MEDICI DI FAMIGLIA: PER LA LEGA “NON SERVONO”

MEDICI DI FAMIGLIA: PER LA LEGA “NON SERVONO”

MEDICI DI FAMIGLIA: PER LA LEGA “NON SERVONO”

Commissione Sanità ET-M24A

Ambrogio Carpentieri, Elio de Lorenzis, Giuseppe (Josè) Galiero, Marcello Fulgione, Francesco Carbone, Antonio Marsiglia, Pippo Satriano

L’attività quotidiana del Medico di Medicina Generale è caratterizzata fondamentalmente da quattro aree di lavoro : PREVENZIONE - DISTURBI INDIFFERIBILI - CRONICITA' - FRAGILITA'/FINE VITA . Affinché si possa dare una risposta di prossimità nel Distretto o comunque a domicilio, la Medicina Generale e delle Cure primarie dovrebbe essere rivista sia da un punto di vista “organizzativo” che “culturale”.

Il quadro demografico è evoluto verso un progressivo invecchiamento della popolazione e verso l’aumento di situazioni di cronicità e fragilità. In particolare, molti assistiti sviluppano condizioni di vulnerabilità e difficoltà a mantenere l’omeostasi funzionale e l’autonomia a seguito di eventi acuti o cronico-degenerativi. Questa situazione genera un carico per i sistemi sanitari che necessita di risposte in approcci integrati al fine di migliorare l’utilizzo dei servizi e, soprattutto, gli esiti sugli assistiti in termini di qualità di vita, mantenimento dell’autonomia e, anche, di mortalità. E' evidente la necessità di potenziare la domiciliarità e in questo contesto ogni Regione ha agito per proprio conto.

Nel 2017 l’Eurispes rilevava per il Centro-Nord una spesa pro-capite aumentata a 15.297 euro, per il Sud una spesa pro-capite diminuita a 11.939 euro per una differenza che aumentava a 3358 euro e che moltiplicata per il numero di abitanti del Mezzogiorno ammonta a oltre 60 miliardi annui. Partendo da questi dati le Regioni affrontano cronicità e fragilità in modo non univoco. In generale se ne occupano i medici di famiglia e il Dipartimento di Cure domiciliari e palliative, praticamente assente in Campania, mentre per le Regioni più ricche, sono attive strutture intermedie come le Case della salute in Emilia-Romagna, i Centri di assistenza primaria in Piemonte e gli Ospedali di comunità in Veneto e Toscana. In questo contesto la Lombardia ha avuto purtroppo una involuzione del modello assistenziale (Creg) perchè la cronicità nel gennaio 2017 veniva esternalizzata ed appaltata ai cosiddetti Gestori ossia Ospedali pubblici o privati ed Enti privati no-profit o for-profit escludendo i medici di famiglia. Solo successivamente al flop sono corsi ai ripari dando la possibilità alle Cooperative di medicina generale di aderire al ruolo formale di gestori; infine, allorchè il 10% della popolazione aderiva a tale presa in carico, hanno ammesso a pieno titolo il Medico di medicina generale anche come operatore singolo.

D'altra parte lo stesso approccio al malato deve cambiare. Passare da un modello “bio-medico e di attesa” ad un modello “bio-psico-sociale e proattivo”. E' ormai assodato che la persona e i familiari al centro delle cure migliorano la percezione della salute nelle comunità e rendono indirettamente il lavoro professionale più semplice e corrisposto. Non si può solo parlare di fisiopatologia-diagnosi e terapia ma è necessario allargare la relazione di cura tenendo conto dei bisogni del paziente di tipo psicologico, economico, sociale, organico e stilare un piano di interventi sui vari aspetti accennati.

La professione del Medico di Famiglia deve essere al passo con i tempi all'interno di una gestione integrata del sistema sanitario e strutturata in mini-team per la presenza di un infermiere di comunità, segretario, operatore socio-sanitario e l'utilizzo di strumentazione di primo livello, anche mediante la telemedicina, come può essere l'elettrocardiogramma, lo spirometro, saturimetro, glucometro o principali esami ematochimici, ecografia o ecodoppler, retinoscopio, a seconda della versatilità dello stesso Mmg. I mini-team, a loro volta, confluiscono nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali, estese a gran parte della provincia, e attraverso il fascicolo sanitario elettronico interagiscono con il Distretto socio-sanitario e con Specialistica ambulatoriale e ospedaliera secondo ben definiti piani assistenziali personalizzati, sulla base della stratificazione del rischio.

 

 

Michele Dipace

Michele Di Pace

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