NON ERAVAMO FOLLI A CHIEDERE LA CHIUSURA DI LOMBARDIA E VENETO

NON ERAVAMO FOLLI A CHIEDERE LA CHIUSURA DI LOMBARDIA E VENETO

NON ERAVAMO FOLLI A CHIEDERE LA CHIUSURA DI LOMBARDIA E VENETO

di Paolo Mandoliti*

22 Febbraio 2020 – 6 Agosto 2020, dopo 5 mesi e mezzo abbiamo una certezza: non eravamo pazzi quando da subito abbiamo chiesto a gran voce la chiusura di Lombardia e Veneto (prevedendo come si sarebbero comportati i veri “decisori” che non è sicuramente – anche se ha le sue responsabilità – Giuseppe Conte, ma i vari Zingaretti, Zaia, Fontana, Sala, Gori e tutto il cucuzzaro del Partito Unico del Nord, compreso Bonomi (presidente di Confindustria) con la complicità dei grandi virologi che stavano più in tv nei vari talk show (ad iniziare da Massimo Galli) che in laboratorio a studiare il virus.

Dopo 5 mesi e mezzo sono stati de-secretati i verbali del Comitato Tecnico Scientifico, che ha collaborato con il Governo durante l’emergenza e che, nello specifico, in data 7 febbraio, inviava un verbale riservato al Ministro Speranza, con il quale si raccomandava di chiudere TOTALMENTE la Regione Lombardia, e le province Venete di Venezia, Padova e Treviso, quelle Piemontesi di Alessandria ed Asti, quelle marchigiane di Pesaro – Urbino e quelle Emiliane-Romagnole di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena.
Due giorni dopo, a sorpresa, il 9 marzo, si chiudeva tutta l’Italia, una decisione sicuramente drammatica che non trova giustificazione alcuna perché il 9 marzo su 8 mila casi scarsi, oltre 7 mila (sette/ottavi, l’87,5%) erano SOLO in quelle 5 regioni.

Il resto delle Regioni d’Italia al 9 marzo avevano un numero di casi inferiore a quelli giornalieri di questi tempi (quando è ormai tutto aperto). C’è un’evidente contraddizione. Oggi, con 200 casi in media giornalieri l’Italia intera è aperta, ieri con Regioni con casi inferiori a 10 (e, dobbiamo ricordarlo, tutti casi di “importazione” da quelle aree, a causa degli sciagurati esodi di massa – da parte di emigrati - dalle zone contagiate alle regioni di provenienza - ANCHE quelle Regioni dovevano subire la decisione del lockdown totale.

Chi ha influito in questa decisione, sebbene il Comitato Tecnico Scientifico raccomandava di chiudere totalmente solo alcune aree (e la Lombardia al completo)?
Abbiamo delle ipotesi: Fontana in primis che pretendeva che le altre Regioni si uniformassero alle decisioni che si sarebbero prese per la Lombardia. Poi, subito dopo, il potere economico di Confindustria, nella persona di Bonomi, suo presidente, che, naturalmente, difendeva SOLO le aziende del Nord (un lockdown parziale avrebbe comportato un blocco totale per le aziende del Nord a vantaggio di quelle delle altre aree del Paese – specialmente del Mezzogiorno - e questo Bonomi non lo poteva permettere). Ed ancora il presidente dell’Emilia-Romagna (che in Conferenza Stato Regioni ha stretto una strana alleanza con Fontana, Zaia e Cirio, appoggiato quindi da Toti, Zingaretti, Rossi e tutto il Partito Unico del Nord). Ed infine i Sindaci di Milano e Bergamo (Sala e Gori) che in maniera inopportuna si erano inventati gli hastag #MilanoNonSiFerma e #BergamoDaBere, quando i loro cittadini, purtroppo, morivano da soli e la situazione era chiarissima a tutti: chiudere col lucchetto la Lombardia e le altre province. Si sarebbero evitati i “contagi di ritorno” (3 esodi incontrollati nonostante i presidenti delle Regioni meridionali, a partire dalla Campania, dalla Puglia e dalla Calabria, avevano blindato le proprie regioni, cercando, inutilmente, con proprie ordinanze, di impedire quello che poi è accaduto), gli ospedali del Mezzogiorno avrebbero potuto aiutare quelli intasati della Lombardia (in Calabria ed in Sicilia cittadini di Bergamo sono stati salvati dal Covid 19), si sarebbe così evitato quell’altra follia di trasferire malati Covid 19 nelle case di riposo private, evitando l’eccidio di poveri vecchietti che fino a quel momento erano stati immuni dal Virus maledetto.

Purtroppo, però, oggi l’Italia non viaggia a rigor di logica, ma le decisioni vengono prese in base ad altri parametri, specialmente economici: non si poteva permettere assolutamente al Mezzogiorno di non seguire le Regioni padane nel crollo del PIL (il Fmi ha stimato quello italiano in generale al 12,7%, lo SVIMEZ quello del Sud all’8,7%). Non sarebbe stato opportuno, quindi, che la “locomotiva” padana (rifornita di soldi pubblici rubati al Mezzogiorno) in totale lockdown avesse chiuso con un MENO 20% e il Mezzogiorno aperto (seppur con alcune cautele, scrivono dal Comitato Tecnico Scientifico) invece con un segno POSITIVO! No. E’ inconcepibile per tutti gli appartenenti al PARTITO UNICO DEL NORD (dalla Lega al PD, passando da Forza Italia e Fratelli d’Italia) e stavolta il Presidente Conte non ha avuto il coraggio (?), circondato com’è da ministri iscritti al PUN (Boccia, De Micheli, Gualtieri, Speranza, ecc.) di seguire le indicazioni del Comitato da lui stesso nominato.

L’unica magra consolazione per noi, è quella di aver capito fin da subito quale fosse la situazione, e fin da subito abbiamo chiesto la chiusura TOTALE delle zone più colpite dalla pandemia, e non già, com’è accaduto poi, quella dell’Italia intera.

*direttivo nazionale M24A-ET

Michele Dipace

Michele Di Pace

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