L’OPINIONE: “MIO FIGLIO NON LO MANDO IN UNA SCUOLA INSICURA”. CHIUDERE O NO TUTTE LE SCUOLE?

L’OPINIONE: “MIO FIGLIO NON LO MANDO IN UNA SCUOLA INSICURA”. CHIUDERE O NO TUTTE LE SCUOLE?

L’OPINIONE: “MIO FIGLIO NON LO MANDO IN UNA SCUOLA INSICURA”. CHIUDERE O NO TUTTE LE SCUOLE?

di Matteo Notarangelo*

Prima che la Città diventi un focolaio di contagio, si sospendano le attività scolastiche, soprattutto in questi mesi autunnali dove imperversa già l'influenza stagionale.

Perché non fermano le attività scolastiche in presenza?

Perché non interrompono il servizio di mensa scolastica?

Perché non si rinvia il prolungamento del tempo scuola?

L'ultimo Dpcm pare una contrattazione politica, più che una risposta all'emergenza sanitaria.

Il Governo, con questo provvedimento, ha accettato la volontà politica del M5s, che non vuole la sospensione delle attività scolastica per non screditare la gestione politica del ministero alla Pubblica Istruzione.

Lo stesso Governo ha legiferato che è vietata, anche a domicilio, la presenza di sei persone. E come si spiega la presenza di oltre 20 alunni nelle aule scolastiche?

Difendere la salute dei ragazzi, degli insegnanti e della comunità resta il diritto di ogni cittadino è uno dei modi è ricorrere alla disobbedienza civile.

"Mio figlio non lo lascio contagiare".

È questo il motto.

La disobbedienza civile, certo, non verrà "capita" da tutti, perciò, non è "rivolta" a tutti e non chiede la condivisione di tutti: basta la pratica di un solo genitore per dire no a chi mente e usa la vita di ognuno di noi.

Cerchiamo, pertanto, di scrivere alla parte sana della Città, a chi non segue la linea politica di partito o l'ipocrisia.

Scriviamo per il cittadino onesto e libero di poter riflettere, scrivere, parlare, agire.

Siamo dentro l'emergenza sanitaria.

Dobbiamo cercare di contenere i contagi.

Tra le tante realtà "pericolose" , quella più a rischio è la scuola.

Lì ci possono essere numerosi contagi, soprattutto in questo periodo di recrudescenza influenzale.

In caso di "sospetto" contagio, i ragazzi fanno il tampone e restano in quarantena a casa. La classe, invece, va in quarantena solo se un ragazzo o un insegnante risulti positivo.

La scuola, ovvio, è importante, ma non ci sono le condizioni sanitarie, igieniche e psicologiche per 'farla in presenza'.

L' applicazione dei protocolli anti covid?

Ci descrivono un mondo che non c'è e una mensa scolastica da grido.

I casi di Covid - 19 nelle aule scolastiche sono in aumento.

Ogni contagio è una via crucis tra scuola, famiglia, medici e Asl.

Nonostante le tante preoccupazioni igienico e sanitarie, i dirigenti scolastici hanno fatto "partire" il servizio mensa e l'orario prolungato.

Ci sono altre ragioni?

Il nuovo Dpcm di Conte prevede più didattica a distanza per gli studenti delle superiori e indica i modi per evitare assembramenti.

«…per contrastare la diffusione del contagio, previa comunicazione al Ministero dell’istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999 n. 275, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, che rimane complementare alla didattica in presenza, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9.00…».

Qual è la logica giuridica e perché i ragazzi delle scuole "dell'infanzia, elementari e medie" sono obbligati a fare scuola in presenza?

A costoro diciamo che la scuola non è intrattenimento, ma luogo di crescita.

In questo clima di terrore psicologico, si può crescere?

E chi sono quei genitori così responsabili da rischiare la salute dei figli e della comunità, pure conoscendo le reali intenzioni del Governo?

Gli sprovveduti chiedono:

"Dove vanno i ragazzi?".

Rispondiamo:

"A casa, per seguire le lezioni a distanza".

Ma vi chiedete perché è possibile la scuola a distanza per i ragazzi delle superiori e non per quelli delle scuole "medie" e "elementari"?

"Altro che scuola chiusa... - scrivono i docenti - oggi inizia la mensa e è già in corso il tempo scuola prolungato. Eppure, si continua a parlare di riduzione degli orari".

Ovvio.

C'è, comunque, chi continua a cantare l'importanza della scuola in presenza per la formazione dei ragazzi, ignorando che, in questo periodo, ci sono tanti rischi sanitari e un espresso uso politico del fare scuola in edifici e in aule scolastiche insicure.

Bravi, applausi.

Ma qualcuno potrebbe riferire a costoro che si sta vivendo un' emergenza sanitaria e il Covid non si ferma con le narrazioni di intellettuali e con le fiabe delle "belle anime"?

Il vero problema è che ognuno delega tutto alle "autorità", rinunciando all' evidente pericolo di contagio e chiudendo gli occhi di fronte alla virulenza pandemica in atto.

Noi non ci stiamo e proponiamo la disobbedienza civile.

"Mio figlio non lo mando in una scuola insicura".

*Sociologo counselor professionale

Michele Dipace

Michele Di Pace

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