PERCHÉ NELLE CITTÀ DEL SUD NON C’È LEGALITÀ?

PERCHÉ NELLE CITTÀ DEL SUD NON C’È LEGALITÀ?

PERCHÉ NELLE CITTÀ DEL SUD NON C’È LEGALITÀ?

 

di Matteo Notarangelo* 

Le città del Mezzogiorno d’Italia non sono democratiche e il potere degli uomini di governo locale è incontrollato. L'abuso di tanto potere trova le sue ragioni in una mancata vera riforma della pubblica amministrazione e nell'antico "patto di sudditanza" della classe politica del Sud a quella del Nord.

L’accentramento del potere in una sola persona, o in poche persone, è un residuo dell’ancien regime, dell’antichità, dell’ uomo rozzo, primitivo, adatto al dominio di popolazioni colonizzate. E il Mezzogiorno d'Italia è colonizzato dal lontano 1861. Diciamolo in modo chiaro: la gestione del potere nel Sud Italia è, ancora oggi, un'offesa alla civiltà giuridica e alla dignità dell'uomo: il pensiero spezzato della libertà individuale e collettiva.

A rafforzare il potere assoluto, arcaico dei “signori” delle città di oggi, sono   le pratiche politico-amministrative di dubbia legalità, i silenzi delle popolazioni, il lasciar fare degli organi di controllo e la disfunzione della classe dirigente locale, ancora troppo legata all'indegno "particolare" personale, familiare e a un patto di sudditanza ai gruppi ministeriali del Nord. È in questo antico "patto" coloniale che trova origine l'uso privato della legalità e il possesso delle istituzioni, da parte della classe politica del Sud.

Nelle comunità, questi residui feudali sono onnipresenti, imperanti, minacciosi, vecchie strutture di potere e di controllo della vita quotidiana di tanti inermi cittadini, che condizionano la vita dei "sudditi" dalla culla alla tomba.

Questi anacronistici organismi di potere bloccano la vita civile di tante persone, sfilacciano le comunità, rodono la poca credibilità giuridica e gettano le popolazioni nel disordine e nel deserto sociale ed economico. La civiltà giuridica, ormai, abita i cimiteri, territori della illegalità. Quella politica, invece, svilita da un voto condizionato, svuotato da ogni significato e posseduto da "uomini" piazzati in tutti gli snodi della vita di tutti i giorni. Un voto, insomma, che trucca i responsi elettorali e che in tanti rifiutano.

I cittadini delle città del Mezzogiorno d’Italia  hanno l’impressione di vivere in un tempo lontano, appiccicati  ad avanzi feudali,  con ombre pericolose che emergono dal passato.

Le ombre oppressive, totalitarie e minacciose sono annidate nelle istituzioni, generano  discordie civili e aumentano "lo strapotere dei cacicchi meridionali".

Emanuele Felice, responsabile economico del PD, lo dice in modo sfrontato: "Al Sud è degradato anche il discorso pubblico". L'arretratezza del Sud (il familismo, la criminalità, il mal funzionamento delle istituzioni locali, i continui scippi economici del Nord a danno del Sud) ha i suoi autori politici e le responsabilità, molto gravi, sono ciò che produce la sua classe dirigente e i cittadini che la sostengono.

Quale classe dirigente? Quale forza politica ha controllato e controlla le istituzioni locali?

A stravolgere la quiete nelle avvilite città, non sono uomini e donne che abitano “la Corte dei Miracoli”, straccioni e farabutti di periferia, ma gente "normale", legata ai partiti nazionali, che invoca il civile  percorso tracciato dal diritto, per vestire di legalità i loro desideri.

La "modernizzazione passiva" del Sud non viene da forze politiche identitarie, ma da "uomini nuovi", da sindaci e da assessori, senza alcuna cultura politica.

Sono loro i membri di una nuova specie di “politici”, ossequiosa al potere statuale e irriguardosa del diritto umano degli indifesi.

Alla strana classe dirigente imperante, il clima del disinteresse storico-politico dei cittadini gli è favorevole. Lo strano e apatico clima comunitario ha creato  l’ambiente ideale per impedire la maturazione di forze sociali.

Nelle contrade del Mezzogiorno, è difficile incontrate gente capace di rompere il compromesso istituzionale tra i rappresentanti  degli enti locali, i ceti contrapposti di una vecchia e rozza classe politica meridionale e nazionale e i dirigenti e i funzionari inamovibili e padroni dei comuni, spesso artefici della magia di rendere legale ciò che è illegale. Qualità, queste, che li rendono affidabili e ottimi dipendenti pubblici.

Queste ragnatele politiche si rafforzano con le machiavelliche e gattopardesche "riforme della pubblica amministrazione", sempre più feroci e irrispettose dei diritti dei cittadini e sempre più permissive per i fedelissimi impiegati.

Il tempo storico non ha avuto la forza di modificare le incatenate alleanze di potere delle ingorda classe politica, sopravvissuta a ogni esperienza innovativa.

In questi ambienti sociali, i lunghi silenzi delle popolazioni hanno consentito l’egemonia esistenziale di clan “politici” senza ideali, che scorrazzano nelle città, ostentando i simboli del potere pubblico.

Nell'aspra terra del Mezzogiorno d'Italia, in queste condizioni sociopolitiche resistono e primeggiano in voti e incarichi pubblici gli sfaccendati organizzati, che controllano gli eletti e gli elettori.

I nuovi "vice re" vivono indisturbati in città spogliate di legalità, assediate da una spiegabile decrescita economica e demografica.

Nei palazzi di governo, pare di rivedere i vecchi "galantuomini", che fanno incetta di posti pubblici.

Gli eredi di quella razza di usurpatori di terre pubbliche e di diritti legittimi irridono i giovani ragazzi per i loro lungo periodo di studio, ritenuti ingenui e illusi, credenti che la scuola possa essere ancora ascensore sociale.

Quando mai!

È un "nuovo" Medioevo, con tante città infeudate.

Non c'è il nuovo Sud, ma un vecchio Sud che ritorna. Un Sud che rivive emozioni di paura, emergenti dai vissuti di silenzio e di neolaurismo.

Un Sud ceduto alla malapolitica che impedisce i lunghi tentativi di rinnovamento delle comunità, sottomesse all’arbitrio e cedute alla spigolosa legalità, parlata e propagandata di facciata.

E’ noto, molti territori del Mezzogiorno sono ceduti all’antipolitica e si fa fatica a credere all'indifferenza dello Stato storico. Nel Sud, si vive una nuova stagione di riflusso politico civile: una vera conversione di tanti cittadini, convinti dell’inutilità di un ulteriore impegno politico e civile.

Il rito elettorale non è la giornata del voto libero e democratico, bensì  il momento di vassallaggio per chiedere, per far conoscere il bisogno al proprio signore.

Questa conversione mostra la struttura dispotica degli enti locali, chiusa ai diritti dei propri cittadini.

Il disinteresse civico e la paura di manifestare la propria opinione fa vivere, nel Mezzogiorno d’Italia, l’assenza del diritto dello Stato storico.

La vita pubblica rischia di diventare la pantomima della legalità.

Nella vita dei cittadini, tutto passa attraverso la "concessione" , i "favori" , il "ben volere" di una primitiva “classe dirigente”. Queste pratiche di vita quotidiana spiegano i perché dell’immobilità politico-economica delle città meridionali.

Coloro che si pavoneggiano nei palazzi di governo sono il simbolo del fallimento politico, economico meridionale e, spesso, i fautori di agiti chiacchierati, relitti politici di un fallimento degenerativo, che non può e non deve continuare.

Sono queste elites il simbolo dei tanti fallimenti del Mezzogiorno d’Italia. Sono questi neo "galantuomini" i padroni delle città e del Sud. Sono sempre loro i simboli e gli scudi della legalità. Sono loro lo Stato e l'anti Stato.

Il riscatto del Sud non può esserci se i cittadini del Mezzogiorno non si svegliano dal loro torpore per comprendere la loro condizione esistenziale e quella della loro terra.

Tanto sarà possibile solo se ogni cittadino si riprende il suo diritto alla parola, rinunciando alla condizione di colonizzato mentale.

Su queste macerie politiche e civili inizia a camminare un nuovo soggetto politico: il Movimento24agostoEquità Territoriale. Ma il Movimento si  pone un grande compito storico, cercare di fermare i tanti disastri provocati dai partiti ministeriali del Sud, sostenuti dal partito unico del Nord. Chissà se nel Mezzogiorno d'Italia è in corso una battaglia di civiltà, una lunga battaglia che si combatte  casa per casa, città per città, regione per regione, nella speranza di dare dignità umana alle persone del Sud, ma anche del Nord?

*Sociologo e counselor professionale

 

 

 

 

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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