PIU' RISORSE AL SUD? I DUBBI DEL SEN. MERIDIONALE DARIO STEFÀNO: "LI SPENDE MALE"

PIU' RISORSE AL SUD? I DUBBI DEL SEN. MERIDIONALE DARIO STEFÀNO: "LI SPENDE MALE"

PIU’ RISORSE AL SUD? I DUBBI DEL SEN. MERIDIONALE DARIO STEFÀNO: “LI SPENDE MALE”

 

Entro la giornata di oggi verrà presentata al Senato la relazione formulata dalla Commissione politiche europee per le modifiche da apportare alla prima versione del Piano di Resilienza formulato dal precedente governo Conte.

La commissione è presieduta dal senatore salentino Dario Stefàno che il 26 marzo scorso ha tenuto un incontro in videoconferenza con il presidente e il direttore della Confcommercio di Taranto.
Siamo rimasti sconcertati dall'impianto complessivo del discorso fatto dal Senatore meridionale, che ha ripetuto la solita litania basata sul dogma del Sud che riceve già tante risorse (falso poichè a dire il vero sulla carta sono sempre state tante, tantissime risorse, ma nei fatti la metà di quanto spettano al Sud), del Sud che non sa spenderle, del Sud che potrebbe non essere all'altezza nel presentare progetti in tempo utile.

Il nocciolo del problema, però, è stato sapientemente eluso dal senatore diversamente da come invece ha saputo fare il Presidente di Confcommercio Taranto, dott. Leonardo Giangrande, che ha messo direttamente il dito nella piaga: le amministrazioni del Sud sono quotidianamente zavorrate da una serie di problematiche strutturali, di sistema, e questo sistema è il frutto di determinate decisioni politiche nazionali che mai si è voluto affrontare e risolvere veramente.

Aggiungiamo noi che queste zavorre sono state create apposta proprio perché il Sud non debba essere in grado di intraprendere in modo autonomo ma debba invece essere sempre messo nelle condizioni dichiedere, di essere 'assistito' , commissariato, e laddove non sia possibile utilizzare i fondi europei per presunte incapacità meridionali sarà sempre possibile convincere l'opinione pubblica che, a fronte del rischio di perderli, è sempre meglio spenderli altrove e per altri motivi, dirottandoli ovviamente sempre verso una parte. Un trucchetto narrativo ormai risaputo, che sempre più osservatori mettono in evidenza ma che tanti politici meridionali (organici ai rispettivi partiti nazionali) continuano a riproporre nei dibattiti politici.

Ancora più grave se a non aver rimosso queste zavorre è un politico meridionale presidente della Commissione politiche europee.

L'impianto del Recovery Fund si sapeva già da un anno, già si conoscevano i 3 parametri di calcolo nella distribuzione delle risorse ed il nostro Movimento lo ha detto fin da subito. Ma la politica nazionale, supportata dai rispettivi politici meridionali collaborazionisti, ha sempre snobbato, salvo poi essere costretta a parlarne in seguito alla nostra azione di sensibilizzazione che ha convinto i presidenti di regioni del Sud a fare fronte comune nel chiedere rispetto per i propri territori e che ha portato alla incredibile e meravigliosa macchina da guerra degli oltre 600 Sindaci meridionali che hanno aderito fino ad ora al nostro appello.

Si sapeva già da un anno che l'Europa finanzia progetti che "devono essere realizzati, spesi e rendicontati entro il 2026" . Ed allora chiediamo al Senatore, visto che ha più volte rimarcato queste condizionalità e ha anche affermato che "per riuscire a spendere bene queste risorse occorre irrobustire le amministrazioni dello Stato, che nel Sud trova particolare rilievo", cosa ha fatto per rimuovere quegli ostacoli strutturali, di sistema, per mettere le amministrazioni del Sud nelle condizioni di spendere bene e rendicontare in tempo utile ? Oppure pensa di cavarsela con un laconico "ce la faremo ? Non lo so, è una bella sfida".

Il passaggio sui meridionalisti è stato però veramente esilarante:

"ho sentito tanti interventi in questi giorni, siamo un po' tutti quanti dentro una sorta di lavatrice delle chat dove si affollano tutti i meridionalisti che fanno bene a pretendere dallo Stato che il Mezzogiorno abbia il suo rilievo" ma ..
"ma il tema è come fare a pianificare e spendere in tempo utile secondo i tempi previsti dal PNRR"..

"Qui c'è stata tutta una discussione infinita sulla clausola del 34%, che noi abbiamo voluto nella precedente legislatura, che prevede che i soldi che lo Stato destina in infrastrutture vadano per almeno il 34% alle regioni del Sud secondo il criterio della popolazione residente".. "QUALCHE MERIDIONALISTA ci dice: attenzione, il 34% non è sufficiente perché se l'Europa ha dato all'Italia il 25% degli 800 miliardi è perché l'Italia ha le maggiori criticità specialmente nel Mezzogiorno. Quali sono questi criteri ? Popolazione, PIL, disoccupazione, con questi 3 criteri è evidente che le regioni del Mezzogiorno hanno trainato gli indici dell'Italia facendoli ottenere quelle risorse. Quindi c'è tutto un dibattito di meridionalisti, spesso trovo tra questi meridionalisti gente che ha fatto politica per 40 anni che non ci ha mai portato a nulla di concreto però oggi sono diventati TUTTI FILOSOFI del fare presto e bene" .
Ovviamente, caro senatore, lei continua a parlare di "qualche meridionalista" pur sapendo che non è affatto così, perché la marea di consensi alla nostra azione, malgrado la censura sui media nazionali, è evidente e sotto gli occhi di tutti e non si tratta soltanto di "meridionalisti", ma di una moltitudine trasversale di soggetti che non ci sta più a subire altri soprusi, altre azioni che tendono a consolidare o a creare vecchi e nuovi privilegi territoriali nordcentrici.

E, malgrado lei abbia dimostrato di sapere benissimo il discorso dei 3 criteri di distribuzione delle risorse del Recovery Fund (che porterebbero ad una percentuale che va dal 65% al 70% come dicono ormai tantissimi commentatori, alcuni presidenti di regione, rappresentanti locali di importanti associazioni, docenti universitari ed economisti, oltre 600 Sindaci e quindi non soltanto "qualche meridionalista"), malgrado questo il senatore insiste nel fare dei calcoli basandosi sul 34%. Poi, in una specie di tentativo di opera di convincimento della platea, il senatore ripropone anche lui una specie di gigantesco calderone dove inserire i fondi strutturali europei e quelli di sviluppo e coesione (misure che non c'entrano con il discorso sul Recovery Fund), come una sorta di compensazione consolatoria per il Sud. Risorse "che spetteranno al Mezzogiorno da qui al 2027: dall'ammontare delle risorse a fondo perduto del NEXT GENERATION UE, se anche fosse il 34% noi avremmo circa 23 miliardi, se invece come dicono i meridionalisti pretendessimo CHE LA STESSA REGOLA FATTA DALL'EUROPA VALESSE ANCHE NELLA RIPARTIZIONE REGIONALE, e quindi dovessimo avere il 65% allora arriveremmo a 45 miliardi.. MA IO MI FERMO AL 34%.." !!

E perché mai si dovrebbe fermare al 34% - caro senatore - provocando così un altro danno per le regioni del Sud di almeno 22 miliardi di euro ? E cosa ha da dire, in qualità di presidente della commissione politiche europee nonché parlamentare meridionale, in merito alle innumerevoli volte in cui la stessa Europa ha richiamato l'Italia per i mancati investimenti nel Mezzogiorno, minacciando di non inviare più risorse se queste dovessero continuare ad essere sostitutive di mancati e dovuti investimenti nazionali nelle aree del Sud dove mancano adeguate infrastrutture ?

"Ce la faremo ? Non lo so, è una bella sfida" dice il senatore..
Ce la faremo ? Neanche noi lo sappiamo caro senatore (anche se con questi presupposti sarà molto molto difficile). Ma sulla "bella sfida" ci permettiamo di dire invece che è una bella sfiga avere politici meridionali che ancora portano avanti simili ragionamenti politici.

https://www.facebook.com/confcommercio.taranto/videos/4140016779342502/

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Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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