NON SOLO FELTRI: IL NORD SI ARROCCA, ANCHE NEL SISTEMA DEI MEDIA. E REPUBBLICA SCIOPERA

NON SOLO FELTRI: IL NORD SI ARROCCA, ANCHE NEL SISTEMA DEI MEDIA. E REPUBBLICA SCIOPERA

NON SOLO FELTRI: IL NORD SI ARROCCA, ANCHE NEL SISTEMA DEI MEDIA. E REPUBBLICA SCIOPERA

di Giancarlo Pugliese*

No. Decisamente non è un buon momento per l’informazione italiana. Il caso-Feltri? Non è quello il punto. C’è uno strano fenomeno che sta avvenendo nei media italiani. In un momento del tutto inedito nella storia repubblicana, con un Paese alle prese con un’emergenza sanitaria senza precedenti dai tempi della Spagnola, da più parti si stanno osservando, con sempre maggiore frequenza e virulenza, quotidiani attacchi verso il Sud. Nei modi più subdoli , non di rado con plateale sprezzo del ridicolo. E non solo su Tele-Lega, meglio nota come Rete4, ma anche sul Servizio Pubblico. Ce n’è abbastanza per interrogarsi profondamente sulle ragioni di tutto questo.

Ma intanto, mentre l'Italia sta, forse per la prima volta, seriamente pensando di boicottare Vittorio Feltri, proprio ieri il suo figliolo Mattia Feltri ha assunto il ruolo di nuovo direttore del seguito Huffington Post, al posto di Lucia Annunziata, dimessasi al momento del passaggio di proprietà in Gedi. Per carità, mai sia detto che le “colpe” dei padri debbano ricadere sui figli. Ma siamo sicuri che quelle siano considerare “colpe”?

A questo proposito, in un silenzio che non promette nulla di buono, il mondo dell’informazione è interessato da cambiamenti che invece meriterebbero le maggiori attenzioni del pubblico. Si sta infatti delineando una pericolosa concentrazione di potere nei media italiani. L’Huffington Post fa parte del Gruppo Gedi, nato nel 2016 dalla fusione tra il Gruppo Espresso-Repubblica (controllato dai De Benedetti) e la Italiana Editrice (vicina alla famiglia Agnelli) facente capo alla Stampa e a numerose testate locali. Pochi giorni fa, dopo un lungo iter, il controllo della maggioranza delle azioni del Gruppo è passato di mano dai De Benedetti agli Agnelli, ramo Elkann.

I risultati si notano subito: Verdelli, direttore di Repubblica, viene defenestrato dopo poco più di un anno dal suo subentro a Mario Calabresi, e proprio nel giorno in cui "scadevano" le minacce di morte ricevute, che ne avevano imposto la protezione sotto scorta. Gli subentra l'ex direttore della Stampa, Maurizio Molinari.

Non a caso, ieri, venerdì 24 Aprile, vigilia della Liberazione, la Repubblica non è uscita. Peraltro, nel giorno più importante della settimana, quello di edizione del seguìto inserto "Il Venerdì". Un fatto più unico che raro nella oltre quarantennale storia della testata.  Il Comitato dei giornalisti del quotidiano, nel comunicato emesso ieri, non fa molti giri di parole:  “la Redazione non può non rilevare come la scelta dell’editore cada in un momento mai visto prima per il Paese e per tutto il pianeta, aggrediti da una pandemia che sta seminando dolore e morte e sta chiamando tutti noi a uno sforzo straordinario. E proprio nel giorno indicato come data della morte del direttore Verdelli dagli anonimi che ormai da mesi lo minacciano, tanto da spingere il Viminale ad assegnargli una scorta. Una tempistica quanto meno imbarazzante.”

Sullo sfondo, una chiara preoccupazione in merito non solo a eventuali “piani di ristrutturazione aziendale”, ma anche alle garanzie di indipendenza del giornale.

Un allarme cui anche noi del Movimento 24 Agosto riteniamo sia opportuno tenere puntati i fari. Allo stesso modo in cui, tornando alla premessa, non ci sfugge un malcelato tentativo, che è ormai ben più di un’ipotesi: quello di deviare l’attenzione da problemi e responsabilità evidenziate dalle regioni del Nord nella gestione della pandemia. Evidenze gravi, gravissime. Rese impossibili da eludere dalla drammatica impietosità dei numeri. E che, fra inchieste della Magistratura e gli appelli, sempre più condivisi, a commissariare la sanità lombarda, potrebbero arrecare gravi danni ai referenti politici del potere nord-centrico, pregiudicandone la tenuta. Il punto, dunque, non è il Feltri che accetta di farsi mandare consapevolmente allo sbaraglio per svolgere una parte, con fin troppa solerzia, in questo giochino banale e terra-terra. Il punto è un altro. La percezione è che, in un momento come questo, il sistema mediatico "filonordico" si stia  arroccando pericolosamente. Con grande dispendio di uomini e mezzi. E questo ci preoccupa non poco.

*Circolo M24A-ET “Marche”

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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