto, errare umanum est e perseverare ci porta a delle incomprensioni a dei dubbi, per poter capire cosa volesse dire….Roberto ama tutta l’Italia intera, diciamo che nella sua esclusività,di Milano città ergonomica motore dell’economia,sia stata un’espressione poco felice…Tutto qua, mica va processato? Tutti esageriamo e qualche volta,anche spesso diciamo cazzate…Le persone pubbliche non vanno sempre osannate,quando non si condivide vanno criticate sempre nel dissenso della dialettica,ma con grande rispetto…:-) Aurelio Bellitti

    • Giancarlo Pugliese
      Maggio 28, 2020 at 15:28
      Reply

      Grazie per il tuo feedback Aurelio.Nessun intento da parte nostra di condannare alcuno:solo il desiderio di fare alcune considerazioni e aprire un dibattito sui temi sollevati da Roberto Vecchioni nell’intervista citata. Confidiamo che il cantautore, di rara sensibilità (lo abbiamo scritto),e che abbiamo contattato anche ai suoi indirizzi, sappia e voglia riflettere e dialogare con noi su questi argomenti.
      Continua a seguirci Aurelio.
      Un cordiale saluto.

  2. aurelio
    Maggio 28, 2020 at 18:48
    Reply

    Grazie Giancarlo, conosco molto bene Roberto e mi chiama fratello di idee e di sentimenti, puoi allegare anche la mia risposta,sono sicuro che risponderà e si spiegherà meglio…è un ottimo recettore e come un vecchio aedo assimila con grande umiltà…P.S. Puoi chiedermi l’amicizia se sei in facebook, amministro due gruppi…i giovani che non si arrendono, gruppo in difesa del bene comune e della legalità, con l’immagine di Giovanni Falcone e i caduti di tutte le mafie e “Roberto Vecchioni, analisi della parola e non solo…le parole non le portano le cicogne”…Complimenti per la lettera…Aurelio Bellitti.

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