MAFIA, FOGGIA NON SI PIEGA

MAFIA, FOGGIA NON SI PIEGA

MAFIA, FOGGIA NON SI PIEGA

di Marco D’Alessandro

Da qui si deve partire per sconfiggere questa immensa “montagna di merda” che è la mafia. I tristemente famosi 100 passi, sono in questi giorni molti di meno. La mafia sta facendo sentire la sua schifosa presenza in risposta a tutte le attività fatte finora dalla popolazione e dalle istituzioni. Ma noi non dobbiamo piegarci, non dobbiamo mollare, non dobbiamo arretrare di un millimetro, non dobbiamo lasciare loro nessuno spazio di manovra. In questa ottica bisogna mettere in campo una serie di misure, emergenziali per il primo periodo e strutturali in un’ottica di lungo periodo, che potremmo riassumere così di seguito:

  • Incremento delle forze dell’ordine;
  • Massiccio controllo del territorio ad opera di forze dell’ordine, interforze con l’esercito;
  • Riapertura del tribunale di Lucera, chiuso nel 2013 nell’ambito della scellerata riforma della “Geografia Giudiziaria” del Governo Monti. Il Tribunale di Foggia è classificato dal ministero come “Grande” in una tabella che vede tale qualifica solo per bacini di utenza da 450 mila al milione di abitanti (1), ma ha un organico che è molto sottodimensionato rispetto a tale condizione (si pensi che il tribunale di Bari che ha un carico di cause penali pari alla metà di quello foggiano ed ha però un numero di addetti doppio rispetto al tribunale di Foggia);
  • Messa in campo di programmi di antimafia sociale: una serie di attività culturali e sociali dal basso, rivolte alle famiglie, ma soprattutto ai giovani, che si devono affiancare all’intervento dall’alto della forze di polizia. Scriveva Borsellino: “Nella lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

La mafia prospera in terra di diseguaglianza. Il Mezzogiorno, terra in cui le persone sono messe a margine, offre le condizioni ideali per il proliferare di fenomeni criminosi e mafiosi. Privati dei nostri sacrosanti diritti di equità, privati di infrastrutture, privati del lavoro, costretti alla logica della benevolenza del politico di turno per ottenere parte di quello che non abbiamo, per via di quello che da anni il Nord ruba al Sud, ci allontaniamo dallo Stato e ci allontaniamo da un concetto bellissimo che è il “NOI” chiudendoci nella nostra individualità. Se la spesa pubblica fosse ripartita secondo il criterio di equità stabilito dai LEP, le genti del sud riuscirebbero a realizzare molto nell’azione di contrasto alla mafia: si sboccherebbe lavoro, si sbloccherebbero gli investimenti infrastrutturali, si inizierebbe a sentirsi parte di una nazione, Cittadini e non sudditi, si inizierebbe infine a sentirci Italiani, non lasciando spazio a null’altro se non alla legalità e allo Stato.

  • Fonte dei dati numerici dei tribunali: La Gazzetta del Mezzogiorno

 

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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