NON SERVE AVERE UNIONE EUROPEA SENZA SOLIDARIETÀ ED EQUITÀ

NON SERVE AVERE UNIONE EUROPEA SENZA SOLIDARIETÀ ED EQUITÀ

NON SERVE AVERE UNIONE EUROPEA SENZA SOLIDARIETÀ ED EQUITÀ

Di Enzo Lionetti

Lo strapotere economico di alcuni paesi europei sta diventando indigesto ai tanti Stati che in questi giorni si sono affacciati sullo scenario europeo per ricevere forme di sostegno utili a porre rimedio alle necessità ed emergenze causate dal coronavirus. Il tam tam mediatico che da un mese a questa parte si è avviato, anche pompato ad arte da qualche politico che vuole raccattare voti speculando sulle disgrazie, è enorme e pervasivo. È arrivato il messaggio che quest'Unione Europea debba servire a fornire denari ai singoli Stati. Se l'Europea non aiuta con i denari, allora non merita di essere riconosciuta e quindi non conviene stare dentro.

Il messaggio asciutto e diretto arriva al cuore delle popolazioni europee. Come una spada che trafigge una costola, con una lama affilata che chirurgicamente taglia i legamenti ad uno ad uno, per sfilacciare e per sciogliere, staccando pezzo dopo pezzo l'organo. L'Europa delle banche, l'Europa della finanza, l'Europa dell'egoismo economico, viene fuori distrutta, mettendo a rischio l'idea stessa di Unione e le forti motivazioni che ne sono alla base.

Andare ad urlare contro i tedeschi piuttosto che gli olandesi o gli svedesi non sortisce nessun effetto. Questi Stati hanno una mentalità legata ad una scuola di pensiero liberista, poco incline alla concezione di Stato Sociale, incuranti delle esigenze di Solidarietà ed Equità delle popolazioni, attanagliate come sono le loro politiche nazionali da principi di efficienza ed utilitarismo. Errore. È un grande errore pensare questo della Germania, grande Stato nel cuore dell'Europa. Grande Stato che comunque gioca un ruolo strategico enorme per la sua storia, tradizione, cultura, non solo in Europa. La Germania è stata campione negli ultimi anni per aver realizzato due interventi di enorme portata. La riunificazione della Germania dell'Est e il salvataggio di Deutsche Bank.

Sono due esempi straordinari ed ineguagliabili di Solidarietà ed Equità, che hanno cambiato le sorti ed il futuro della Germania e dell'intera Europa. Dettati dal cuore e dagli interessi, ma soprattutto dettati da una profonda riflessione sulla necessità di apprestare interventi urgenti e mirati per riequilibrare parametri fondamentali macroeconomici in Germania, come il PIL, la distribuzione del reddito, la distribuzione territoriale delle imprese, la capitalizzazione del sistema bancario, e via dicendo.

La lungimiranza di statisti tedeschi nei momenti più bui per la Repubblica teutonica è stata encomiabile. Mettiamo da parte l'insegnamento della scuola neoliberista, monetarista, ordoliberista per fondare il nostro modo d'agire su basi completamente diverse, ovvero di tipo Keynesiano, di stampo sociale. Questo cambio d'impostazione ha permesso a milioni di persone di salvare la propria esistenza, di riscattare la propria vita, umiliata da un bieco comunismo e aggredita al collo dal più bieco capitalismo. La riunificazione della Germania dell'Est ha dimostrato come il Comunismo ha fallito. Il salvataggio di Deutsche Bank ha dimostrato come il capitalismo finanziario ha fallito.

Quello che si chiede alla Germania è oggi avere il coraggio di fare scelte lungimiranti, sulla scia dei principi di Solidarietà ed Equità. Il mero e, pur nella sua complessità, puerile e meschino gioco ultracapitalista di alcune famiglie e gruppi finanziari europei e mondiali che hanno preso il sopravvento nel determinare i destini delle popolazioni europee, che indubbiamente rappresentano interessi legittimi, nel solco di una tradizione liberale improntata ad una essenza giuridica e normativa dell'agire umano, non possono però  proseguire indisturbate celandosi dietro regole stupide ed inique. Più queste regole saranno diffuse, più diventeranno labili nella difesa di un progetto di aggregazione necessario ed ineludibile. Pena la perdita dell'intero disegno e la ricomparsa di ancor più egoismi che porterebbero ad instabilità e vulnerabilità del sistema finanziario.

L'Europa non merita l'abbandono dei gruppi finanziari.  Ma allo stesso tempo l'Europa non merita l'abbandono di centinaia di milioni di persone in nome di un rigorismo e di tutela di parametri finanziari e macroeconomici.

Non contano adesso. Adesso contano centinaia di milioni di persone. Informate, acculturate, inclini ad accettare le regole del consumismo, ma oggi bisognose di un supporto. Cara Germania, insieme all'Italia, alla Francia, alla Spagna, rappresentiamo il cuore dell'Europa. La Storia insegna che agire con i principi della Solidarietà e dell'Equità ripaga sempre ed è l'unico modo per far riconoscere ed attuare il principio di sovranità popolare.

In Italia il principio di Equità sancito in Costituzione all'art. 3 e altri, ha fatto scuola per gli altri Stati europei e del mondo. Riportiamo al centro della nostra agenda tali principi. Il sovranismo monetario nazionalista non è più possibile, non è auspicabile, ma riponiamo le basi della struttura della politica monetaria e degli accordi sui fallimenti e salvataggi bancari, ristrutturiamo gli stock finanziari nell'ottica di una politica espansiva, con il controllo dei fondamentali parametri d'inflazione e deficit. Che proprio da una nuova politica monetaria europea di tipo espansivo possono essere salvaguardati.

Ci siamo, è ora di grandi decisioni ed occorre che il senso di responsabilità pervada gli attuali policy maker, che non devono rincorrere chimere o interessi parziali di qualcuno piuttosto di qualcun'altro. Sono interessi di centinaia di milioni di persone. Solo con la Solidarietà e l'Equità possiamo stare insieme e possiamo andare avanti.

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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