LO SVILUPPO DA SUD CHE FA PAURA AL NORD

LO SVILUPPO DA SUD CHE FA PAURA AL NORD

LO SVILUPPO DA SUD CHE FA PAURA AL NORD

LO SVILUPPO DA SUD CHE FA PAURA AL NORD

di Paolo Mandoliti*

Iniziamo col dire che le ovvietà, naturalmente, non piacciono a chi non vuole cambiare l'ordine precostituito.
Ma se l'ordine precostituito è arrivato al punto di non ritorno perché, prima o poi (anche se dopo 160 anni) i nodi vengono al pettine, gli "irredentisti" del nord se ne devono pur fare una ragione e accettarla così com'è.
La pandemia ha scoperchiato una pentola che i diavoli (dai Savoia & co. in avanti, compresi i vari Giolitti, Mussolini, De Gasperi fino ad arrivare ai vari esponenti del partito unico del nord, ascari compresi) avevano organizzato per bene, oscurando di volta in volta le malefatte ai danni del mezzogiorno d'Italia: dal furto dei 3 principali fattori di produzione (terra, capitale e lavoro) subito dopo l'invasione di un regno pacifico, alle leggi pro-nord Giolittiane, agli accordi con i latifondisti per far sì che le camicie nere facessero votare il partito nazionale fascista, al furto degasperiano sul piano Marshall, destinato in quelle quantità all'Italia poiché il mezzogiorno aveva avuto i maggiori danni dalla guerra, ma dirottati per l'87% al nord (un poco come oggi si vorrebbe fare col Recovery Fund) e parzialmente risarcito con la Cassa per il Mezzogiorno (che, peraltro, quando si accorsero che investendo al mezzogiorno si ebbe il "miracolo economico" dell'Italia, e il reddito pro-capite cresceva di più al sud, l'affossarono), fino ad arrivare alle ignobili azioni del PUN (spesa storica, 840 miliardi spariti, sanità meridionale commissariata per portarla a condizioni da terzo mondo in maniera da favorire la sanità, specie privata, padana).
La pandemia ha contribuito a far emergere tutto ciò, e un punto fermo: lo sviluppo del paese non può più essere come prima.
Si deve ripartire con un nuovo modello di sviluppo che non è più "la locomotiva padana".
E più cresce questa consapevolezza, più gli irredentisti scalpitano e sparano cazzate di ogni tipo: come il Presidente ANCI Veneto che si è opposto all'assunzione di 2800 tecnici nel mezzogiorno, dimenticandosi di leggere i numeri: al mezzogiorno (dati della Ragioneria Generale dello Stato, non dell'Osservatorio di Cottarelli) mancano, rispetto al nord, oltre 20 mila dipendenti "funzioni locali"!
O come la bocconiana docente che boccia il southworking, auspicando perfino le gabbie salariali! Non si capacita che presto, mancando gli studenti mancherà il suo posto di lavoro.
Dimentica di analizzare come la sua Università, a costo zero (anzi, si strapaga per entrarvi) ruba un ragazzo ad un territorio su cui è stato ampiamente investito dalla famiglia oltre al costo sociale della perdita di "un cervello".
E se il nuovo modello di sviluppo da SUD portasse ad un miracolo economico territoriale (terrone, naturalmente)?
Quanti bravi medici tornerebbero? Quanti bravi tecnici tornerebbero? E la padania?
Se per una volta nella storia assisteremmo all'immigrazione dal nord, ce ne faremo una ragione, e a differenza loro, li accoglieremmo a braccia aperte.

*direttivo nazionale M24A-ET

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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