MOBILITA’ SANITARIA

MOBILITA’ SANITARIA

MOBILITA’ SANITARIA

LA MOBILITA’ SANITARIA DA SUD VERSO NORD, FORMA DI SFRUTTAMENTO ECONOMICO DEI MERIDIONALI

 

1°- Studio dei Fattori Primari.

Seguiranno : 2° - Studio dei Fattori Secondari, Criticità, Eccellenze; 3° - Correttivi, Proposte e Considerazioni finali.

*di Pasquale BISCARI

Il problema della Mobilità Sanitaria in Italia è da sempre l’emblema delle disuguaglianze regionali e del colonialismo economico imposti alle regioni del Meridione. Oggi si può dire che questa criticità sia diventata il primo paradigma responsabile dello squilibrio nella Struttura Sociologica della Sanità. Lo è in quanto ne mina la qualità sociale, la qualità organizzativa e la qualità erogata attraverso le prestazioni sanitarie.

Sia pure esistesse fin dal secolo scorso, la Mobilità Sanitaria ha manifestato tutta la sua criticità con la Riforma del Titolo V° della Costituzione (ottobre 2001) e con l’art 117 che afferma il Principio della Sussidiarietà Verticale; un criterio di ripartizione delle funzioni amministrative tra organi di governo, che inverte il riparto delle competenze e riconosce in capo alle Regioni il compito di legiferare in tema di Sanità.

La gestione della Salute viene di fatto affidata alle Regioni e il tutto con una marcata scelta federalista che lascia allo Stato Centrale la competenza sulle cosiddette “Leggi Quadro di Cornice”.

Allo Stato viene riconosciuta in modo esclusivo la competenza sui Livelli Essenziali dell’Assistenza (LEA) e delle Prestazioni Sanitarie (LEP), con livelli minimi al di sotto dei quali non è possibile andare; il tutto finalizzato a garantire l’uniformità delle prestazioni sull’intero territorio nazionale.

Da questo momento legislativo, le Regioni del Sud coi servizi sanitari già ai limiti dei minimi costituzionali, hanno subito tagli al personale ( numero chiuso a Medicina, mancato turnover degli operatori) e ai posti letto ospedalieri (rapporto posti letto per numero abitanti), ancora più consistenti di quelli operati in passato da ministri e governi disorganici.

La Fondazione Gimbe nella sua attività di monitoraggio indipendente delle emergenze globali ha accertato e documentato in circa 40 miliardi di euro i fondi sottratti alla Sanità del Sud e fatti affluire al Nord solo negli ultimi dieci anni.

In nome di una ingiustificata Spesa Storica, costantemente pretesa e applicata a favore della Sanità Privata e affaristica del Nord, si è creato un divario ipertrofico tra le Strutture Sanitarie. Un divario alimentato dallo spostamento di pazienti verso le Regioni del Nord a cui le Regioni del Mezzogiorno pagano, a un prezzo maggiorato, i DRG dei migranti della salute (circa 4,5 miliardi l’anno).

Si tratta di una criticità cronica che, nel tempo, ha generato un disparità sul territorio nazionale nel godimento del servizi sanitari da parte del cittadino utente. Una criticità nazionale perdurante che ha gravato e grava sui cittadini del Meridione che vedono sempre più ridotta la loro aspettativa di vita nei confronti dei cittadini del Settentrione.

Una disparità diventata ancora più manifesta oggi, a causa dell’attuale pandemia da Covid19, che ha evidenziato la gestione sanitaria fallimentare nelle Regioni del Nord.

Nonostante le maggiori entrate, queste, si sono trovate impreparate a reggere l’onda d’urto del virus per aver privilegiato una sanità imprenditoriale privata, di èlite, di liberismo spinto e di profitto, a una sanità pubblica di servizio per l’Emergenza - Pronto Soccorso e per le Terapie Intensive - Rianimatorie.

Quantunque penalizzato dalle risorse sottratte, dalle nequizie di sedicenti governatori di regione e dalle invettive di una stampa asservita, il Sud ha dimostrato di reggere molto meglio la virulenza del Covid19, ivi compresi i flussi di studenti e lavoratori fatti arrivare, a ondate, dalle regioni del Nord nella prima fase disordinata della pandemia.

Tutti questi fattori hanno avuto l’amara conseguenza di evidenziare maggiormente il fenomeno migratorio della salute denominato “della speranza”. I pazienti che migrano nelle strutture sanitarie del Settentrione per una presunta aspettativa di assistenza sanitaria qualificata, in realtà, si vedono ancora più utilizzati e sfruttati a fini di un mero guadagno economico barattato sulla loro pelle.

E non sono neppure da trascurare le ripercussioni che tale squilibrio esercita sulla economia sociale. Nell’ultimo rapporto Kelony si evidenzia come, il rischio di una crescente esasperazione causata dalla insufficiente soddisfazione delle popolazioni, possa portare a forme di rivolta senza precedenti.

In questo rapporto viene ipotizzata persino una sorta di “dittatura sanitaria” a cui potrebbe seguire una rivolta sociale con conseguenti interventi repressivi da parte di Stati autoritari. Destabilizzare, impaurire, terrorizzare è sempre servito a garantire la sicurezza delle oligarchie finanziarie e a conservare i loro privilegi a discapito delle fasce sociali deboli.

Se qualcosa di simile dovesse accadere, perderebbe del tutto i suoi effetti la legge quadro 328/ del 2000, nata per regolamentare l’Assistenza finalizzata agli interventi socio sanitari.

Non verrebbe più garantito un aiuto concreto alle persone non autosufficienti, ai minori, agli anziani e alle famiglie in difficoltà all’interno del loro nucleo familiare. Ancora più di queste ne soffrirebbero le strutture speciali come le RSA e gli altri Centri Assistenziali.

C’è da dire, inoltre, come nuove situazioni di precarietà e instabilità politica, neppure tante remote, porterebbero a veri disastri sociali ed economici qualora i mezzi della generosa Recovery Fund appena elargiti dall’Europa e mai visti prima di adesso, non andassero nella direzione giusta.

Bisogna augurarsi davvero che si metta fine alle egemonie ideologiche partitiche e si dia luogo a un impegno comune nello spendere subito e bene i tanti miliardi che arriveranno, sia pure con un certo ritardo.

Intanto restano e continuano a esistere i “cammini della speranza” che ogni anno costano alle Regioni del Sud l’esborso di oltre quattro miliardi di euro.

Sicuramente ci vorrà del tempo per fermare e invertire il cammino di queste migrazioni. Non sarà semplice correggere le disuguaglianze che hanno generato i migranti della salute e dirottarli verso le strutture del Sud dove, come vedremo nel prossimo studio, se ne contano tante di eccellenze sanitarie distribuite sul territorio.

Al fine di evitare malcontenti e insoddisfazioni nel tessuto sociale ed economico della Nazione diventa, dunque, necessario procedere con le riforme raccomandate anche dall’Europa e approntare un Piano di Spesa equo ed efficace che risollevi il Sud e vada incontro alle esigenze dei cittadini, degli indigenti, dei lavoratori cassa integrati, degli esercenti del terziario, del manifatturiero e dei piccoli e grandi imprenditori dei settori primari agricolo e industriale.

* Anestesista Rianimatore Commissione Sanità M24A ET.

 

Michele Dipace

Michele Di Pace

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